Con l’avvento della pandemia di coronavirus e anche su incentivo della stessa Banca centrale europea nella figura di Andrea Enria, nel 2020 si è potuto assistere sul panorama bancario europeo ad una lunga serie di fusioni volte a potenziare la resistenza degli istituti di credito. Tutto questo, in ottica futura, nella speranza di rendere le banche dell’Eurozona maggiormente stabili di fronte alle criticità che si dovranno affrontare con la crisi e con la conseguente ripartenza economica, per garantire al tempo stesso sia la tenuta dell’apparato bancario sia gli investitori ed i risparmiatori delle banche. E tra i Paesi che hanno assistito al maggior numero di fusioni c’è sicuramente la Spagna, che negli scorsi anni si era già messa varie volte in evidenza per la sostanziale instabilità del proprio apparato bancario.
Unicaja-Liberbank: nasce la quinta banca spagnola
Come riportato dalla testata spagnola El Pais, nelle scorse ore è stata portata a compimento la dichiarazione d’intenti per la fusione tra il colosso bancario dell’Andalusia Unicaja e la banca castigliana Liberbank. Dalla loro unificazione (nella quale la seconda verrà inglobata a tutti gli effetti dalla prima) nascerà il quinto istituto di credito della Spagna, assestato poco dietro il Banco Sabadell sia per quanto riguarda il capitale gestito sia per quanto concerne la capillarità sul territorio.
Una fusione conclusa “in fretta”, come sottolineato sempre ad El Pais da Manuel Azuaga, attuale presidente di Unicaja, a causa delle strette tempistiche dettate dagli aggiornamenti dei dati sui conti correnti che sarebbe avvenuto con lo scoccare della mezzanotte del 31 (e che, gà nel 2019, aveva mandato a monte un primo tentativo di accorpamento). Una fusione essenziale, però, per proiettare il nascente istituto ai vertici del mondo bancario spagnolo e per creare una banca solida in grado di superare le criticità e le difficoltà del prossimo futuro.
Nello scenario bancario attuale della Spagna stanno di fatto “scomparendo” molte piccole banche, a seguito di fusioni ed accorpamenti volti a garantire una maggiore tenuta del settore. In molti casi, però, ciò avviene proprio a causa di fondamenta traballanti che necessitano di un’ampliamento delle risorse gestite per far fronte alle indecisioni dettate dal prossimo futuro. In un momento che, purtroppo, vedrà le banche del Paese particolarmente esposte soprattutto verso la bolla degli Npl e verso il rischio di una nuova contrazione dei mercati finanziari.
Le fusioni italiane e spagnole a confronto
A poco tempo di distanza tra di loro, sia la Spagna sia l’Italia hanno visto sul proprio territorio due fusioni molto simili. All’accorpamento di Bankia con Caixa ha fatto seguito la fusione tra Unicaja e Liberbank, esattamente come in Italia alla fusione tra Intesa-San Paolo e Ubi Banca ha avuto seguito l’annuncio dell’Opa su CreVal da parte della branca italiana della francese Credit Agricole. Quattro fusioni simili per quanto riguarda la dimensione dei colossi bancari ma assai differente per quanto riguarda le motivazioni alla base.
Mentre infatti in Italia esse sono avvenute principalmente a causa degli interessi di Intesa e Credit Agricole sui clienti della banca verso cui è stata lanciata l’Opa, in Spagna le fusioni nascono più che altro dalla necessità di stabilizzare il sistema bancario. Sarebbe erroneo, dunque, considerare quanto sia accaduto alle banche italiane come speculare a quanto vissuto invece al di sotto della linea dei Pirenei. Ma entrambe le situazioni, comunque, denotano quella che è la tendenza del settore bancario e che influirà sulle scelte dei prossimi anni a venire: una volontà nella creazione di grossi istituti bancari, col fine di affrontare un periodo storico che, lato economico, rischia di riservare soprese e criticità forse senza alcun precedente.
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