Come su Inside Over avevamo avuto modo di anticipare nelle scorse settimane e come avevamo verificato nelle ultime giornate, Dario Scannapieco è il nome scelto da Mario Draghi per la guida di Cassa Depositi e Prestiti. Il vicepresidente della Banca Europea degli Investimenti, da quattordici anni uomo chiave della strategica istituzione basata in Lussemburgo, sarà chiamato in Via Goito per dare applicazione ai progetti fondamentali che il governo Draghi ha affidato e affiderà a Cdp: la mobilitazione di Patrimonio Destinato, il vero e proprio “fondo sovrano” da 44 miliardi di euro previsto dal Decreto Rilancio, il coordinamento e la governance del Recovery Fund, la chiusura di dossier cruciali come Autostrade e Open Fiber, la partecipazione allo sforzo finanziario nazionale che ha nei colossi bancari un perno determinante.

Scannapieco, riferiscono autorevoli fonti romane, era già stato contattato dal premier a febbraio, ai tempi della costituzione del governo, come papabile ministro dell’Economia o dello Sviluppo Economico, ma ha declinato l’invito dichiarandosi disposto, in alternativa, a proseguire nella mansione cui ha dedicato buona parte della sua carriera: la gestione dei finanziamenti agli investimenti strategici, il coordinamento tra mondo bancario e tessuto produttivo, lo stimolo alle politiche pubbliche.

Originario di Maiori, paese della Costiera amalfitana in provincia di Salerno, classe 1967, Scannapieco sarà chiamato ora a amministrare questi compiti e a garantire un contatto diretto tra Cdp, il ministero dell’Economia e delle Finanze e Palazzo Chigi. La sua chiamata alla guida di Cdp consolida il partito di Draghi nelle istituzioni e, anzi, porta in una decisiva stanza dei bottoni un “draghiano” per eccellenza. Fu proprio l’attuale premier, ai tempi in cui svolgeva l’incarico di Direttore generale del Tesoro, a far decollare la carriera di Scannapieco che dopo la laurea alla Luiss in Economia e commercio, due anni di lavoro alla Sip e un Mba conseguito ad Harvard nel 1997 preferì la carriera nelle istituzioni a quella nel settore consulenziale e industriale da cui provengono invece i nominati ai vertici di Ferrovie dello Stato (Luigi Ferraris e Nicoletta Giadrossi). Draghi in persona selezionò il giovane economista di origini campane per il team dei suoi consulenti, avviando la carriera di Scannapieco nelle istituzioni.

Si andava allora consolidando la prima base operativa del “partito” di Draghi nelle istituzioni, che oggi è profondamente ramificato comprendendo il ministro dell’Economia Daniele Franco, il direttore generale del Tesoro Alessandro Riverail governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, il suo direttore generale Luigi Signorini, il vice Pietro Cipollone e il rappresentante italiano nel board BcFabio Panetta. E di cui Scannapieco è parte integrante.

Nel 2002, dopo cinque anni di lavoro all’ufficio del direttore generale, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, membro del governo Berlusconi II, lo nominò direttore generale del Dipartimento Finanza e Privatizzazioni. Negli incarichi conferiti da Draghi e Tremonti Scannapieco, nota Formiche, ha maturato un bagaglio di esperienze considerevole: nella sua lunga carriera in due uffici diversi al Tesoro “si occupa delle società di cui lo Stato è azionista, e anche di grandi infrastrutture. Siede nel cda di Finmeccanica, segue la prima vendita di Alitalia e la privatizzazione dei Monopoli di Stato. In anni diversi entra nell’advisory board di Spencer Stuart, nel comitato strategico di Cdp, nel cda di Consap, nel comitato di gestione dell’Agenzia del Demanio. Fa parte degli organi bilaterali (rispettivamente con Francia e Austria) che seguono la Tav Torino-Lione e il tunnel del Brennero”.

L’esperienza in materia industriale, strategica e istituzionale gioca un ruolo decisivo nella scelta del governo Prodi II di nominare Scannapieco come membro italiano nella direzione della Bei, istituzione in cui è scelto per ricorprie il ruolo di vicepresidente, rinnovatogli nel 2013 e nel 2019. Nel corso degli anni seguiti alla Grande Recessione la Bei ha rappresentato un’istituzione decisiva per l’Europa, un decisivo acceleratore di investimenti strategici e di lungo periodo, un attore in grado di ridurre al minimo gli oneri burocratici e gli sprechi di risorse. Scannapieco ha avuto nella sua lunga vicepresidenza una serie di deleghe pesanti: i finanziamenti alle Pmi e alle midcap, i prodotti per investimenti in capitale di rischio e assimilabili (equity e equity-type), la cooperazione tra la Bei e il Fondo europeo investimenti (Fei), il monitoraggio delle controparti e ristrutturazioni, le operazioni di finanziamento in Croazia, Italia, Malta, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Palestina e Siria. Nel 2019 l’Italia è stato il primo fruitore dei progetti Bei, con 11 miliardi di euro in finanziamenti destinati a opere quali reti idriche e collegamenti elettrici e, nonostante la crisi pandemica, nel 2020 la quota è salita a 12 miliardi di euro.

Scannapieco porterà in Cdp una visione di ampio respiro apertamente orientata a coniugare nel migliore dei modi programmazione e operatività concreta, a coordinare attori bancari e decisori pubblici. “Approviamo progetti che poi per un motivo o per un altro non si realizzano e siamo costretti a farli tornare indietro, non è bello quando accadono queste cose, a volte è disarmante questa incapacità della macchina pubblica, di quella che una volta si chiamava buona amministrazione”, ha avuto modo di affermare nel 2014 in un colloquio con Il Sole 24 Ore, sottolineando la necessità, condivisa con il premier, di restituire alla pubblica amministrazione centralità e autorevolezza.

La sua dottrina contro la crisi da Covid-19 è ben vicina a quella del premier, è innervata dalla logica “sviluppista” della Bei ed è stata espressa in un’intervista a Il Denaro dello scorso anno: “Il rimedio sta negli investimenti pubblici in grado di stimolare e mettere in gioco anche quelli privati e di generare nel tempo quell’occupazione sana e duratura che non può essere sostituita da alcun tipo di sussidio”. Puntare sull’uso strategico del debito, di un debito “buono” in grado di moltiplicare la domanda, permettere la spedita realizzazione di opere e progetti, fondamentale per dare attuazione al Recovery Fund, e promuovere la crescita dei territori garantendo progresso e lavoro: Scannapieco sarà chiamato a far sua la filosofia di Cdp, vero e proprio braccio armato dell’economia italiana, dal peso paragonabile a un ministero, mobilitando le risorse del risparmio postale verso il consolidamento del sistema-Paese. Un ruolo chiave per cui il premier ha scelto un draghiano tra i draghiani. Segnalando la natura decisiva della banca di Via Goito per i suoi progetit di medio-lungo termine. 

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