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Verona, il Brennero, Trieste: il Nord-Est al centro della strategia economica italiana

Verona, il Brennero, Trieste: il Nord-Est al centro della strategia economica italiana e della corsa dell'export.

Per un Paese esportatore di beni industriali come l’Italia, elementi come lo sviluppo infrastrutturale e la logistica sono fondamentali per assicurare il corretto traffico delle merci, l’efficienza e l’abbattimento delle barriere alla competitività nazionale. E ad oggi un quadrante decisivo è quello del Nord-Est italiano, porta d’accesso del Paese a mercati strategici.

Dal Brennero a Trieste, l’autostrada dell’export

La direttrice tra il Brennero, Verona e Trieste è la giugulare più vitale del commercio estero italiano. Attraverso questo quadrante, il Paese ottiene l’accesso all’interscambio col cuore dell’Europa, guarda alla Germania che nonostante la crisi industriale resta il primo partner dell’Italia in campo commerciale (156 miliardi di euro complessivi tra import e export nel 2024) e riceve possibilità di interconnessione globali.

Dal porto di Trieste, posto al centro di grandi progetti di sviluppo come l’ambizioso Corridoio Indo-Mediterraneo (Imec) dopo esser stato attenzionato dalla “Nuova via della seta cinese, passano le prospettive di proiezione dell’Italia sulla direttrice Mediterraneo-Mar Rosso-Oceano Indiano. E da qui al futuro il progetto del Tunnel di Base del Brennero, la cui costruzione è prevista in completamento entro il 2032, si prospetta capace di essere una mega-infrastruttura abilitante il corridoio verticale europeo Scandinavia-Mediterraneo.

La realizzazione della galleria più lunga del mondo tra Fortezza e Innsbruck (64 km) e di un’arteria vitale per accelerare la connettività transcontinentale, rappresenta uno sforzo ingegneristico e geoeconomico al cui confronto appare ridimensionato il pur importante dibattito sul Ponte sullo Stretto di Messina, la cui utilità sarà una derivata prima dell’effettivo completamento di quest’opera.

Il commercio e le infrastrutture

La percezione è che in un quadro di commercio globale caratterizzato da nuove barriere tariffarie in espansione, dalla prospettiva di un ridimensionamento della competitività europea, dall’apertura di una fase d’incertezza connotata dal boom dell’export cinese verso l’Unione Europea e dalla complessità dell’approccio a nuovi mercati, la ridondanza sulle rotte tradizionali e la ricerca della massima efficienza abbiano la priorità nel quadro dello sviluppo territoriale.

Logistica e geoeconomia (ma anche geopolitica) si saldano nella “geologistica”, nuova chiave di lettura strategica con cui istituzioni e aziende guardano a uno sviluppo infrastrutturale e commerciale capace di ottimizzare pienamente i flussi. La chiave di volta per il futuro per grandi economie manifatturiere come l’Italia sarà l’incentivazione dell’intermodalità e della complementarietà tra sistemi di trasporto diversi e la spinta a un efficientamento dei processi. Il Nord-Est italiano può essere un laboratorio importante.

Verona crocevia del Nord-Est

A Trieste, ad esempio, sono cantierati investimenti ferroviari per 280 milioni di euro connessi al porto. Con 842mila Teu ( (unità di misura parametrata sulla dimensione di un container da circa 38,5 metri cubi) mobilitati, lo scalo del capoluogo del Friuli-Venezia Giulia è il terzo scalo (dati 2024) nazionale dopo Genova e La Spezia. Il quarto porto per mobilitazione merci è di una città non marittima: parliamo dell’interporto di Verona, Quadrante Europa, che nel 2024 ha mobilitato 701mila Teu. A Quadrante Europa si intersecano la ferrovia del Brennero, la direttrice Milano-Venezia, le Autostrade A4 e A22. Non lontani sono l’aeroporto veronese di Villafranca e lo scalo bresciano di Montichiari, quinto in Italia per traffico merci.

Parliamo di un abilitatore strategico per la competitività nazionale e l’accesso ai mercati internazionali. Sono dunque da attenzionare gli investimenti strategici che riguardano da vicino questa zona. Significativo l’asse tra due società tedesche, Siemens Mobility e Railpool, per costruire un centro di sostegno alla mobilità ferroviaria investendo 20 milioni di euro su Quadrante Europa, che segue di poco un’analoga iniziativa di Ceccarelli e aumenta la ridondanza logistica dell’interporto.

La sfida della ridondanza infrastrutturale

Può aver valore strategico anche il potenziamento della mobilità ad alta velocità con cui Ferrovie dello Stato progetta il completamento del tratto Brescia-Padova, passante per Verona. Il tratto tra la Leonessa d’Italia e la città scaligera dovrebbe entrare in funzione nel 2026, mentre nel frattempo si prepara anche la quarta corsia dell’A4 Milano-Venezia sempre sul tratto Brescia-Padova, tra i semiassi centrali della manifattura italiana e su cui lavora la concessionaria, la spagnola Abertis, a testimonianza del valore europeo di questi progetti.

La prospettiva di un quadrante del Nord-Est resiliente e ridondante di infrastrutture, ottimizzato con investimenti pubblici e privati, aperto all’accesso all’Europa e al mondo può valorizzare in profondità le prospettive di un’Italia che fa dell’export la base della sua prosperità e più che sui volumi netti (potenzialmente oltre i 700 miliardi nel 2025) deve concentrarsi sull’efficienza e le marginalità che la rendono possibile. E la rotta infrastrutturale può essere un decisivo abilitatore sistemico. Con centri come Verona e Trieste vitali per la competitività delle aree più produttive del Paese.

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