I Brics vogliono fare il grande passo: creare una valuta unica che possa mettere insieme le loro economie e proteggere da ritorsioni economiche come nel caso delle sanzioni imposte alla Russia. Per farlo, le cinque economie ex-emergenti hanno chiesto il parere tecnico della banca appositamente creata dal loro blocco per capire meglio come potrebbe funzionare la circolazione della loro moneta unica. L’obiettivo del gruppo resta quello di sempre: cercare di contare sempre più a livello economico e politico, per un agglomerato di nazioni che rappresentano il 42% della popolazione del Pianeta, il 23% del Pil mondiale e un quinto del commercio internazionale.
La de-dollarizzazione e il futuro dei Brics
A dare sostanza ai rumors che si inseguono fino dallo scoppio della crisi ucraina è un quotidiano sudafricano, il Daily Maverick, che nell’edizione del 2 giugno racconta della riunione dei cinque Ministri degli Esteri Brics, riunitisi giovedì scorso a Città del Capo. Oggetto del meeting i futuri orizzonti del gruppo e una serie di ipotesi su come espandere la propria influenza globale, contrastando le spinte occidentali ma soprattutto americane. A rompere gli indugi è stato Naledi Pandor, ministro degli Esteri del Sudafrica, che ha chiarito come il gruppo stia cercando di porre un argine agli effetti collaterali che le sanzioni economiche generano su Paesi terzi rispetto alle condizioni che le hanno generate: l’Africa è un caso esemplare di come una vicenda euroasiatica abbia potuto scatenare una crisi alimentare globale che ha come vittime principali proprio i Paesi a basso reddito.

La notizia non ha colto di sorpresa nessuno, soprattutto perché nel marzo scorso in quel di New Delhi, il vicepresidente della Duma russa, Alexander Babakov aveva accennato allo sviluppo di una valuta per le operazioni transfrontaliere fra Brics; qualche settimana dopo era tornato sull’argomento il presidente del Brasile Luiz Lula, esplicitando le proprie doleances sul sistema dollarocentrico mondiale: ma la de-dollarizzazione è davvero un’ipotesi più vicina di quanto si pensi? Difficile capirlo, ma resta il fatto che la tendenza politica ed economica che sta agglomerando il mondo non occidentale è già realtà. Una moneta condivisa avrebbe indubbiamente il potere di insidiare non solo la superpotenza Usa, ma l’intero gruppo del G7 ormai anacronistico.
L’espansione del gruppo e lo studio della nuova valuta
Ad occuparsi di questo progetto futuro la New Development Bank, l’istituto finanziario con sede a Shangai creato nel 2015, che ha come obiettivo principale quello di mobilitare risorse per progetti infrastrutturali e di sviluppo sostenibile nei Paesi emergenti e nelle economie in via di sviluppo (Emdc). Ed è, infatti, proprio la sostenibilità la parola chiave della strategia 2022-2026 annunciata lo scorso anno dalle cinque economie che lanciano la sfida ai Paesi occidentali. Una proposta che alletta altrettante economie, desiderose di lanciare la sfida ai Paesi che sono stati a lungo il baricentro dell’economia mondiale da Bretton Woods in poi: gli omologhi di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto e Kazakistan hanno preso parte alla riunione, annunciando di essere su una lista di attesa che vanterebbe ben 20 Paesi pronti ad entrare. Anche l’espansione di questa piccola ma potente alleanza economica figurava nell’ordine del giorno del meeting.
Tre caratteristiche importanti della valuta Brics
Le caratteristiche della valuta Brics non sono ancora ben note, ma dalle prime rivelazioni gli economisti iniziano a credere che questa possa divenire una possibilità reale e potente. Innanzitutto perché appare più maneggevole rispetto ai tanti progetti di de-dollarizzazione che si susseguono dagli anni Sessanta; ma anche rispetto a tante ipotesi paventate al giorno d’oggi, come quella di uno yuan digitale per gli scambi transfrontalieri che tuttavia non è mai stato creato. Il secondo aspetto interessante riguarda la possibilità di realizzazione di una valida unione monetaria fra Paesi caratterizzati dalla non continuità geografica: avere una valuta unica fra nazioni così distanti permetterebbe di creare un bacino di prodotti molto più ampio rispetto a quello delle classiche unioni doganali. Questo farebbe dell’Unione dei Brics un progetto molto più efficace di un caso come l’Eurozona, caratterizzata da mercati monotoni in fatto di merci. Last but least, la moneta dei Brics potrebbe condensare le caratteristiche di una valuta rifugio come l’oro con il vantaggio della produzione di interessi: sarebbe infatti ancorata alle terre rare, trasformandosi in una sorta di oro che crea interessi. Resta però un pubblico nemico n.1: l’alto rischio di insolvenza dei debiti dei Paesi coinvolti.
Dal 22 al 24 agosto i Capi di Stato del gruppo si riuniranno a Johannesburg per proseguire la discussione sul futuro allargamento e sui progetti per contrastare il dollaro. Tuttavia, sul meeting pende un’ombra inquietante: potrebbe essere spostato per via del rischio di veder scattare l’arresto internazionale per Vladimir Putin.

