È una situazione delicata per l’Associazione delle Nazioni del Sud Est Asiatico (Asean). Il conflitto in Medio Oriente, con il conseguente blocco dello Stretto di Hormuz, ha generato una grave crisi energetica in gran parte dell’area, particolarmente esposta agli stravolgimenti della vitale rotta marittima incastonata nel Golfo. È in un clima del genere, appesantito dall’imprevedibilità degli Stati Uniti, che i leader dei Paesi membri dell’Asean – una regione formata da quasi 700 milioni di abitanti e con un’economia complessiva di 3.800 miliardi di dollari – si sono riuniti a Cebu, nelle Filippine, per un importante summit. L’ordine del giorno? Definire al più presto un quadro regionale per la condivisione del petrolio.
Anche se il meeting si è concluso senza un piano concreto capace di offrire una risposta immediata e simultanea al terremoto mediorientale, i presenti hanno concordato nell’urgenza di mantenere un approccio comune che vada oltre la semplice condivisione del carburante. Il presidente di turno dell’Asean, quest’anno il filippino Ferdinand Marcos Jr (che in patria deve fare i conti con importanti scossoni politici), si è comunque detto ottimista sulle tempistiche della ratifica di un accordo, pur sottolineando che è prima necessario definire i dettagli tecnici. “Stiamo cercando di esaminare tutto ciò che possiamo fare. Come avviene la condivisione? Chi riceve cosa? Come si paga? Si paga? È uno scambio? Chi viene prima? Queste sono le domande a cui bisogna ancora dare una risposta. Non l’abbiamo mai fatto prima”, ha spiegato Marcos.
Il piano energetico dell’Asean
I lavori sono stati complessi ma dal vertice Asean è comunque emerso qualcosa di interessante. Il titolo del summit, “Navigare insieme nel nostro futuro”, è già di per sé un messaggio inviato alla comunità internazionale: il Sud Est Asiatico ha smesso di essere uno spettatore passivo dei mutevoli equilibri geopolitici mondiali.
“La recente crisi è un chiaro monito su quanto le nostre economie rimangano vulnerabili agli improvvisi cambiamenti dell’ordine internazionale e, di conseguenza, dell’economia globale”, ha spiegato Marcos inaugurando il summit numero 48 dell’Asean e chiedendo una maggiore collaborazione regionale per mitigare ogni shock esterno. A partire da quello energetico, che ha costretto il gruppo a rivedere l’organizzazione dell’evento: i cinque giorni previsti sono stati ridotti a tre, mentre oltre 600 riunioni preparatorie sono state spostate online per contenere i costi.
Non è un caso che sia emersa la volontà di affidarsi all’Accordo Asean sulla sicurezza petrolifera (Apsa), un accordo introdotto per la prima volta nel 1986 e giuridicamente in vigor ma nella pratica mai davvero implementato in modo operativo. Cosa prevede il piano? Oltre alla creazione di una riserva di petrolio da usare in caso di emergenza, una clausola di mutuo soccorso: quando un Paese del gruppo deve affrontare una crisi energetica, gli altri membri dell’Asean sono chiamati a fornirgli il carburante necessario.
L’idea è interessante ma, nel momento in cui scriviamo, ogni singolo paese dell’Asean ne sta affrontando contemporaneamente una. Sempre in relazione al tema, è tornata in auge l’idea di creare una rete elettrica dell’Asean, un progetto volto a collegare le diverse reti elettriche nazionali della regione affidandosi alle energie rinnovabili.
Rafforzare l’integrazione economica
Le mosse degli Stati Uniti in Medio Oriente hanno fatto perdere la pazienza ai membri dell’Asean ormai desiderosi di pianificare un’autonomia strategica almeno nei settori più rilevanti, ossia quelli energetici ed economici. Da questo punto di vista, i membri hanno sottolineato l’importanza di rafforzare la resilienza economica modificando l’Accordo Asean sul commercio di beni e integrando più profondamente le economie regionali.
Ricordiamo, infatti, che, nonostante l’intero blocco sia quasi completamente privo di dazi doganali al suo interno, gli scambi intra-Asean rappresentano poco meno del 25% del commercio totale del gruppo (una percentuale pressoché identica a quella di vent’anni fa). Aumentare questa cifra, ha spiegato Foreign Policy, significherebbe affrontare la fitta rete di barriere normative nazionali che ancora ostacolano il commercio, con annessi probabili scontri tra gli interessi contrapposti dei grandi conglomerati di ciascuna nazione Asean.
I dati economici diffusi durante il summit hanno confermato per il 2025 il tasso di crescita del 4,9% per la regione, una regione che ambisce a diventare la quarta economia mondiale entro il 2030.