Si chiama Middle Corridor, in italiano Corridoio Centrale, o anche Trans-Caspian International Transport Route (Titr), ossia Rotta di trasporto internazionale trans-caspica. È l’ultimo asso nella manica della Cina, un corridoio commerciale per rafforzare i rapporti con l’Europa e avvicinarsi ulteriormente al Vecchio Continente sulla scia della vecchia Belt and Road Initiative.
Sarà un caso ma – tempismo curioso – Pechino sta accelerando gli investimenti in questo progetto proprio mentre si intensificano le tensioni con Bruxelles (ne abbiamo parlato qui).
Il Titr è un piano molto interessante, innanzitutto perché il governo cinese può sfruttarlo per bypassare in un colpo solo la Russia e i vari focolai di guerra che infiammano il Medio Oriente. E poi perché il suo scheletro è già tratteggiato. Il Corridoio Centrale è lungo 4.750 chilometri, attraversa il Kazakistan, il Mar Caspio (dove si trasforma in rotta marittima), l’Azerbaigian, la Georgia e la Turchia.
Altro aspetto da considerare: la rotta, che combina trasporto ferroviario, stradale e marittimo, si candida a diventare sempre di più una valida alternativa a disposizione della Cina per prevenire eventuali interruzioni delle catene di approvvigionamento. In base alle prime stime, pare che usare il Titr consentirebbe a una spedizione cinese di raggiungere l’Europa in 15-18 giorni, rispetto ai 45-60 necessari via mare.

Un nuovo corridoio commerciale cinese (verso l’Europa)
La Trans-Caspian International Transport Route ha attratto un interesse crescente da parte degli esportatori che da un lato puntano a consegne più rapide, e dall’altro intendono evitare i rischi per la sicurezza legati al passaggio attraverso il Mar Rosso e le incertezze derivanti dalle sanzioni imposte alla Russia.
Secondo il programma intergovernativo georgiano Transport Corridor Europe-Caucasus-Asia, per esempio, la Cina ha fornito un sostegno finanziario di circa 70 milioni di dollari e attrezzature per un valore di circa 2 milioni per il porto di Baku sul Mar Caspio. Non solo: aziende cinesi hanno partecipato alla costruzione di un nuovo porto marittimo da 300 milioni ad Aktau, in Kazakistan, sull’altra sponda del solito Mar Caspio.
Restano ancora diversi nodi da sciogliere. Come ha spiegato il South China Morning Post, il corridoio era ancora “a bassa capacità” e presenta un costo unitario per il trasporto merci superiore a quello delle rotte marittime.
Ma perché passare dalla Russia e dal Medio Oriente non dovrebbe più andar bene per la Cina? Si chiama prevenzione, o meglio ancora, diversificazione.
Una rotta di trasporto terrestre che collega la Repubblica Popolare Cinese all’Europa attraverso la Russia (circa 10mila chilometri) espone infatti gli spedizionieri e le aziende alle sanzioni occidentali che hanno colpito Mosca, mentre i rimasugli della guerra in Iran, le acque caldissime del Mar Rosso (per maggiori informazioni chiedere agli Houthi) e la pirateria al largo delle coste africane possono generare, come detto, importanti problemi di sicurezza.

L’obiettivo di Pechino
Con il Titr, in sostanza, la Cina si affida a un’alternativa soft che offre una minore esposizione ad alcune tra le zone più delicate del pianeta.
C’è dell’altro, perché questa rotta consente a Pechino di importare minerali dall’Asia centrale più facilmente, così come le economie regionali sono pronte a trarre vantaggio dagli investimenti infrastrutturali del Dragone.
La Turchia è tra le più interessate al progetto. Ankara ha firmato un memorandum d’intesa con il gigante asiatico nel 2015 per armonizzare la Via della Seta cinese nel Middle Corridor sponsorizzato da Recep Tayyip Erdogan. I lavori per ottimizzare il Titr sono ancora in corso. Nel frattempo, una parte fondamentale del piano, la ferrovia Baku-Tbilisi-Kars, ha ripreso a funzionare a pieno regime.
Per l’Europa, dunque, il corridoio può fungere da interessante strumento per ridurre i rischi e rafforzare l’autonomia strategica. Per la Cina, rappresenta invece un’estensione della sua influenza verso ovest e parte di una narrativa globale che sfida le norme politiche occidentali.

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