Si tratta di un’intesa per arginare la Cina o semplicemente di un patto di ferro per cercare di rilanciare le rispettive economie? Lo scopriremo molto presto, cioè quando nei prossimi anni, o magari già nei prossimi mesi, sarà possibile analizzare gli effetti dell’accordo infrastrutturale firmato recentemente da Unione europea e Giappone. L’obiettivo della nuova cooperazione è coordinare trasporti, energia e progetti digitali ma, più in generale, le due parti si impegnano a costruire un ponte tra Europa e Asia. In poche parole, Tokyo e Bruxelles si sono prefissate lo stesso compito che intende portare a termine la Nuova Via della Seta di Xi Jinping, il mastodontico piano infrastrutturale con cui la Cina vuole unire Eurasia e Asia in un unico blocco commerciale. È per questo motivo che più di una voce ha ipotizzato che l’asse Bruxelles-Tokyo possa essere un chiaro tentativo volto a pestare i piedi a Pechino, desideroso di accaparrarsi consensi fra i più importanti governi europei.

La mossa di Abe e Juncker

Non è certo un segreto. Il Dragone agisce alla luce del sole e ha stretto partnership più o meno solide nel cuore dell’Europa, a cominciare con il memorandum d’intesa firmato con l’Italia per poi citare i vari accordi siglati con Portogallo, Ungheria, Serbia Grecia e altri ancora. Il sogno di Xi è conquistare metaforicamente quella che nel corso del ‘900 è stata la sfera d’influenza prediletta degli Stati Uniti. E lentamente ci sta riuscendo, con un investimento dietro l’altro. Bruxelles non ha mai preso una chiara posizione nei confronti della Nuova Via della Seta, tanto è vero che i membri della Ue hanno adottato e stanno adottando politiche diverse nei confronti della Belt and Road Iniatiative. Adesso la situazione potrebbe cambiare, o quanto meno potrebbe esserci un ostacolo in più per la Cina pigliatutto: lo sbocco giapponese.

Cosa prevede il nuovo accordo Ue-Giappone

Abe Shinzo, come riportato da Reuters, è stato chiaro in un suo intervento al forum Ue-Asia andato in scena a Bruxelles: “Che si tratti di un’unica strada o di un unico porto, Giappone e Unione europea si impegneranno per costruire una connettività sostenibile. La rotta marittima che collega l’Asia al Mediterraneo e all’Atlantico deve essere aperta”. L’accordo è stato sottoscritto da Abe e dal presidente della Commissione europea, Jean Claude Juncker. Il progetto sarà sostenuto da 60 miliardi di euro provenienti da un fondo di garanzia della Ue ma in futuro mira ad attirare investimenti privati ben più cospicui. Juncker ha poi citato indirettamente la Cina, sottolineando come questo piano utilizzerà un modus operandi che non provocherà montagne di debiti e non coinvolgerà un solo Paese.

La ragnatela di Tokyo per intrappolare Pechino

La Nuova Via della Seta, non a caso, sta stritolando alcuni governi, rimasti vittime della cosiddetta trappola del debito, e, pur essendo flessibile, risponde alla volontà di Pechino. A garantire il corretto funzionamento della cooperazione ci saranno principi basati su regole di diritto e non su rapporti di forza. Il Giappone, tra l’altro, aveva già proposto agli Stati Uniti una sorta di Nuova Via della Seta alternativa, ossia la Strategia indo-pacifica libera e aperta per unire due oceani, il Pacifico e l’Indiano, e due continenti, Asia e Africa. La ragnatela di Tokyo per intrappolare Pechino adesso si fa più robusta grazie al il nuovo accordo siglato con l’Unione europea.