Una crescita robusta del Pil e un parallelo boom degli stimoli fiscali, una corsa del costo della vita unita alla volontà governativa di spingere su un taglio dei tassi da parte della Federal Reserve: gli Usa nel secondo anno della presidenza di Donald Trump si trovano di fronte a pesanti dualismi nel governo dell’economia, al crocevia tra dinamiche di mercato complesse e aspettative politiche pressanti, tra numeri che raccontano storie diverse e, come sempre, l’eterno dualismo tra le rivendicazioni di ogni statistica positiva e la realtà che parla di una cittadinanza americana che è fatta da consumatori prima ancora che da macroeconomisti.
Usa: vola la crescita del Pil ma resta l’inflazione
Il Pil americano corre, trascinato dagli investimenti in intelligenza artificiale: +4,4% nel terzo trimestre del 2025 e una previsione del +5,4% per il quarto da parte della Fed di Atlanta, un livello di espansione inimmaginabile oltre Atlantico, dove appare eccezionale l’espansione al 3% della ben più piccola economia spagnola.
Parimenti, l’inflazione è al 2,7%, in un contesto che ha visto un calo netto rispetto agli scorsi anni ma si mantiene ancora contraddistinto dalla presenza di una componente vischiosa e non affrontabile con la tradizionale leva monetaria. A maggior ragione se si considera il fatto che Trump intende spingere sulla fiscal dominance, la prevalenza della politica di spesa su quella monetaria, e agire come “governatore ombra” della Fed dopo l’uscita di scena di Jerome Powell, proponendo un netto calo del tasso d’interesse.
L’effetto Trump e l’ombra delle Midterm
Il Financial Times nota che gli investitori scommettono sul fatto “i tagli fiscali del presidente Donald Trump”, approvati dallo One Big Beautiful Bill Act del 2025, “la spinta alla deregolamentazione e la campagna per tassi di interesse più bassi aggiungeranno ulteriore carburante all’economia quest’anno”, aumentando la crescita economica ma, al contempo, mettendo in cantiere una possibile fiammata dell’inflazione. Il tutto per motivi eminentemente politici.
Trump si trova di fronte alla corsa alle elezioni di Midterm di novembre, in vista delle quali il Partito Repubblicano teme di perdere la maggioranza alla Camera dei Rappresentanti e al Senato. In vista dell’appuntamento, è possibile che la Casa Bianca usi la leva della spesa in deficit per finanziare programmi che vanno dal supporto ai mutui dei cittadini in difficoltà alle nuove misure di sostegno alla reindustrializzazione degli Usa. Del resto, con la cosiddetta “economia a forma di K” in cui i vincitori si arricchiscono sempre più e i cittadini in difficoltà subiscono danni pesanti per carovita e inflazione, i dati sulla crescita significano poco senza condivisione dei risultati.
L’inflazione Usa può arrivare al 4%
Peter Orszag, Ceo di Lazard, e Adam Posen, presidente del Peterson Institute for International Economics, hanno scritto sul sito dello stesso Piie che “‘l’esperienza vissuta con l’inflazione ha effetti duraturi sulle aspettative” del rendimento dell’economia e che “le famiglie ricordano gli aumenti di prezzo più significativi – uova, carne, assistenza all’infanzia, riparazioni domestiche – in modo molto più vivido rispetto alle statistiche aggregate”, con una memoria che può persistere per anni. Con un indebitamento al 7% del Pil e diversi fronti aperti, lo spettro delle Midterm può spingere Trump e i suoi a togliere i freni inibitori, alimentando il problema dell’inflazione.
Per Orszag e Posen l’inflazione negli Usa può arrivare al 4% entro fine anno anche perché si manifesteranno gli effetti di molte politiche di Washington, dalla scelta di alzare i dazi, che genererà effetti ritardati sul sistema-Paese Usa, alle scelte sull’immigrazione che potranno causare carenze di manodopera in settori di base dell’economia. Trump, che sulla critica all’inflazione accumulata nell’era di Joe Biden ha sostanzialmente vinto le presidenziali del 2024, rischia di subire questo pesante cortocircuito.
Il boom dei prezzi del gas di inizio 2026 lo confermano. La scelta di puntare tutto sulla sicurezza, a costo di subire il boomerang per la condotta dell’Immigration and Custom Enforcement in molte città, mostra che la tensione sull’economia è palpabile. E le scelte di Trump possono creare il combinato disposto tra una crescita economica più solida e dei palesi cortocircuiti. I cui effetti possono pesare alle decisive urne di novembre.