È un fiume in piena quello che si sta trovando davanti il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, alle prese simultaneamente con gli sconvolgimenti economici nazionali ed internazionali, con una feroce crisi sociale interna e con l’escalation di tensioni con Pechino. Il tutto, mentre il Partito Repubblicano e il Partito Democratico si trovano nel momento più delicato della campagna elettorale, quello che porterà nel prossimo novembre a delle presidenziali che, in questo momento, appaiono sempre di più un referendum nei confronti della massima carica uscente. Date le premesse, la situazione risulta essere quanto mai delicata, in uno scenario che impone la massima attenzione da parte di Trump e del suo entourage, sia nell’interesse di Washington sia nel loro stesso interesse personale.

In questo scontro, un attore internazionale sembra deciso a dar filo da torcere al presidente uscente, nella speranza probabilmente di vedere nell’elezione di Joe Biden un miglior intermediario e per fare uno sgambetto a chi per anni ha contrastato la sua egemonia commerciale. Ed è la Cina di Xi Jinping.

La Cina ritratta gli accordi della “Fase 1”

Come preannunciato dai dubbi delle associazioni di categoria americane e riportato già negli scorsi mesi, la Cina sarebbe intenzionata a non tenere fede agli accordi stipulati sul finire dello scorso anno e relativi alle importazioni di prodotti alimentari dagli Stati Uniti. E dopo la contrazione della domanda interna causata dalla lunga serrata dovuta alla pandemia di coronavirus, adesso una spallata devastante è in arrivo dal colosso asiatico, che dal canto suo è già stato in grado di reperire le necessarie forniture per il proprio mercato interno senza dover passare dagli Usa. Il tutto, in un momento in cui l’economia americana sta già vivendo una profonda crisi – destinata a peggiorare nei prossimi mesi a causa dell’aumento della disoccupazione – e che adesso intravede la possibilità di vedere invenduti anche i prodotti alimentari.

A pagare il conto più salato, in questo caso, saranno gli stessi agricoltori ed allevatori americani, che vedranno le proprie merci marcire all’interno dei silo di stoccaggio ed al contempo un calo dei prezzi dovuti ad un’offerta superiore alla domanda di mercato. E in questo scenario, lo stesso Trump teme una ritorsione in termini elettorali, con lo zoccolo duro del partito repubblicano che cadrebbe vittima delle stesse mosse – azzardate ed un pelo sfortunate – portate avanti dal presidente americano.

Gli Stati Uniti sono sotto attacco

La Cina di Xi Jinping è stata molto abile nel manovrare l’offensiva commerciale verso gli Stati Uniti, giocando sul tira e molla delle scorse settimane ed assestando il colpo decisivo nel momento di massima vulnerabilità del proprio avversario. Con il governo americano intento infatti a controllare le rivolte della popolazione afroamericana che stanno mettendo a ferro e fuoco il Paese, l’attenzione verso i trattati commerciali internazionali è andata gradualmente scemando, lasciando aperto un piccolo ma sufficiente varco per Pechino per infastidire l’uscente presidente degli Stati Uniti.

Trump deve pensare anche all’economia interna

A preoccupare non sono però “soltanto” le questioni sociali e di ordine pubblico interne e le crescenti pressioni di Pechino, ma anche il grado stesso di salute dell’economia interna americana, uscita a pezzi dalle difficili settimane di lockdown. E per l’immagine stessa del carismatico presidente-imprenditore che era stato eletto soltanto nel 2016 proprio grazie ai voti del ceto operaio, l’aumento della disoccupazione al 14,7% – come da stime – e il tracollo della domanda interna sono un vero e proprio incubo in vista delle presidenziali di novembre.

Se già lo scontro che ha portato all’uscita degli Stati Uniti dalle relazioni con l’Oms aveva infatti polarizzato l’elettorato e lo aveva reso bersaglio di forti critiche, un collasso economico a seguito della pandemia avrebbe risvolti ancora più drammatici. Soprattutto dopo che, nonostante le speranze contrarie, l’economia americana ha dato segnali di cedimento più evidenti rispetto alle attese e forse proprio per i tanti – troppi – fronti di battaglia aperti, come anche quello relativo al comparto petrolifero che assume anche negli Usa una rilevanza da non sottovalutare. E senza dimenticarsi, infine, nemmeno del crollo repentino della domanda interna causata da una perdita del potere d’acquisto medio della popolazione americana, particolare che ha già messo in risalto i limiti anche del sistema bancario e finanziario statunitense.

In questo scenario, dunque, se le mosse non saranno ben ponderate l’economia americana rischia davvero di trovarsi di fronte ad uno dei peggiori collassi della sua storia, nonostante le basi apparentemente solide dimostrate sino all’inizio di questo 2020. E a causa delle grandi scommesse messe in campo e del vigore con cui sono state portate avanti politiche anche controverse, se le cose non volgeranno per il meglio agli occhi del popolo ci sarà soltanto un colpevole, il quale rischierebbe a questo punto di non essere confermato per ulteriori quattro anni alla Casa Bianca.