Le banche d’affari americane sono reduci da un trimestre profittevole e solido, e questo dà segnali d’ottimismo al presidente Usa Donald Trump circa il giudizio sulle sue politiche economiche.
Miliardi di ricavi per le banche d’affari
Bloomberg ha fatto notare che i ricavi operativi di JPMorgan Chase, Bank of America, Citigroup, Goldman Sachs e Morgan Stanley, ottenuti sommando le consulenze per grandi operazioni di investimento e le manovre finalizzate alla sottoscrizione di azioni, potrebbero superare i 9 miliardi di dollari da luglio a settembre, +13% anno su anno e addirittura +50% dal 2023. Un risultato solido che mostra il dinamismo interno ai mercati e la presenza di volontà di investimento non sopite dall’attuale ciclo incerto.
L’America vede scenari tutt’altro che sicuri sdoganarsi sul piano dell’occupazione e non ha ancora risolto pienamente i problemi di un’inflazione tornata a farsi vischiosa. Inoltre, il progetto di far cassa con i dazi si scontra con le prospettive incerte del commercio e lo shutdown governativo complica i piani al governo di Donald Trump. Ma a livello macroeconomico l’economia tira, trainata soprattutto dagli investimenti in conto capitale dei colossi dell’intelligenza artificiale e dal vento positivo delle Borse. Queste ultime sono ai massimi di sempre e hanno sperimentato anche investimenti articolati come il leveraged buyout, organizzato peraltro dal genero di Trump Jared Kushner, di Electronic Arts, colosso dei videogiochi delistato per 55 miliardi di dollari.
Il Financial Times nota che “le previsioni per il terzo trimestre riflettono il crescente ottimismo di Wall Street sul fatto che l’ondata di nuove acquisizioni aziendali, acquisizioni con leva finanziaria e quotazioni in borsa, previste dopo il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, potrebbe ora concretizzarsi”. Inoltre, in un contesto di incertezza segnato dall’altalena del debito pubblico, dal deprezzamento del dollaro e dall’andamento anticiclico di oro e bitcoin, gli istituti sono parsi anche un buon scoglio per i risparmiatori.
Il Ft scrive infatti che “gli analisti si aspettavano che la volatilità – e i ricavi da negoziazione – si stabilizzassero. Tuttavia, prevedono che nel terzo trimestre le negoziazioni su azioni e obbligazioni delle cinque banche saranno superiori di circa l’8% rispetto all’anno precedente, attestandosi a quasi 31 miliardi di dollari”.
Il dinamismo dell’economia
L’aspettativa del sistema finanziario è pluridimensionale. Si spera che il taglio delle tasse consolidato dall’amministrazione Trump compensi i costi derivanti dall’extra-deficit commerciale, dal persistere dell’inflazione e dal maggior rischio incertezza mettendo, molto semplicemente, più risorse nelle tasche delle imprese e degli istituti. Inoltre, se questo si combinerà con un taglio dei tassi pressato dall’amministrazione, il ciclo del denaro si farà più facile e potrebbero aprirsi opportunità per aumenti dei prestiti.
Nonostante due dei massimi Ceo delle banche Usa, Jamie Dimon di JPMorgan e David Solomon di Goldman Sachs, abbiano ritenuto plausibile una recessione nel prossimo biennio, ad oggi le prospettive dell’economia americana, nel suo complesso, sembrano relativamente solide. Le stesse major si beano di guadagni che in Borsa hanno oscillato tra il 20 e il 40% per tutte le big dall’inizio dell’anno, mentre operazioni come l’arrembante corsa di Citigroup a sfilare personale a JPMorgan mostrano la vivacità del mercato ad alto rendimento e tassi di profitto.
Per Trump questo è un segnale indubbiamente positivo. Il suo vero cruccio deve essere Main Street, più che Wall Street. Non saranno i segni “più” sul Pil a condizionare la sua eredità, ma la microeconomia domestica. Ovvero ciò che le grandi tendenze possono toccare maggiormente. Ivi compreso un ciclo di profitti crescenti delle banche non corrisposto da uno stimolo alla crescita del Pil e dalla stabilità alla base dell’economia a stelle e strisce.
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