Perché la “battaglia di Schengen” è cruciale per il futuro dell’Europa

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Economia e Finanza, Politica /

Negli ultimi mesi si è spesso parlato di un possibile allargamento dell’Unione europea a Paesi come Georgia e Moldavia, pur con tante criticità. Eppure, tra gli stessi 27 Paesi già membri dell’Ue da tempo, non sempre c’è una linea comune, persino su uno dei principi cardine dell’unione: la libera circolazione di merci e persone. Difatti, sebbene proprio la libera circolazione dovrebbe essere garantita non solo dall’adesione all’Ue, ma anche da quella all’area Schengen, di cui 25 dei 27 membri Ue fanno attualmente parte, negli ultimi anni l’Austria ha assunto un ruolo “peculiare” nell’imposizione di divieti e limiti di transito, che hanno creato – e continuano a creare – problemi a diversi Paesi, tra cui in primis l’Italia, seguita da Romania e Bulgaria, ma non solo.

Austria contro Italia: il braccio di ferro sull’asse del Brennero

È infatti ben noto il “braccio di ferro” che da anni è in corso tra Italia e Austria, rispetto ai limiti e divieti che quest’ultima impone all’Italia lungo l’asse del Brennero, causando danni all’economia per almeno 250 milioni di euro ogni anno. Il valico transalpino del Brennero è infatti il corridoio da cui passa circa il 32% dell’export italiano, diretto non solo verso l’Austria, ma più in generale verso l’Europa centrale e settentrionale, fino ai Paesi scandinavi, in quello che viene definito come il corridoio Scandinavo-Mediterraneo, dove la Germania, da sola, è tra le principali destinazioni di cibi e bevande italiani, per un valore di circa 10 miliardi di euro (secondo stime del 2023).

In questi anni l’Austria e in particolare il land del Tirolo, hanno però introdotto numerose limitazioni alla circolazione delle persone e soprattutto, delle merci: blocchi del traffico, passaggio consentito a veicoli e camion solo a orari prestabiliti, limitazioni sulla circolazione di determinate merci e divieti di uscire dall’autostrada, sono infatti le misure imposte verso camion e trasportatori italiani, che creano, però, decine di code, e conseguentemente, ritardi nelle consegne, che si traducono in significative perdite economiche.

Le ragioni dell’Austria, in questi anni, sono state giustificate come misure attuate per “la protezione dell’ambiente, sicurezza stradale, fluidità del traffico e sicurezza nell’approvvigionamento”, ma l’Italia non è – ovviamente – d’accordo, vedendo invece una limitazione al diritto di libera circolazione, che dovrebbe essere garantito dall’Ue. Per questo, sostenuta da altri Paesi (tra cui in primis Germania, seguita da Repubblica Ceca, Lituania, Romania, Olanda e Bulgaria), lo scorso 30 luglio 2024 l’Italia si è infine rivolta direttamente alla Corte di Giustizia Europea.

La Commissione Europea si schiera con l’Italia

Già nel maggio del 2024 Bruxelles si era espressa sulle rivendicazioni italiane, riconoscendo violazioni e infrazioni nelle limitazioni austriache, ritenute non coerenti con le motivazioni fornite di “sicurezza e salvaguardia dell’ambiente”.

In aggiunta, pochi giorni fa, anche la Commissione Europea si è schierata al fianco dell’Italia, diventando parte attiva nella causa intentata alla Corte di Giustizia Europea contro l’Austria, segnando una cruciale svolta, dato che, il parere della Commissione Europea sul caso è un passaggio fondamentale per permettere a uno Stato membro Ue – come lo è l’Italia – di rivolgersi alla Corte nei confronti di un altro Stato Ue – in questo caso l’Austria. Tuttavia, sebbene questo segni un passaggio decisivo in favore dell’Italia, la situazione è ancora ben lontana dall’essere definitivamente risolta e del resto, l’Italia non è l’unico Paese ad aver subito dei danni economici, a causa delle restrizioni austriache.

Code sul valico del Brennero

Bulgaria e Romania: niente Schengen per colpa dell’Austria?

Un caso diverso, ma in molti aspetti simile, è infatti quello di Bulgaria e Romania. I due Paesi, già membri dell’Unione europea dal lontano 2007, oltre che membri Nato, sono infatti gli unici due Paesi tra i 27, a non essere entrati ufficialmente anche nell’area Schengen, per “colpa” dell’Austria. Pur avendo tutti i requisiti necessari per aderire all’area Schengen da almeno dieci anni, l’adesione è stata finora sempre frenata proprio dal veto austriaco.

Le ragioni austriache sono, in questo caso, dovute a presunti problemi nella gestione dell’immigrazione illegale sulla rotta balcanica, anche se, d’altra parte, lo stesso criterio non è stato applicato nei confronti della Croazia, che pur trovandosi sulla rotta balcanica, è invece entrata nell’area Schengen il 1° gennaio del 2023. Proprio per questo, i governi di Bulgaria e Romania, dopo numerose pressioni, hanno ottenuto una “vittoria” parziale all’inizio di quest’anno, dopo che, dal 1° gennaio 2024 è stata ufficializzata l’apertura dell’area Schengen, con il vincolo, però, di permettere solo gli spostamenti aerei e via mare, escludendo, di nuovo, quelli terrestri.

Se in precedenza al fianco dell’Austria si era schierata anche l’Olanda, il veto olandese è ufficialmente caduto e dunque, quello austriaco è rimasto finora, l’ultimo “ostacolo” alla risoluzione. Tuttavia, i continui rallentamenti alle frontiere terresti hanno causato un crescente malcontento dato che, proprio come nel caso del valico del Brennero, anche qui si creano numerosi ritardi nei trasporti di merci, che causano, secondo diverse stime, circa 10 miliardi di perdite economiche per la Romania e 1 miliardo per la Bulgaria. Un destino che è dunque, paradossalmente, simile a quello dell’Italia, con una situazione in stallo da anni.

Il “soccorso” diplomatico di Viktor Orban

Rispetto al caso di Bulgaria e Romania, recentemente la Commissione europea, e in particolare la commissaria per gli Affari Interni Ylva Johansson, si era espressa dichiarando di aspettarsi una risoluzione sull’entrata in area Schengen dei due Paesi entro la fine dell’anno e, inaspettatamente, è intervenuto “in soccorso” Viktor Orban. Proprio Orban, che attualmente detiene presidenza di turno del Consiglio dell’Ue, ha infatti dichiarato che l’allargamento dell’area Schengen è tra le sue priorità e per questo, venerdì 22 novembre ha organizzato a Budapest una riunione dei ministri degli Interni di Austria, Romania e Bulgaria, per cercare di farli dialogare e sciogliere, una volta per tutte, il caso.

Nonostante le iniziali perplessità, l’incontro diplomatico, alla fine è riuscito: l’Austria ha infatti ceduto sulle sue posizioni, accettando di rimuovere definitivamente il veto, per cui, a partire dal 1° gennaio 2025, Bulgaria e Romania dovrebbero entrare ufficialmente nell’area Schengen. Un’occasione storica, dunque, dove il Primo Ministro ungherese, se da un lato continua, comunque, a suscitare critiche per le sue posizioni autoritarie e le dichiarazioni spesso controverse, è innegabile che la sua mediazione con l’Austria sia stata determinante, oltre che una mossa diplomatica per guadagnare – forse – consensi, tra gli alleati “minori” dell’Ue.

D’altra parte, però, anche se il decennale casus bulgaro-romeno potrebbe essere – inaspettatamente – risolto, non si può dir lo stesso di quello italiano, dato che rispetto alle limitazioni sulla circolazione del Brennero, è difficile aspettarsi una conclusione pacifica altrettanto rapida, dove al contrario, a decidere sarà la Corte Europea. Proprio per questo motivo, il caso dell’Austria e le frizioni di questi anni, sono emblematici: una dimostrazione di come l’Unione Europea, nonostante la retorica di unità, resti ancora fortemente divisa su molte questioni fondamentali.