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Una banca e due brand: Mps, 2 miliardi di euro per togliere Mediobanca dalla Borsa

Una banca e due brand: Mps, 2 miliardi di euro per togliere Mediobanca dalla Borsa. Prospettive e incognite della fusione.

Dopo oltre un anno, Monte dei Paschi di Siena ha deciso: come chiesto dalla Banca centrale europea, incorporerà le attività di Mediobanca, scalata a settembre dopo la fine dell’offerta pubblica di scambio, acquisterà il 13,7% rimasto flottante, toglierà Piazzetta Cuccia dalla Borsa e ne farà una sussidiaria orientata a preservare il brand dello storico istituto nato 80 anni fa, che diverrà una boutique focalizzata al risparmio gestito, agli alti patrimoni, all’investment banking e alla preservazione delle partecipazioni, prima fra tutte quella in Assicurazioni Generali (12,9%).

Cosa prevede il piano di Siena

Il piano industriale presentato dal Ceo Luigi Lovaglio mira a rispettare le aspettative e a far partire il modello “una banca, due brand”: filiali, retail, attività assimilabili resteranno in Mps, da rilanciare come istituto anche nel mercato di massa. Mediobanca tornerà a essere, sostanzialmente, il “salotto buono” dell’alta finanza, lo scrigno della quota di Generali, alfiere di un “capitalismo senza capitali” nella generazione dei profitti (garantiti dal Leone di Trieste) che dovrà riscoprire la capacità di gestione patrimoniale per capire se potrà continuare a prosperare come entità autonoma. Mps espugna Mediobanca ma non può farne a meno.

La fusione mira a generare 700 milioni di efficienza di costi, ma avrà una premessa costosa: “Ai corsi di Borsa di oggi l’acquisto del flottante (13,7%) di Mediobanca costerebbe intorno ai 2 miliardi di euro“, ha dichiarato ieri Filippo Alloatti, Head of Financials Credit di Federated Hermes, prima del decisivo rialzo del titolo di Piazzetta Cuccia sull’effetto della notizia, che aggiungerà in prospettiva decine di milioni di euro al conto. Un’operazione onerosa per una banca che con Mediobanca ha visto l’utile salire oltre 3 miliardi di euro e che è in salute, ma dovrà capire su che valori di patrimonializzazione e tenuta assestarsi dopo l’articolata fusione.

La fusione Mps-Mediobanca

Si dovranno fondere culture manageriali diverse, sperando che per Mps, dieci anni dopo il terremoto nel capitale del 2016-2017, inizi finalmente la fase della maturità e che, come dice il piano industriale, con la fusione si possa valorizzare in Mediobanca “un brand di altissimo valore, con un patrimonio unico di competenze e sinonimo di eccellenza nei servizi di consulenza a imprese e privati”. Mps, che capitalizza 26 miliardi di euro, scambia a oltre otto volte il suo utile contando Mediobanca e dovrà capire la tenuta del valore del suo titolo, specie se nell’attività ordinaria i tassi d’interesse scenderanno.

Per Alloatti “la mossa presenta due vantaggi: in primo luogo il realizzo meno difficile delle sinergie finanziare, stimate dal management senese a 700 milioni di Euro. E, in secondo luogo, dovrebbe incrementare il già alto ratio CET1 (16,2% a fine 2025) del Monte” rendendolo più resiliente agli shock.

Verso l’assemblea di Mps

La vera questione sarà la credibilità del piano rispetto alla prossima assemblea degli azionisti di Mps, prevista per il 15 aprile in cui Lovaglio si giocherà la riconferma, tra un piano industriale ambizioso e le ombre dell’inchiesta per presunti illeciti nella scalata a Piazzetta Cuccia che lo vede coinvolto assieme a Francesco Gaetano Caltagirone e Francesco Milleri, Ceo di Delfin, ovvero i maggiori azionisti del Monte e titolari delle più grandi ambizioni sul futuro di Generali. In fin dei conti, se Mps è un passaggio obbligato per Generali, il fatto di aver lasciato nella cassaforte-Mediobanca, brand più che apparato operativo, la partecipazione può sembrare un gesto meno belligerante verso Trieste mentre Siena deve guardare al fronte interno.

Gli azionisti accetteranno la linea Lovaglio? Il Ceo sarà confermato nelle nuove liste che i big del Monte scriveranno autonomamente? La spesa odierna necessaria per consolidare la fusione futura sarà approvata? Che indicazioni industriali darà al mercato il progetto di Mps? Domande importanti la cui risposta si avrà nei prossimi mesi. E che permetteranno di capire se le partite politico-finanziarie del risiko potranno avere uno sbocco industriale chiaro. In tal senso, Mps-Mediobanca non sarà solo un cambio di passo per un istituto nato 80 anni fa e che dopo 70 anni esatti chiuderà la parabola borsistica. Sarà anche uno stress test per le fusioni bancarie nazionali e il nuovo perimetro della finanza nazionale. Con Generali, sempre, sullo sfondo.

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