La mossa di Unicredit di salire fino al 9% nella sua partecipazione alla tedesca Commerzbank apre alla prospettiva di un consolidamento bancario di portata europea avente al centro la crescita sistemica di una delle maggiori banche italiane. Assieme alla rivale Intesa San Paolo, Unicredit è stata nell’ultimo anno tra le banche più in forma, non solo a livello italiano ma anche su scala comunitaria. E con la scalata al capitale del secondo gruppo tedesco dopo Deutsche Bank porta le sue attività a un ulteriore salto di qualità.
La prima mossa di una partita europea
La mossa ha suscitato dibattito nel panorama finanziario europeo. Il Financial Times ha citato la prospettiva di un primo passo verso una possibile fusione, il Corriere della Sera ha ricordato che nel caso la somma tra i ricavi di Commerzbank e Hypovereinsbank, la filiale tedesca del gruppo di Piazza Gae Aulenti, sorpasserebbero addirittura quelli di Deutsche Bank. E per Morningstar potrebbe essere “un nuovo stimolo alle fusioni transfrontaliere“.
Il Ceo di Unicredit, Andrea Orcel, in tre anni ha reso competitiva la banca su scala continentale. L’ex re delle fusioni e acquisizioni della finanza europea non sembra aver in mente l’incorporazione in Unicredit di altri gruppi: ha già rifiutato uno scenario simile per inglobare Monte dei Paschi di Siena e sono risultate infondate le voci su Banco Bpm. Piuttosto, la visione di Orcel punta a sinergie operative: così come in Grecia Unicredit ha acquistato il 9% dell’importante Alpha Bank, rilevando inoltre le sue attività in Romania, in Germania potrebbe succedere lo stesso su scala più grande.
Lo ha ricordato Morningstar: “Un’integrazione con Commerzbank creerebbe economie di scala e sinergie nel ramo imprese e Pmi in Germania, perché Commerz è leader nel Mittelstand“, il complesso di aziende esportatrici che tramite il coinvolgimento dei lavoratori nella partecipazioni ai profitti è capace di garantire ai dipendenti e piccoli soci una costante partecipazione alla crescita delle aziende. Questo è fondamentale in una fase in cui in questo settore “l’Italia è il primo partner dei tedeschi nell’import-export”.
Unicredit, una banca in salute
L’esposizione in Germania può inoltre valorizzare la strategia della banca di Piazza Gae Aulenti, che nel 2023 e 2024 ha ottenuto una serie di risultati positivi, oltre che in Italia, nel mercato centro-europeo profondamente integrato con quello tedesco. Nel 2023 per Unicredit i ricavi totali sono stati di 23,8 miliardi di euro, con un margine di interesse di 14 miliardi di euro e commissioni pari a 7,5 miliardi di euro. La Mitteleuropa e l’Est corrispondono a circa il 16,6% delle entrate di Unicredit, che nella regione ottiene grandi marginalità. A ciò si aggiunge la permanenza in Russia, dove Unicredit ha la seconda più grande quota tra le banche europee rimaste nel Paese dopo l’invasione dell’Ucraina e non vuole vendere a prezzo di saldo la sua partecipazione cedendo ai diktat del Cremlino.
Unicredit-Commerzbank, il consolidamento
Iusletter vede nella mossa di Unicredit su Commerzbank una manovra potenzialmente in grado di avviare il percorso dell’Europa verso economie di scala più efficaci nel settore del credito e una concentrazione di forze tramite alleanze e partecipazioni incrociate capaci di rafforzare l’Unione Bancaria dell’Europa. E, al contempo, creare le premesse per consentire ai big europei di competere con le banche americane e cinesi.
Un auspicio che anche Mario Draghi, nel suo recente rapporto sulla competitività europea, ha promosso ricordando la necessità di un consolidamento degli istituti tramite partecipazioni incrociate e, in futuro, fusioni per alzare i ritorni del capitale, ridurre i costi, rafforzare la capitalizzazione di mercato. Unicredit, forte di profitti in crescita a 2,6 miliardi di euro (+16%) anche nella prima metà del 2024, vuole essere in prima linea su questo processo che in Europa parla italiano.

