Tra i tre litiganti il terzo non godeva e ha contribuito a far saltare un’operazione in dirittura d’arrivo. Il mancato accordo fra Fca e il triumvirato Renault-Nissan-Mitsubishi può essere spiegato con questa metafora riassuntiva che analizza la situazione da un’altra prospettiva: quella dei giapponesi. Certo, i francesi hanno posto condizioni esagerate al gruppo italo-americano, ma l’indecisione di Parigi è collegata al malcontento di Tokyo. Dietro il sipario di un gruppo solido e vincente si combatte in realtà una guerra intestina fra Nissan-Mitusbishi e Renault. Il messaggio è chiaro: Tokyo vuole contare di più e tornare al centro della scena.

Una lettura alternativa

I “litiganti” in causa sono Fca, il governo francese, che controlla il 15,1% di Renault, e quello nipponico, rappresentato da Nissan e Mitsubishi. La proposta di fusione di John Elkann non era in alcun modo negoziabile, quindi il trio Renault-Nissan-Mitsubishi aveva ben poco margine per trattare. Parigi ha voluto prendere tempo ufficialmente per mostrare lealtà al partner giapponese; se un solo membro del gruppo non è del tutto convinto, sostenevano i francesi, allora è bene aspettare. In realtà Nissan aveva gli stessi dubbi di Reanult, dubbi per altro in parte colmati da Fca.

La rivincita di Nissan

Sotto la gentilezza di Parigi potrebbe esserci una rivalità fra Nissan e Renault arrivata ormai a livelli di guardia. Già Tokyo si sentiva succube di Parigi, con le case automobilistiche nipponiche considerate al servizio della regina Renault. Se a questa frustrazione si aggiunge lo smacco di dover sottostare anche a Fca, sul tavolo c’è quanto bastava per opporsi alla fusione con l’arma dell’astensione. Possiamo quindi dire che sì, una buona parte del fallimento della fusione Fca-Renault è da attribuire al governo francese, statalista e protezionista all’eccesso; ma parte della fumata nera è da attribuire anche a Tokyo. Il mercato delle auto si sta spostando sempre di più sull’elettrico e Nissan è all’avanguardia nel settore, ancor più del suo partner.

Il protezionismo giapponese

Forse la fumata poteva essere bianca come il latte se Nissan fosse stata considerata di più fin dal primo giorno di trattativa, invece Renault e Fca hano pensato prima di accordarsi tra loro per poi includere i giapponesi; un errore difficilmente rimediabile. Il Giappone è sempre stato attento alle proprie aziende chiave, e Nissan-Mitsubishi sono due fiori all’occhiello nel settore auto. Vederle entrambe coinvolte in una trattativa che non consentiva loro di avere voce in capitolo ma solo importanza strategica, era uno smacco indigeribile per Tokyo.