Fermata in patria dalla diga posta dal governo Meloni su Banco Bpm, l’arrembante strategia di Unicredit non si ferma in Germania, dove la banca di Piazza Gae Aulenti è salita di un ulteriore 6% al 26% effettivo del capitale di Commerzbank, secondo istituto tedesco per dimensioni.
La scalata senza fine di Unicredit in Commerzbank
Convertendo un’altra tranche di derivati il gruppo di Andrea Orcel si è avvicinato alla soglia del 29,9% del capitale che la Banca centrale europea ha fissato come limite all’espansione di Unicredit prima di far scattare l’obbligo di offerta pubblico d’acquisto sull’intero capitale del colosso di Francoforte. Fin dove si vuole spingere ora Unicredit? Strategicamente, bisogna capire quale sia la priorità di Orcel e del suo gruppo con l’affare-Commerzbank.
Indubbiamente, il vento in poppa dello stato di salute di Commerzbank spinge le mire di Unicredit. Sul breve periodo c’è un obiettivo chiave: fare cassa della partecipazione. Il gruppo ha comprato il 9% a 13,20 euro ad azione nel settembre 2024 e prenotato un ulteriore 20% tramite derivati che procede a convertire e ha già fatto suo un deciso surplus dall’affare.
Bloomberg valuta 10,7 miliardi di euro il valore del 26% di Unciredit in Commerzbank ora che il titolo, salito dall’ingresso del gruppo di Milano del 160% in borsa, vale oltre 34 euro ad azione al Dax di Francoforte. L’ipotesi di un raddoppio di fatto del valore della quota di Comemrzbank in mano a Unicredit rispetto all’esborso diretto o tramite derivati per acquistarla non appare peregrina. Al contempo, Unicredit è entrata nel gruppo tedesco mentre si preparava la stagione del suo risanamento.
Commerzbank, una miniera d’oro per Unicredit
Commerzbank è reduce del miglior semestre della sua storia, con un utile operativo di 2,4 miliardi di euro tra gennaio e giugno che proietta attorno ai 5 miliardi di euro il risultato per l’anno in corso. Ci sono i margini perché Unicredit riceva dalla sua partecipazione un dividendo-monstre, che lo stesso Orcel ipotizzava valutabile come in grado di contribuire per 600-700 milioni di euro all’anno ai risultati di Gae Aulenti.
Sul medio-lungo periodo, invece, Unicredit ha molte opzioni a disposizione. Nella più basilare delle ipotesi, Orcel sta ponendo le basi per una maxi-plusvalenza sul suo investimento, ma è lecito attendersi che a Milano non si accontenteranno di così poco. Esclusa l’ipotesi di un acquisto, proprio perché il titolo risulterebbe ad oggi sopravvalutato, Unicredit potrebbe favorire una costante integrazione tra i due gruppi per creare un gigante europeo capace di avere precise economie di scala e di insistere sulla base di un rapporto economico, quello italo-tedesco, che è tra le architravi delle relazioni industriali e commerciali del Vecchio Continente.
Le mire future di Unicredit
Bettina Orlopp, ceo di Commerzbank, ci tiene però a sottolineare il fatto che da Francoforte la situazione rischia di generare strabismo, dato che “gli investitori sono investitori e i concorrenti sono concorrenti”. E Unicredit è ad oggi sia azionista che concorrente, in Europa e in Germania tramite la controllata Hypovereinsbank.
Per sanare la posizione, in prospettiva, Unicredit dovrebbe entrare in trattative col secondo azionista che è nientemeno che il governo federale tedesco, che detiene il 12% delle quote. Friedrich Merz, dopo una fase interlocutoria all’inizio del suo mandato, guarda di traverso le mire di Orcel, e il ministero delle Finanze di Berlino è intervenuto definendo “non coordinata e ostile” l’ennesima salita di Piazza Gae Aulenti nel gruppo di Francoforte. Orcel, a metà del guado, sa che Unicredit dovrà consolidarsi in Commerzbank per ottenere qualsiasi dei suoi obiettivi.
Passi avanti nel management di Commerzbank?
I dividendi oggi, una graduale convergenza domani? Il passo intermedio per Unicredit dovrà esser la ricerca di una voce nel contesto gestionale del gruppo, qualcosa a cui Orcel a lungo ha detto di non mirare ma che ora inizia a stuzzicare gli appetiti del banchiere romano. “Unicredit mantiene aperta la possibilità di candidarsi a un posto nel consiglio di sorveglianza di Commerzbank qualora non fosse soddisfatta delle performance della banca con sede a Francoforte, anche se in precedenza, Orcel aveva sempre sottolineato di non voler entrare in lizza per una posizione di supervisione”, nota Handelsblatt.
Ogni prossima mossa potrà esser decisiva nel quadro di un’espansione europea che Unicredit torna a percorrere chiusasi la porta Bpm e in attesa che il risiko bancario Mps-Mediobanca faccia capire il ruolo effettivo della sua tutt’altro che secondaria partecipazione in Assicurazioni Generali, su cui si giocherà probabilmente in futuro una grande partita per management e posizioni operative. Arrivarci da gigante europeo darebbe un altro peso a un gruppo che già spicca per dinamismo e attività.
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