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Nel nuovo cuore del mondo la strada per un dialogo franco e costruttivo tra i leader delle due maggiori potenze globali sembra essere più spianata: tra Stati Uniti e Cina è l’ora del realismo e la notizia è che il 30 ottobre in Corea del Sud Donald Trump e Xi Jinping parleranno di temi concreti, non di formalità. Lo ha annunciato il grande mediatore, lato americano, di una tregua commerciale e politica tra Washington e Pechino: Scott Bessent, segretario al Tesoro americano, ha detto nella giornata di domenica che giorni di negoziati hanno definito un “quadro positivo” per il dialogo diretto tra i due presidenti.

Trump-Xi e un nuovo telefono rosso

Non è ancora la distensione, la rivalità resta al suo acme e le questioni aperte sono enormi. Ma torna a circolare un aria positiva da (vera!) era della Guerra Fredda, in cui alla componente del confronto muscolare (che spesso vediamo in atto) si aggiungevano occasioni di un saggio dialogo nel rispetto dell’altro da sé tra le potenze di riferimento dei blocchi, ovvero Stati Uniti e Unione Sovietica. Altri tempi, altri scenari, ma il quadro è quello: le due principali potenze globali hanno il dovere di parlarsi, di essere quei nemici che “si guardano negli occhi“, per citare la felice espressione di Papa Leone XIV, e legittimano in nome del realismo un ordine forse non giusto in termini assoluti, ammesso che mai ce ne sia stato uno, ma quanto meno sostenibile.

Le sfide pratiche tra Usa e Cina

Il passaggio del vertice dell’Asia-Pacific Economic Community (Apec) in Corea del Sud sarà vitale. C’è un obiettivo di breve periodo: estendere la tregua commerciale di agosto in scadenza il 10 novembre. Ma c’è anche un piano più a lungo raggio. Porre in essere nel dialogo Usa-Cina le possibilità di trovare un’intesa sul sanzionismo bilaterale,. sulla corsa ai controlli all’export di prodotti tecnologici (Usa) e terre rare (Cina), il tema del traffico di fentanyl e le rivalità nel settore agroalimentare. Prove generali su cui Trump e Xi dovranno capire se Usa e Cina potranno capirsi e provare a governare la loro rivalità riattivando un “telefono rosso” sui dossier critici e ristabilendo una fiducia di massima nella buona volontà bilaterale di poter discutere delle questioni di comune interesse.

Per ora, dunque, la corsa al riarmo, la gara per l’intelligenza artificiale, Taiwan e Mar Cinese Meridionale, le madri di tutte le battaglie tra le due potenze, resteranno sullo sfondo e Cina e Usa mirano a ricostruire un confronto iniziando dai fondamentali, da quei fronti pragmatici che però condizionano lo sviluppo e la prospettiva strategica delle rispettive economie. Sullo sfondo, l’attenzione di Paesi che hanno sott’occhio la prospettiva di trovarsi nel nuovo cuore del mondo e che in base all’evoluzione della rivalità Usa-Cina determineranno il futuro delle proprie economie e strategie politiche. Parliamo di Vietnam, Indonesia, Thailandia, Cambogia, Malesia e, ovviamente, Corea del Sud e Giappone. Nell’ora del realismo tra Cina e Usa saranno i primi osservatori interessati.

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