Prima la mossa a sorpresa dell’Olanda, con Mark Rutte pronto a rovesciare il tavolo del Recovery Fund facendo leva sullo stato di diritto e sull’idea di un’Ue senza Ungheria e Polonia. Poi la conferenza stampa di Olaf Scholz, con il ministro delle Finanze tedesco a ricordare ai più distratti che sì, Bruxelles si impegnerà a contrarre debiti per finanziare il Recovery Fund. Ma che quel buco di bilancio dovrà essere ripagato attingendo a nuove risorse proprie. Ergo: soldi dei cittadini europei.
Tralasciando le continue minacce velate rilasciate nelle interviste dai vari Sebastian Kurz e Valdis Dombrovskis – ovvero non sprecare gli aiuti europei – , l’ultimo segnale nefasto si trova all’interno della Banca centrale europea. Prima di svelare nel dettaglio il caso Bce è importante soffermarci su un punto. Altro che Europa gentile e pronta ad aiutare i governi dei Paesi membri in difficoltà.
Dopo settimane di affermazioni e dichiarazioni amichevoli, ecco ritornare il vero volto dell’Europa tecnocratica, con il ritorno di fiamma dei famigerati falchi dell’Ue pronti a ristabilire i loro diktat su tutto il Vecchio Continente. Sembrava che i Paesi frugali avessero ingoiato il rospo, che i vari organi dell’Ue avessero capito, finalmente, quale strada intraprendere per evitare di commettere gli stessi errori del passato. Ebbene, a quanto pare così non è stato.
Il “fallimento” di Lagarde
Dicevamo della Bce. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera i falchi della Banca centrale europea starebbero attuando una manovra per mettere con le spalle al muro niente meno che Christine Lagarde. E il che è tutto un programma, visto che il potentissimo presidente della Bce non può certo essere rientrare tra le “colombe”. In ogni caso, nei giorni scorsi, il Consiglio direttivo dell’organismo – che, tra l’altro, si occupa di decidere i tassi di interesse, gli acquisti di debito pubblico o privato e l’offerta di liquidità delle banche – si è riunito per l’ennesimo appuntamento in videoconferenza.
A quanto pare il comitato esecutivo avrebbe prima convocato una riunione fisica, diventata poi virtuale: un segnale, questo, di come anche all’interno della Bce regni la più assoluta incertezza. E qui entra in gioco Lagarde, visto che l’incertezza è causata per lo più da una sorta di conflitto tra le scelte della banca e il ruolo dello stesso presidente. La criticità più impellente riguarda l’aumento del valore dell’euro, schizzato, dalla pandemia di Covid a oggi, del 9,7% sul dollaro e del 9,2% sulle valute degli altri partner commerciali dell’area.
Insomma, l’andamento della moneta unica dimostrerebbe, a detta dei falchi, il palese fallimento della missione di Lagarde. Non a caso Luis de Guindos, numero due della Bce, ha spiegato quale sarebbe uno dei problemi più importanti con il quale fare i conti: il fatto che la Banca centrale europea non abbia posto alcun obiettivo sul tasso di cambio all’interno della propria politica. Non solo: “Una delle principali vulnerabilità che abbiamo evidenziato in passato e, più precisamente, dopo la pandemia, è la bassa redditività delle banche europee e le basse valutazioni di borsa che questa bassa redditività sta causando”, ha aggiunto de Guindos.
La mossa dei falchi
Scendendo nel dettaglio, se un sistema è in recessione, apprezzare la moneta non serve a molto. Anzi: per usare le parole del Corsera, “frena l’attività produttiva rendendo più cari i prodotti all’esportazione, mentre sospinge l’economia verso la deflazione per il calo dei costi dei beni importati”. Insomma, il rischio è che l’euro si rivaluti troppo per lo stato dell’economia europea e non solo.
Lagarde ha provato in qualche modo a difendersi: “Nella misura in cui l’euro mette una pressione negativa sui prezzi dobbiamo monitorare attentamente la questione”. Proprio mentre il presidente della Bce stava per rilasciare queste dichiarazioni, giovedì scorso, un lancio dell’agenzia Bloomberg anticipava l’ex capo dell’Fmi, affermando l’esatto opposto di quanto avrebbe detto di lì a poco.
L’agenzia spiegava che per il Consiglio direttivo Bce non vi erano ragioni di reagire troppo alla rivalutazione dell’euro: “Il Consiglio direttivo ha discusso il recente apprezzamento della moneta ma l’opinione generale è stata che non c’è ragione di reagire eccessivamente”. Mentre Lagarde stava cercando di stoppare la rivalutazione della moneta con le sue parole, qualcuno ha spifferato a Bloomberg il messaggio opposto. Risultato: in quel pomeriggio l’euro è salito da 1,18 a 1,19 dollari. Quanto accaduto è chiaro: qualcuno, probabilmente all’interno della Bce, ha parlato all’agenzia esponendo una posizione diversa da quella espressa da Lagarde. Il significato è altrettanto chiaro: la francese è finita nel mirino dei falchi più intransigenti della Banca centrale europea.