La Germania alza il muro della competizione con la Cina. E lo fa mostrando un cambio di ritmo nella gestione delle relazioni economiche bilaterali imponendo per via governativa lo stop a un accordo che avrebbe portato il produttore di turbine a gas tedesco MAN Energy Solutions, di proprietà di Volkswagen, sotto il controllo della cinese CSIC Longjiang, azienda controllata a sua volta dalla Chinese State Shipbuilding Corporation, che realizza componentistica per la Marina Militare di Pechino, in particolare motori.
Il governo di Olaf Scholz ha bloccato la vendita di MAN imponendo l’equivalente tedesco del “pulsante di stop” alle transazioni economiche nei settori strategici che in Italia è garantito come extrema ratio all’esecutivo dalla disciplina del golden power. Torna l’annoso dilemma del primato della sicurezza sulla prosperità economica, così apertamente sdoganato nei nostri tempi anche nell’Occidente a lungo alfiere del libero mercato e si rafforza la china negativa dei rapporti commerciali sino-tedeschi già gravati negli ultimi tempi dal crollo del commercio bilaterale e dal boom delle sanzioni europee sui veicoli elettrici cinesi.
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A essere interdetti, in questa situazione, i nuovi sviluppi del florido partenariato economico tra una delle aziende tedesche di punta, Volkswagen, e la Cina. Come ricorda Deutsche Welle, “la produzione di turbine a gas utilizzate nelle centrali elettriche o negli oleodotti non è chiaramente l’attività principale della Volkswagen. L’azienda è passata a VW dopo la fusione delle società da essa controllate MAN e Scania nel produttore di autocarri e autobus Traton . Mentre questa nuova holding si preparava a quotarsi in borsa, nel 2018 Volkswagen ha rilevato la filiale di ingegneria non automobilistica MAN Energy Solutions”. Oggi finita nel dilemma della sicurezza nazionale.
Volkswagen in Cina produce, dati 2023, oltre 3 milioni di veicoli, sei volte l’intero indotto auto del mercato italiano, e ne ha venduti l’anno scorso oltre 3,2 milioni, con una quota di mercato superiore al 14%. L’affare con CSIC avrebbe potenzialmente ampliato i rapporti bilaterali in una fase in cui Berlino e Pechino si avviano all’uso dei “ferri corti” commerciali. E in cui il governo Scholz amplifica la componente competitiva della relazione commerciale con la Cina. Del resto, ricorda Dw, già “nel novembre 2022, Berlino ha vietato la vendita delle società Elmos ed ERS Electronic, che producono semiconduttori, a investitori cinesi”.
Oramai, per la Germania la Cina è ufficialmente al tempo stesso “partner, concorrente e rivale sistemico“. Un attore con il quale la componente competitiva prevale su quella dell’integrazione bilaterale che la prospettiva industriale della costruzione di una “GeCina” parallela alla “GeRussia” formata dai rapporti bilaterali russo-tedeschi su gas e export industriale di Berlino ha sviluppato prima del Covid-19. Ora la GeRussia è defunta nei campi di battaglia d’Ucraina e la GeCina annaspa tra settori economici tedeschi, dall’auto elettrica ai macchinari, che subiscono l’effetto-sostituzione cinese e l’onda lunga delle nuove guerre commerciali. Il caso MAN Energy mostra il primato della geopolitica e della strategia sulle dinamiche economico-commerciali anche per le grandi potenze dell’industria globale. Chi sorriderà saranno sicuramente gli Usa. Il cui paradigma fondato sul primato della sicurezza sulla prosperità si è trasmesso a Berlino. Capitale troppo a lungo illusasi di poter vivere alla lettera la narrazione della globalizzazione commerciale.
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