Il commissario europeo Ursula von der Leyen, in un suo intervento al Parlamento europeo, ha parlato della situazione relativa agli scambi commerciali tra Europa e Regno Unito in seguito alla Brexit. Nel suo discorso, l’ex ministro della Difesa della Germania ha tenuto a sottolineare come l’obiettivo per entrambi le parti sia quello di aggiungere all’accordo più favorevole possibile, mantenendo per Londra un occhio di riguardo particolare rispetto agli altri partners internazionali. Tuttavia, la possibilità che le totalità delle richieste del governo britannico vengano accettate è di fatto impossibile, anche a seguito dell’abbandono dovuto a delle marcate posizioni differenti soprattutto nelle questioni economiche degli ultimi anni.

In particolar modo, Von der Leyen si è soffermata sull’affermazione del primo ministro britannico Boris Johnson relativa ad un accordo speculare a quello intrattenuto con l’Australia. Tale passaggio ha generato ilarità non soltanto da parte della commissaria ma anche dell’aula, in quanto allo stato attuale un accordo commerciale tra Bruxelles e Canberra non esiste; alludendo quindi alla speranza di giungere a qualcosa in più” rispetto al modello australiano.

Sketch a parte, la questione relativa all’accordo commerciale con Londra terrà banco nella politica comunitaria europea per tutto il 2020, anche a causa della singolarità dell’evento che necessità di uno studio particolarmente approfondito da parte dei tecnici. I profondi legami tra l’economia inglese e quella europea che si sono sviluppati negli ultimi decenni, sebbene non siano mai stati in completa simbiosi, necessitano comunque di attenzioni particolari, anche per non danneggiare il forte commercio tra Londra e Bruxelles. Tuttavia, non essendo più parte integrante del progetto europeo, la Commissione europea non può esimersi dal lanciare un chiaro segnale alla Gran Bretagna, anche con lo scopo di disincentivare abbandoni futuri, che a seguito di accordi troppo liberisti potrebbero tentare la strada dell’emulazione.

Il primo messaggio che è stato lanciato a Londra – a dire il vero, già da qualche anno a questa parte – è relativo al cuore pulsante dell’economia emergente britannica: il mercato delle Fintech. Con l’uscita del Regno Unito dall’Europa, il veto alle aziende iscritte ai registri britannici senza una sede fisica in Europa ha generato un fuggi fuggi di massa dalla capitale inglese e diretta per lo più verso i Paesi Bassi e verso Dublino. Un’accordo in controtendenza che possa mettere un freno al fenomeno, in questo scenario, appare quindi impossibile: segnando un primo e pesante stop alle richieste di Johnson.

Su tutte le altre questioni, invece, l’Unione europea è pronta a sedersi attorno ad un tavolo: con l’obiettivo di scendere a dei compromessi che siano idonei alle esigenze di tutte le parti in gioco. Nel suo passaggio, Ursula ha sottolineato come l’Europa, molto più del Regno Unito, negli ultimi anni si sia dimostrata essere a favore del liberismo: come ben evidenziato dagli accordi commerciali con il Giappone e con il Canada. Ed in questo senso, un qualsiasi ostacolo al libero commercio potrà essere riscontrato soltanto da parte britannica, cui uscita dal mercato unico già in sé evidenzia una volontà di chiusura al resto dell’Europa.

Già dai blocchi di partenza, le trattative tra Regno unito ed Europa si sono mostrate in salita, con attacchi e punzecchiature che non aiuteranno le prime e delicate fasi di trattativa, con il costante rischio per il banco di saltare. Ed in questo scenario, un graduale riavvicinamento ed una prima definizione di alcune generiche condizioni potrà essere la pietra miliare per le fondamenta dell’accordo commerciale post-Brexit. E sebbene l’incipit non si sia rivelato dei migliori, entrambe le fazioni sono ben al corrente di come la collaborazione efficiente rimanga comunque l’interesse primario: nonostante comunque un pizzico di tensione sia fondamentale per cercare di strappare il migliore dei risultati possibili.

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