Usa e Cina firmeranno l’accordo sui dazi

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Il governo degli Stati Uniti ha annunciato per mezzo dei propri portavoce che la firma degli accordi sui dazi doganali con la Cina avverrà nella giornata del 15 gennaio, alla presenza di oltre 200 invitati, per lo più organi di stampa. L’accordo, che giunge dopo un 2019 nel quale la decisione di aumentare le imposte sulle importazioni ha pesato sui mercati globali, dovrebbe essere soltanto la prima fase del progressivo riavvicinamento, grazie una lunga serie di incontri e di trattative.

Il 15 gennaio Robert Lighthizer incontrerà la controparte cinese Yi Gang ed alla cerimonia è attesa una folta delegazione di Pechino. Nonostante ciò, come dichiarato da entrambi i contraenti, il reale testo che firmeranno non è ancora stato completamente rifinito, anche e soprattutto per questioni legate alla traduzione del testo in lingua cinese. Tuttavia, questo particolare non rischierebbe minimamente di inficiare sulla firma dell’accordo, attesa il prossimo mercoledì.

Dalle notizie che sono trapelate, la Cina si sarebbe impegnata ad aumentare di 200 miliardi di dollari le importazioni dagli Stati Uniti, con un quinto della cifra riservata alle produzioni agricole. Al tempo stesso, Washington si sarebbe impegnata a dimezzare l’imposta di importazione su 160 miliardi di dollari di prodotti, che gravava non solo sul mercato cinese ma anche sulle grandi aziende statunitensi.

In seguito all’accordo, i mercati globali possono finalmente tirare un sospiro di sollievo, nonostante le tensioni che si sono create in Medio Oriente. La conclusione delle trattative tra Washington e Pechino incentiverà infatti le produzioni e la ripresa delle esportazioni a livello mondiale, anche grazie alle rinnovate possibilità di aperture americane verso gli altri Paesi attualmente interessati dai dazi voluti dal presidente Donald Trump. Inoltre, le aperture possono giovare anche al mercato cinese, cui crescita attesa per il 2020 non rispecchierebbe i canoni ottenuti fino allo scorso anno, come sottolineato anche dal rapporto della Banca mondiale.

A tirare un sospiro di sollievo sono sopratutto le grosse aziende di importazione e di lavorazione americane, che nel 2019 hanno dovuto pagare dazi complessivi che ammonterebbero alla cifra di 40 miliardi di dollari. La diminuzione dei dazi rappresenterebbe una nuova spinta per i commerci verso Pechino, permettendo alla filiera di riprendersi. Maggiormente scettici sono invece gli organi di categoria degli agricoltori, che non sono convinti circa la possibilità che le maggiori importazioni promesse dalla Cina possano effettivamente giovare al settore primario americano. In particolar modo, lo scetticismo riguarda la possibilità che Pechino non mantenga le promesse, causando un surplus produttivo che abbasserebbe il prezzo dei prodotti e causerebbe ingenti danni soprattutto alle aziende di minori dimensioni.

Le parti, oltre a lavorare agli ultimi particolari, starebbero in queste ore concordando i dettagli per l’arrivo della delegazione cinese negli Stati Uniti, ultimando i protocolli di sicurezza. L’attesa è alta, soprattutto per quanto riguarda l’ambiente repubblicano americano, che intravede nella soluzione raggiunta una conquista dell’esecutivo guidato da Trump. Con la firma dell’accordo, infatti, si dimostrerebbe al mondo come l’inversione di tendenza rispetto al governo Obama abbia giovato all’economia americana. Trump in questo modo porterà a casa un’ulteriore punto valido per lo scontro alle elezioni presidenziali del 2020, dopo quello relativo ai dati sul lavoro che, con uno scarso 4% di disoccupati, ha proiettato gli Stati Uniti nell’Arcadia del concetto economico di piena occupazione.