Gli investitori di Wall Street hanno tirato un sospiro di sollievo dopo la chiusura di tutti i maggiori indici azionari americani, con Dow Jones che ha raggiunto il suo massimo storico. Non hanno pesato soltanto i dati relativi alla crescita dell’industria americana che rispettato i valori attesi, assestandosi ad un +3,1% (fonte Agi), ma anche le notizie confortanti in arrivo da Pechino, con una distensione dei rapporti commerciali tra Cina e Stati Uniti. L’impatto è stato sentito anche dai principali indici europei, che hanno così chiuso la seduta in rialzo (compresa la borsa italiana di Milano, +1,4%).

La smussate tensioni tra i due colossi mondiali incoraggia i mercati che possono sperare in questo modo in una ripresa dei consumi e delle produzioni per il 2020. Dopo un anno passato nell’incertezza, gli investitori sembrano essersi nuovamente lanciati sul mercato azionario. Euforia iniziale a parte, rimane da stabilire il valore reale che porta con sé la distensione dei rapporti tra Washington e Pechino, tra dubbi, proclami ed incertezze.

I dati sull’export cinese

Nell’ultimo anno, Donald Trump ha portato a casa oltre 350 miliardi di dollari grazie ai dazi imposti alla Cina. Mentre però si è disincentivato l’acquisto di prodotti stranieri provenienti dall’Asia, dall’altra si è diminuito il potere d’acquisto delle famiglie, obbligate a scegliere prodotti dai prezzi più alti; ottimo risultato per le casse federali, ma pessima manovra per l’incentivo ai consumi che ha così danneggiato l’intera filiera produttiva americana dei beni di prima necessità.

La prospettiva di imporre i dazi verso Pechino era nata dal bisogno di incentivare le produzioni americane, obiettivo come visto solo parzialmente raggiunto. Con un mercato del lavoro dai prezzi più contenuti e minori regolamenti ambientali, competere con la Cina era un’impresa impossibile per le società americane. Un primo segnale venne dato con il ritiro degli Stati Uniti dagli accordi ambientali internazionali, proprio per contestare i vantaggi produttivi che a causa del trattato otteneva il colosso asiatico. Dopo aver però mostrato al mondo i muscoli ed aver aiutato il comparto manifatturiero americano, adesso è giunto il momento di concentrarsi sui settori che hanno riscontrato le maggiori difficoltà.

E i dati (incerti) sull’import

Per giungere alla tregua commerciale, Pechino si è impegnata a raddoppiare le forniture alimentari dagli Stati Uniti, passando dalla cifra di 24 miliardi di dollari ai pattuiti 40. Come già espresso però dagli organi di categoria americani, la cifra è molto dubbia e rischia di creare incertezza nel mercato agricolo statunitense. Qualora la Cina non si attenesse agli accordi, non basterebbe una nuova implementazione dei dazi per salvare il comparto primario degli Usa, che rimarrebbe danneggiato dalla svalutazione delle merci e dai mancati incassi delle vendite. Un grosso punto interrogativo che infatti non ha spinto i colossi dell’alimentare americani nella giornata di venerdì.

Tra l’atteso ed il reale c’è di mezzo un’Oceano dalle dimensioni maggiori di quello che geograficamente separa i due Paesi. Medesimo rapporto che si può riscontrare nel reale apporto positivo che si è riversato sui mercati finanziari rispetto a quello che si attende per l’economia reale degli Stati Uniti. Mentre nel mondo finanziario il verbo assume la più alta rilevanza, nel mondo economico contano soltanto due elementi:i fatti ed i dati. Per quelli, però, bisognerà attendere la fine del 2020.

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