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Sono passati appena due anni dal discusso incontro tra l’allora vicepremier italiano Luigi Di Maio e il leader dei gilet gialli Cristophe Chalençon. L’endorsement grillino al movimento che da mesi metteva a ferro e fuoco le città francesi per protestare contro il presidente Emmanuel Macron fece calare il gelo nelle relazioni tra Roma e Parigi. Oggi, però, le acredini del passato sembrano essere soltanto un lontano ricordo. Di Maio, nel frattempo, dopo essere passato indenne attraverso tre esecutivi, è diventato ministro degli Esteri, e da quando Mario Draghi è arrivato a Palazzo Chigi le relazioni con la Francia hanno preso una piega diversa. Tanto da giungere alla firma, nel palazzo del Quirinale, del patto che suggella la ritrovata amicizia tra i due Paesi.

La firma del trattato è arrivata alle 9:30 del 26 novembre, prima dell’incontro di Macron con Papa Francesco. Le basi del documento che, come trapelava nei giorni scorsi da fonti francesi, “favorirà la convergenza delle posizioni e il coordinamento” in diversi ambiti, dalla politica estera, alla difesa, passando per l’economia e le politiche migratorie, sono state gettate nel vertice di Lione del 2017 dall’allora premier Paolo Gentiloni.

Le trattative si sono arenate durante il primo governo Conte, tra tensioni crescenti e incidenti diplomatici, ma hanno subito una vera e propria accelerazione con l’attuale esecutivo. Dall’Eliseo spiegano che Francia e Italia hanno “ritrovato una relazione di qualità eccezionale che si traduce in una grande vicinanza fra Macron e Draghi”. L’ex presidente della Bce e il presidente francese si conoscono da tempo e si stimano reciprocamente. Finora, come ricorda Bloomberg, hanno totalizzato quasi 10 ore di colloqui durante gli incontri bilaterali ufficiali, senza contare i confronti informali, come la cena dello scorso settembre al ristorante stellato Le Petit Nice di Marsiglia.

A favorire “l’allineamento di pianeti” nelle relazioni italo-francesi, però, è soprattutto l’attuale scenario geopolitico. La pandemia ha cambiato gli equilibri economici nel Vecchio Continente e sia l’Italia che la Francia, che dal primo gennaio assumerà la presidenza di turno dell’Ue, hanno bisogno che la politica monetaria europea resti espansiva per sostenere la ripresa. Come ricorda su La Stampa l’analista Dario Fabbri, l’idea fin dall’inizio era quella di “bilanciare la superiorità economica tedesca” con un patto franco-italiano. Ora che l’uscita di scena di Angela Merkel rischia di aprire le porte ad un ritorno all’austerity, unire le forze per costringere la Germania “a conservare una politica di stampo espansivo” è diventata una questione di sopravvivenza. Ma non ci sono solo le questioni economiche dietro al riavvicinamento tra Roma e Parigi.

L’obiettivo è anche quello di rafforzare il ruolo dell’Unione europea nel Mediterraneo, sia sul fronte dell’immigrazione, sia con riferimento all’avanzata turca in Libia e nei Balcani, tollerata dagli Stati Uniti nell’ottica di contenimento della Russia, mette in difficoltà sia la Francia che l’Italia. Per Daniele Ruvinetti, Senior Advisor della fondazione Med Or di Leonardo, “l’inizio di una nuova stagione di allineamento e cooperazione comporterà risultati positivi su dossier sensibili e strategici come la Libia – dove i due Paesi in passato hanno tenuto posizioni differenti”.

“La forza del coordinamento franco-italiano – spiega ad InsideOver – permette all’Ue di muoversi in modo più compatto e recuperare terreno all’interno delle dinamiche del Mediterraneo allargato, dal Sahel al Medio Oriente, dove rivali strategici come Turchia e Russia si muovono per portarsi in vantaggio”. Un altro dei risvolti positivi dell’alleanza italo-francese, che ricalca quella ratificata dal generale Charles De Gaulle e dal cancelliere tedesco Konrad Adenauer nel 1963, sarà quella di far sentire di più in Europa il peso dei Paesi del sud rispetto al blocco dei “frugali”.

Il destino dell’intesa, però, dipenderà anche dall’esito delle elezioni dai due lati delle Alpi. In Francia si voterà per scegliere il nuovo presidente della Repubblica tra meno di sei mesi, mentre in Italia il ritorno alle urne è previsto nel 2023. Il rischio, nel frattempo, secondo gli analisti, è che Roma possa finire per assumere una posizione subalterna ed essere assorbita nella sfera di influenza francese. Anche se Oltralpe assicurano: non esiste alcuna “attitudine predatoria” da parte di Parigi.