35 miliardi di euro per scalare Commerzbank: Unicredit rompe gli indugi e si muove per formalizzare un’offerta pubblica di scambio notevole sulla seconda banca tedesca. L’operazione dovrà concretizzarsi da inizio maggio e rappresenta un’escalation notevole nella lunga marcia che il Ceo Andrea Orcel ha avviato nel settembre 2024, entrando con forza nel gruppo di Francoforte e avviando da allora in avanti una scalata fino al 29%.
Le mosse di Unicredit tra Italia e Europa
Si tratta di una manovra notevole sul piano finanziario e delle risorse impegnate, che mostra come Piazza Gae Aulenti abbia definitivamente rotto gli indugi sulla sua collocazione internazionale: Unicredit vuole giocare da grande banca europea e farlo puntando su integrazioni internazionali e investimenti, costruendo sul campo un embrione tutt’altro che ristretto di mercato transfrontaliero dei capitali.
La banca guidata da Orcel, nel corso del 2025, aveva avuto quattro scenari principali di operatività: un consolidamento dell’attività ordinaria e degli utili sul fronte interno; lo scontro col governo di Giorgia Meloni in Italia per il freno imposto da Roma alla scalata su Banco Bpm; la “mossa del cavallo” con cui Orcel aveva portato Unicredit ad acquisire quote di Assicurazioni Generali e Mediobanca, aderendo poi all’offerta di scambio di Monte dei Paschi di Siena, per condizionare il risiko bancario; infine, soprattutto, c’è stato il progetto di espansione europea tra Grecia e, soprattutto, Germania.
Unicredit punta Commerzbank, il risiko bancario è europeo
Come abbiamo sempre scritto, la via transfrontaliera avrebbe potuto essere programmata da Unicredit qualora gli spazi di espansione in patria fossero stati ridimensionati. Così è stato, e dunque Orcel ha rotto gli indugi. L’operazione di Unicredit su Commerzbank non ha paragoni dai tempi della Grande Recessione. Nel 2007 si ebbe l’ultima scalata di questa dimensione tra banche europee di Paesi diversi, quando Royal Bank of Scotland (RBS), Santander e Fortis comprarono in solido l’olandese Abn Amro.
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Il governo tedesco di Friedrich Merz ha definito “non coordinata e ostile” l’azione di Unicredit, e c’è da capire in che misura ciò sia concretamente vero. Da mesi Merz e Meloni intrattengono un’intesa cordiale con focus su competitività europea, sviluppo economico e semplificazione; i due esecutivi hanno fatto della partnership bilaterale un fattore di cooperazione anche in ambito europeo; Merz, poi, ha anche chiesto di accelerare sull’unione dei mercati dei capitali.
Appare difficile pensare che i due leader non abbiano parlato del dossier “UniCommerz”, che può potenzialmente creare la prima banca dell’Unione Europea per capitalizzazione borsistica e un attore finanziario di rango continentale.
Gli scenari operativi
I casi, qui, sono tre: una prima idea è ritenere che predominino le dinamiche interne italiane. In questo caso Orcel potrebbe aver tirato dritto per rompere gli indugi dopo le mosse obiettivamente maldestre sul piano politico di Roma sui dossier finanziari. A Unicredit è stata preclusa la strada di Banco Bpm per presunte ragioni di sicurezza economica nazionale tramite golden power salvo poi veder aperta la strada ai francesi di Credit Agricole nel capitale di Piazza Meda.
Si può, in secondo luogo, pensare a un via libera nei fatti tedesco da coprire con prese di posizioni politiche. In Germania, infatti, le scalate straniere sono poco popolari e quelle italiane ancora meno, come l’esperienza di casi quali Pirelli-Continental, fusione abortita nel settore degli pneumatici negli Anni Novanta, o il recente mancato deal Snam-Oge confermano. Sul piano industriale, però, l’operazione ha una ratio. Unicredit e Commerzbank rappresentano due Paesi complementari sul piano economico, industriale e delle filiere tra cui una sinergia finanziaria può creare indubbie economie di scala.
Prove tecniche di consolidamento bancario europeo
Infine, si può anche sottolineare come la mossa abbia un chiaro movente europeo e di mercato. Orcel, lo diciamo da tempo, applica nei fatti la dottrina finanziaria del consolidamento bancario caro a molti vertici dei poteri comunitari, tra cui Mario Draghi che nel suo rapporto sulla competitività, che si somma all’interesse dei grandi operatori finanziari internazionali per un sistema degli investimenti europeo più fluido e profittevole.
Nel mercato, peraltro, molti investitori hanno potenzialmente interessi comuni alla saldatura. Unicredit detiene il 29% di Commerzbak, il 12% è in mano allo Stato tedesco e il 32%, invece, diviso tra molti investitori istituzionali tra cui spicca il fondo BlackRock, oltre il 5%. La Roccia Nera è anche il primo azionista di Unicredit, della quale il 72% del capitale è in mano a investitori istituzionali (il 46% dei quali Usa e il 20% britannici), e il 7,6% proprio al più grande asset manager del mondo. Ci sono economie di scala che remano in direzione del deal. E questo difficilmente può essere ignorato da chi proprio in BlackRock ha lavorato e ora guida un Paese parte in causa: proprio il cancelliere Merz.
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