C’è un dato, nel rapporto sull’occupazione americana di agosto, che più di ogni altro racconta una trasformazione in corso nel mercato del lavoro degli Stati Uniti. Su 162 mila posti di lavoro aggiunti dall’economia americana nel mese, 158 mila sono associati alla crescita dell’occupazione femminile, pari a circa il 98% del saldo complessivo. Gli uomini hanno contribuito per circa 4 mila unità.
Il numero, calcolato da CNBC sulla base dei dati diffusi dal Bureau of Labor Statistics (BLS), è talmente sbilanciato da aver attirato l’attenzione della stampa economica americana. Fortune ha definito il dato una circostanza straordinaria, sottolineando come le donne abbiano rappresentato praticamente tutta la crescita netta dell’occupazione di agosto.
Ma il vero significato del dato non sta soltanto nel confronto di un singolo mese. È guardando agli ultimi dodici mesi che emerge una divergenza molto più strutturale: l’occupazione femminile è cresciuta di oltre 870 mila unità, mentre quella maschile è diminuita di quasi 1,5 milioni. La forbice tra uomini e donne nel mercato del lavoro americano si è così ulteriormente ampliata. E tuttavia il numero del 98% va letto con cautela. Il BLS non pubblica una tabella che dica che “il 98% dei nuovi posti è andato alle donne”: la percentuale nasce dall’incrocio di misure differenti contenute nelle due principali rilevazioni sul lavoro americano. È quindi saggio parlare di contributo femminile al saldo dell’occupazione, non di assegnazione individuale dei 162 mila posti.
Un’economia ancora solida
Il rapporto del BLS pubblicato il 4 settembre mostra un’economia americana più solida di quanto previsto da molti analisti. I payroll non agricoli sono aumentati di 162 mila unità, contro una crescita media di appena 31 mila nei dodici mesi precedenti. Il tasso di disoccupazione è rimasto al 4,1%, mentre la partecipazione alla forza lavoro è salita al 61,6%. Anche la dinamica salariale rimane positiva ma senza accelerazioni particolarmente forti: la retribuzione oraria media nel settore privato è salita di 10 centesimi in agosto, a 37,75 dollari, con una crescita del 3,1% su base annua. Il dato complessivo, inoltre, è stato sostenuto dalle revisioni dei mesi precedenti. Il BLS ha rivisto al rialzo giugno di 11 mila posti e luglio di 44 mila: complessivamente, l’occupazione nei due mesi è risultata superiore di 55 mila unità rispetto alle precedenti stime.
La sorpresa non è dunque soltanto quantitativa. È soprattutto qualitativa: chi sta occupando lo spazio lasciato dalla debolezza di alcune aree tradizionalmente più maschili del mercato del lavoro?
La risposta porta verso i servizi
La sanità continua a rappresentare uno dei principali motori dell’occupazione americana. In agosto il settore ha aggiunto 13 mila posti, con una crescita concentrata soprattutto nell’assistenza sanitaria domiciliare, che ha guadagnato 11 mila unità, e negli ospedali, con 8 mila. Il ritmo, però, è rallentato rispetto alla media dei dodici mesi precedenti, pari a 32 mila nuovi posti al mese. È qui che la componente femminile assume un peso decisivo.
Secondo le tabelle del BLS, le donne rappresentano circa il 78,4% degli occupati nel settore sanitario. Nell’assistenza sanitaria ambulatoriale la quota arriva a circa l’80%; negli studi dentistici supera l’86%. La sanità, quindi, non è semplicemente un settore che sta creando occupazione: è anche un settore nel quale le donne costituiscono una parte largamente maggioritaria della forza lavoro.
Ma non è l’unico motore
Ad agosto l’istruzione delle amministrazioni locali ha aggiunto 42 mila posti, recuperando gran parte della contrazione registrata a luglio. La ristorazione e i servizi di somministrazione hanno invece guadagnato 59 mila posti, molto sopra la media mensile di 12 mila registrata nei dodici mesi precedenti. È una composizione dell’occupazione che aiuta a spiegare perché la crescita femminile sia così evidente: sanità, istruzione e numerose attività dei servizi presentano una presenza femminile particolarmente elevata.
Il fenomeno non è soltanto interessante per la crescita delle donne: è contemporaneamente la contrazione relativa dell’occupazione maschile. Nel bilancio degli ultimi dodici mesi, secondo l’analisi dei dati BLS, le donne occupate sono aumentate di oltre 870 mila unità mentre gli uomini occupati sono diminuiti di quasi 1,5 milioni. È una divergenza che non può essere spiegata soltanto dal risultato di agosto. E la composizione settoriale aiuta a comprendere il fenomeno. Ad agosto il settore dell’informazione ha perso 23 mila posti, dopo una perdita media di circa 8 mila al mese nell’ultimo anno. Le riduzioni hanno interessato anche infrastrutture informatiche, elaborazione dati, web hosting, editoria e broadcasting.
Parallelamente, però, l’industria manifatturiera ha aggiunto 16 mila posti e il settore delle costruzioni ne ha guadagnati 22 mila. Non si tratta quindi di una semplice sostituzione tra “lavoro maschile” e “lavoro femminile”: il mercato americano sta attraversando una trasformazione più complessa, nella quale settori diversi crescono o arretrano a velocità differenti.
Il risultato è che la fotografia occupazionale americana si sta spostando verso comparti nei quali le donne sono storicamente più presenti. E questo spiega perché il dato di agosto sia contemporaneamente sorprendente e meno sorprendente di quanto sembri. Tuttavia, va sottolineato che il rapporto di agosto rappresenta sì un rimbalzo importante, ma non necessariamente un ritorno a un mercato del lavoro robusto. La crescita delle buste paga è e resta insufficiente per garantire un miglioramento sostanziale alle persone che cercano un impiego.
Abbonati e diventa uno di noi
Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

