C’è un grande, grosso, guaio a Singapore. Siamo abituati a pensare a questa città-Stato come un rifugio dorato per ricconi, sede di grandi aziende internazionali che puntano sull’Oriente e cuore nevralgico della finanza che guarda a Est.
Ci dimentichiamo però che stiamo parlando anche del principale hub asiatico per il rifornimento di carburante alle navi, nonché centro marittimo globale e nodo logistico numero uno del pianeta.
I numeri lo dimostrano in maniera chiara: nel 2025, Singapore ha rifornito di carburante le navi per un totale di 56,77 milioni di tonnellate, spostato container per 44,66 milioni di Teu e ricevuto navi per un volume complessivo di 3,22 miliardi di gross tonnage.
La guerra in Iran, e l’effetto domino conseguente che ha travolto l’intero Medio Oriente, ha generato una preoccupante impennata dei prezzi del petrolio e una contrazione dell’offerta, mettendo a rischio la logistica marittima asiatica. La stessa, per intendersi, che ha il suo cuore pulsante proprio nella “Città del Leone”.
Il motivo, anche qui, sta nei dati. Le navi che operano a livello internazionale si riforniscono di carburante nei porti, ma anche attraverso operazioni di bunkeraggio effettuate da navi cisterna in mare. Ebbene, Singapore è di gran lunga il più grande hub di bunkeraggio al mondo.

Un problema per la logistica marittima asiatica
Gli operatori del settore marittimo che hanno sede a Singapore – e sono tanti e tra i più importanti del mondo – affermano che l’impatto delle interruzioni riguardanti lo Stretto di Hormuz si sta facendo sentire sempre di più.
In che senso? La chiusura della citata rotta sta limitando l’approvvigionamento di petrolio nei dintorni della città-Stato, riducendo l’offerta e facendo salire alle stelle i prezzi del carburante. Secondo la società di analisi dati Kpler, lo scorso anno Singapore ha importato 8,72 milioni di tonnellate di olio combustibile dal Medio Oriente – il 20% delle sue importazioni totali – rendendo il Medio Oriente la seconda maggiore fonte di olio combustibile per la metropoli.
L’Autorità marittima e portuale di Singapore ha intanto provato a tranquillizzare gli animi spiegando che le preziose risorse provengono da diverse fonti e che l’offerta è sufficiente a soddisfare la domanda. Intanto però i prezzi del combustibile per navi sono aumentati. Da queste parti, il 9 marzo il prezzo del Vlsfo (olio combustibile a bassissimo tenore di zolfo) è balzato a 1.194 dollari a tonnellata, e cioè 2,6 volte superiore rispetto al mese precedente.

Cosa succede adesso (e cosa rischia Singapore)
La situazione potrebbe costringere le compagnie di navigazione a ripensare le proprie operazioni, prendendo in considerazione possibili cancellazioni e modifiche degli itinerari.
“Stiamo esaminando attentamente la situazione”, ha per esempio dichiarato a Nikkei Asia un portavoce della compagnia di navigazione giapponese Mitsui OSK Lines (Mol). Un’altra compagnia di navigazione container, Ocean Network Express, di proprietà congiunta di tre società giapponesi tra cui Mol, ha invece fatto sapere che le sue navi continuano a fare scalo a Singapore come previsto. “Per quanto riguarda le tariffe di trasporto, le condizioni di mercato rimangono dinamiche e continuiamo a monitorare attentamente gli sviluppi”, ha riferito un portavoce della società.
Lo scenario è dunque in continua evoluzione. Le turbolenze, in ogni caso, hanno già toccato anche la terraferma di Singapore. Già, perché la crisi petrolifera ha toccato diversi settori industriali locali: un guaio non da poco, visto che la città-stato funge da polo commerciale e che tale impatto potrebbe estendersi a tutte le sue catene di approvvigionamento.
Almeno tre aziende petrolchimiche hanno dichiarato la “forza maggiore”, una misura che le imprese utilizzano per liberarsi dagli obblighi contrattuali durante eventi imprevisti come guerre o disastri naturali. Tra queste c’è anche Pcs, un colosso che produce ed esporta sostanze chimiche come etilene e propilene, materie prime fondamentali per la produzione di plastica e fibre.
Le preoccupazioni per una potenziale carenza di energia a Singapore crescono insomma di giorno in giorno. “Voglio rassicurare tutti i nostri concittadini singaporiani che la nostra sicurezza energetica è garantita, anche a fronte di queste interruzioni”, ha tuttavia dichiarato il ministro del Lavoro Tan See Leng.

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