Quando lo scorso anno Pgnig, azienda polacca di gas e petrolio a gestione statale, firmò un accordo ventennale per le consegne di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti e disse di voler spendere 200 milioni di euro per prendere parte ad un progetto con l’obiettivo di far arrivare il gas dalla Norvegia attraverso la Danimarca, la notizia non suscitò grande scalpore. La Polonia è stata dopotutto uno dei principali oppositori all’aumento delle importazioni europee di gas dalla Russia tramite il gasdotto Nord Stream II, e ha anche annunciato che non rinnoverà il suo accordo della durata di ventidue anni con l’azienda russa Gazprom quando questo scadrà nel 2022. È oltretutto uno dei pochi ammiratori di Donald Trump in Europa, e ha inoltre rinforzato le difese ad Est come contromisura a quelle che vengono percepite come minacce provenienti dalla Russia.

Piotr Wozniak, presidente del consiglio di amministrazione di Pgnig, ha affermato la scorsa settimana che i contratti per gas naturale liquefatto firmati con i partner statunitensi permetteranno alla Polonia di comprare gas naturale al 20-30% in meno rispetto al prezzo del gas che Pgnig acquista da Gazprom.

“È una questione di sicurezza e ottimizzazione in termini di risorse”, ha detto lo stesso Wozniak, il quale ha poi affermato che Gazprom si è rivelato un partner inaffidabile.

“Importiamo anche gas naturale liquefatto da Qatar e Norvegia. Il nostro obiettivo è quello di diversificare le forniture di gas in Polonia per portare gas naturale che sia accessibile ai cittadini polacchi – in questo caso, ai nostri clienti.”

La questione polacca

La questione si è dunque trasformata in come la Polonia possa sostituire il gas russo e quanto siano effettivamente realizzabili i piani per diventare un crocevia alternativo per le importazioni di gas in Europa.

Sempre secondo Wozniak, il consumo di gas in Polonia è di 17 miliardi di metri cubici; queste forniture nel 2018 provenivano da produzione domestica (3,8 miliardi), importazioni da gasdotti russi (9 miliardi, in decrescita rispetto ai 9,7 del 2017), importazioni di gas naturale liquefatto (2,71 miliardi) e importazioni da gasdotti occidentali e meridionali (1,5 miliardi).

Di fronte alla domanda se il terminale di gas naturale liquefatto di Swinoujscie, creato quattro anni fa nella Polonia nordoccidentale, fosse piuttosto una scelta prima di tutto politica, dal momento che è probabile che il prezzo del gas sia maggiore provenendo da fonti non russe, Wozniak ha risposto che i presupposti erano innanzitutto “falsi” e la domanda “a sfondo politico”.

Il progetto ha l’obiettivo di creare un nuovo canale di forniture di gas sul mercato europeo, che permetterà per la prima volta la trasmissione di gas direttamente dai depositi in Norvegia ai mercati in Danimarca e Polonia, così come ai beneficiari degli stati confinanti. Dagli attuali 5 miliardi di metri cubici (bcm) annui, la capacità del terminal è destinata a raggiungere i 7,5 bcm.

L’Unione europea considera il progetto “di interesse comune” e lo ritiene “essenziale per l’integrazione delle reti energetiche europee”.

Pawel Jakubowski, amministratore delegato di Polskie Lng, ha dichiarato che le forniture di gas naturale liquefatto e le riserve di gas norvegesi potrebbero ridefinire il mercato del gas dell’Europa centrale creando percorsi di gas nord-sud che sostituiscano i collegamenti est-ovest, affievolendo la dipendenza nei confronti della Russia.

La Polonia sta inoltre progettando la costruzione di nuovi collegamenti di gas verso Repubblica Ceca e Slovacchia, Lituania e Danimarca (in programma rispettivamente per il 2019, 2021 e 2022); in fase di considerazione vi è anche un nuovo gasdotto verso l’Ucraina.

La fattibilità economica del gasdotto è stata messa in dubbio, ma il governo polacco ritiene opportuno pagare il prezzo di diversificazione, visto quanto è costato al Paese non avere diversificato in passato.

Tatiana Mitrova, un’esperta di gas russo, ha affermato che il costo marginale a lungo termine del gasdotto russo verso l’Europa è di $5,2/MMBtu (5,2 dollari per milione di Btu – British Thermal Unit), che includono una tariffa di esportazione pari a $2,1/MMBtu, in confronto a circa $7,5/MMBtu per il gas naturale liquefatto statunitense.

La questione russa

L’amministratore delegato di Gazprom Aleksej Miller la pensa diversamente: “Non c’è alcun dubbio che gli approvvigionamenti dai gasdotti russi saranno sempre più competitivi di ogni altra fornitura di gas naturale liquefatto proveniente da qualsiasi altra parte del mondo; è ovvio, non c’è nemmeno bisogno di dirlo”.

Molti esperti sono d’accordo. “Vi è poca – se non addirittura nessuna – evidenza che i responsabili di queste politiche siano interessati a sviluppare un mercato competitivo di gas naturale, che è fondamentalmente il prerequisito per un centro di gas naturale” afferma Tim Boersma, direttore della sezione Global Natural Gas Markets presso il Center on Global Energy Policy. “Piuttosto, i policy maker polacchi hanno investito pesantemente in quelle fonti di forniture che sono in genere relativamente costose, come ad esempio il gas naturale liquefatto e indicizzato al petrolio proveniente dal Qatar, e sono riluttanti ad adottare le legislazioni dell’Unione Europea e ad aprire i propri mercati alla concorrenza”.

Boersma prosegue sostenendo che l’obiettivo in Polonia non è quello di accrescere il mercato del gas naturale a scapito di combustibili più inquinanti, come ad esempio il carbone, quanto piuttosto di sostituire ad ogni costo i volumi di Gazprom.

È d’accordo anche Anna Mikulska, una collega di studi energetici per il Center for Energy Studies presso la Rice University, e sostiene che Paesi come la Polonia siano in grado di utilizzare gas naturale liquefatto poiché sarebbe comunque meno costoso rispetto a quanto sono abituati a dover pagare. “Probabilmente potrebbero negoziare prezzi migliori con la Russia, se lo volessero, dal momento che la Russia ha modo di abbassare notevolmente i propri prezzi. Pertanto, la scelta di utilizzare gas che non sia russo sarà più dovuta a motivi geopolitici, nonché all’esperienza e all’attitudine verso la Russia, piuttosto che a dei veri e propri calcoli economici”.

“La Polonia avrebbe più possibilità di diventare un fulcro energetico se, oltre al gas naturale liquefatto e al Baltic Pipe, negoziasse contratti anche con la Russia per importare il loro gas”, afferma Mikulska.

“Ritengo sia molto difficile che la Polonia diventi un grande centro di passaggio del gas per l’Europa centrale”, dichiara Andy Flower, esperto di gas naturale liquefatto. “I volumi di gas che sarà in grado di importare, se escludiamo quelli russi, sembrano essere troppo ridotti”.