L’integrazione definitiva di Credit Suisse dopo l’acquisto iniziato nel 2023, l’espansione negli Stati Uniti, il confronto serrato con le autorità elvetiche e poi l’addio alla carica di Ceo di Ubs, la più remunerata tra i banchieri europei: da qui al 2027 l’agenda sarà fitta per Sergio Ermotti, che ha annunciato la fine del suo secondo ciclo alla guida della prima banca di Svizzera.
Sergio Ermotti e la lunga leadership di Ubs
Dopo i nove anni in sella dal 2011 al 2020, altri quattro dal 2023 al prossimo anno completeranno il mandato del più longevo Ceo di Ubs, la cui parabola per due volte ha intercettato altrettanti momenti critici nella storia del gruppo. Nel settembre 2011 Ermotti subentrò a Oswald Grubel dopo che saltò allo scoperto lo scandalo del trading illegale compiuto a Londra dall’asset manager Kweku Adoboli, che costò alla banca di Zurigo ben 2 miliardi di dollari.
Nel 2023, dopo tre anni da presidente dell’assicurazione Swisse Re, Ermotti fu chiamato a presiedere alla storica operazione di acquisizione di Credit Suisse, rivale secolare della banca da lui guidata, la cui annessione entro Ubs fu favorita dapprima dal governo svizzero, che in seguito ha negli anni chiesto all’istituto solidi requisiti di patrimonializzazione, fonte di screzi tra l’esecutivo di Berna e la leadership dell’istituto.
La sfida americana di Ubs
Ora Ermotti annuncia con largo anticipo l’addio al fine di permettere alla sua banca di procedere senza traumi alla ricerca di un successore. E, probabilmente, anche per segnalare l’ampia libertà di manovra di cui intende godere: come i presidenti dei Paesi non più rieleggibili, anche i Ceo spesso sfruttano in queste fasi la forza del loro mandato. I dossier sono molti: Ermotti, ad esempio, ha rispedito al mittente le ipotesi di uno spostamento oltre Atlantico del quartier generale in risposta agli stringenti requisiti di capitale della Svizzera, che potrebbero superare i 24 miliardi di dollari di patrimonializzazione, e alle sirene dell’amministrazione Usa di Donald Trump, ma non ha rallentato sulla corsa americana del gruppo.
A ottobre Ubs ha presentato la richiesta per consentire alla sua filiale americana di operare come banca nazionale negli Usa, ambendo dunque a sfidare i colossi a stelle e strisce nel loro mercato. E proprio ieri, nota Investing.com, “la banca svizzera ha ricevuto l’approvazione condizionata dall’Office of the Controller of the Currency degli Stati Uniti, che rappresenta il primo passo nel processo di autorizzazione” per espandere la propria posizione nel mercato dei capitali. Ermotti ha ereditato una Ubs in ginocchio sul piano reputazionale nel 2011 e una situazione incerta nel 2023 dopo l’affare Credit Suisse. Intende lasciare una banca globale.
Seconda istituzione finanziaria dell’Europa continentale dopo la spagnola Santander e ventunesima al mondo per capitalizzazione, ottava nel Vecchio Continente per capitali maneggiati e egemone indiscusso nel centro finanziario globale svizzero, gestrice di oltre 1.750 miliardi di dollari di asset, Ubs è già oggi una banca di rilevanza internazionale.
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Orcel come successore? Una suggestione ma…
Ermotti intende giustificare fino all’ultimo il suo maxi-stipendio da 16,8 milioni di dollari (il più alto per un manager bancario europeo) prima di dedicarsi alla futura carriera, che potrebbe essere sempre in Ubs con il ruolo da garante di presidente, mentre a Zurigo si apre la caccia al successore. Il Financial Times ipotizza delle ipotesi interne, anche se va sottolineato che una figura come Ermotti potrebbe essere sostituita anche da un “Papa straniero” di fama internazionale. Più fonti iniziano a mettere in campo una suggestione: l’ipotesi che per la posizione di erede di Ermotti possa essere valutato anche il Ceo italiano di Unicredit, Andrea Orcel.
Il top manager di Piazza Gae Aulenti ha un curioso destino incrociato con Ermotti. Quest’ultimo è stato responsabile della divisione Markets & Investment Banking di Unicredit dal 2005 al 2010 prima dello sbarco in Ubs come Ceo. L’oggi 62enne Orcel fu scelto da Ermotti nel 2012 per guidare la divisione vendite di Ubs e per gestire la filiale britannica. I due erano peraltro accomunati dalla precedente esperienza pluridecennale in un comune colosso americano, Merrill Lynch, dove Ermotti ha lavorato dal 1987 al 2005 e Orcel dal 1988 al 2012. Ora, la stessa Ubs con cui Orcel incrinò i rapporti dopo il caso del mancato passaggio al Banco Santander nel 2018 potrebbe vedere una nuova staffetta? La lunghezza dei tempi con cui Ermotti ha annunciato il suo addio lascia pensare che Ubs prepari un “colpo di mercato” di primo rango. E difficilmente alternative a Orcel potrebbero profilarsi se la banca volesse, per la sua nuova fase, pensare a un consolidamento del rango globale.
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