Unicredit, la via europea passa per Commerzbank e Generali

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Unicredit si eleva sopra il risiko bancario italiano e prova a dettare una linea europea capace di dare profondità industriale e strategica alla sua visione finanziaria. Milano chiama Francoforte via Trieste: dopo aver registrato il miglior trimestre della sua storia (utili a 3,2 miliardi di euro da gennaio a marzo, +16,1% anno su anno) il gruppo guidato da Andrea Orcel ha indicato in Commerzbank e Generali le direttrici di sviluppo. Confermata l’operazione da 35 miliardi di euro per completare la scalata a Commerzbank, dove Unicredit detiene già il 29% delle quote, Orcel ha anche parlato di possibili “sinergie industriali” col Leone di Trieste, dove l’obiettivo è quello di far convergere mondo bancario e assicurativo da un lato e capire gli spazi di manovra sul risparmio gestito, dopo il naufragio del deal Generali-Natixis nei mesi scorsi, per il gruppo di Piazza Gae Aulenti.

Dopo il risiko, la via europea di Orcel

Il timing con cui Orcel detta la linea, alla luce dei brillanti risultati di Unicredit, non è casuale. Arriva poco dopo il chiarimento dettato dal rinnovo del consiglio di amministrazione del Monte dei Paschi di Siena, ove la riconferma di Luigi Lovaglio ha portato alla rottura del fronte storicamente interessato a scalare Generali (due dei tre primi azionisti del Monte, Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin, si sono infatti divisi su Lovaglio, con il primo sconfitto) dopo l’affare Mediobanca e ha sostanzialmente blindato la posizione di Philippe Donnet, Ceo del primo gruppo assicurativo italiano, fino almeno all’assemblea dei soci del 2028, garantendo la prospettiva di una navigazione tranquilla. Inoltre, ha sostanzialmente imposto una tregua a quel risiko bancario che Unicredit ha subito quando il governo di Giorgia Meloni ha fermato la sua scalata a Banco Bpm e da cui ha poi provato a elevarsi con forza spingendo su deal internazionali e su sinergie strategiche.

Se il risiko aveva come obiettivo ultimo usare il pivot di Mps per arrivare, dopo Mediobanca, in Generali per difenderne l’intrinseca “italianità” e creare un polo finanziario centrato a Roma, la tregua in Mps dettata dall’allineamento tra Delfin e gli investitori internazionali ha inaugurato un secondo tempo favorevole a Unicredit e ai fautori del consolidamento europeo. In tal senso, da un lato la partecipazione in Generali (Unicredit è secondo azionista con poco meno del 9%) può garantire sinergie, sviluppo, proiezione industriale e, dall’altro la scalata in Commerzbank mira a accelerare sul fronte delle integrazioni transfrontaliere sfidando, a suo modo, anche quel governo tedesco di Friedrich Merz che a lungo si è messo di traverso circa la gestione della volontà di espansione del gruppo italiano.

Le sfide di Unicredit

Piazza Gae Aulenti controlla già HypoVereinsbank e potrebbe crescere ulteriormente in Germania. A tal proposito, per Orcel e i suoi c’è anche un preciso movente finanziario dietro i piani di scalata: nella crescita-record del trimestre, nota il Financial Times, ha pesato decisamente “”un triplicamento dei dividendi rispetto alle quote acquisite negli ultimi anni in Commerzbank, Alpha Bank greca e presso l’assicuratore Generali”, in un contesto in cui “il reddito trimestrale da dividendi è stato di 408 milioni di euro, aiutando UniCredit a compensare il colpo dei tassi di interesse più bassi”.

Di fronte ai chiari di luna delle Banche centrali dovuti a un contesto geopolitico e finanziario erratico, all’incertezza legata ai costi energetici e all’inflazione e ai dubbi sull’economia reale, diversificare appare una leva fondamentale per le banche. Unicredit ci prova unendo tattica e strategia. Per Orcel il risiko è europeo e il gruppo legiittima Commerzbank come obiettivo e, al contempo, Generali come attore sistemico di valore cruciale per l’Italia proprio perché di standing europeo, e non viceversa. Il risiko bancario finisce qui. Ora si entra in una fase di integrazione e convergenza guidata dai grandi attori di sistema. Mps è stata l’avvisaglia, Unicredit la conferma.

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