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La Cina chiama e l’Unione Europa risponde. Questa, almeno, è la speranza di Bruxelles dopo l’accordo raggiunto dai ministri degli Esteri dei Paesi membri sulla realizzazione di un piano infrastrutturale per connettere l’Europa al resto del mondo. Lo schema è chiaro e ricalca quello della Nuova Via della Seta. Un vero e proprio spauracchio per i governi occidentali, intimiditi dai progetti espansionistici della Repubblica Popolare. Bruxelles ha già stretto intese con Giappone e India, rivali strategici di Pechino, per facilitare la realizzazione di una serie di progetti energetici, digitali ed infrastrutturali in grado di avvicinare Asia ed Europa. Ma non è tutto. Il piano dell’Unione Europea trae ispirazione da un simile impegno assunto dalle democrazie del G7, pronte ad usare le ricche banche occidentali come erogatrici di prestiti e demolitrici della Nuova Via della Seta. Sullo sfondo, poi, c’è la figura del presidente americano Joe Biden che ha invitato gli alleati europei a forgiare una politica unica di difesa dei diritti umani e della democrazia in funzione anti-cinese.

Lo scenario e le criticità

I dettagli del piano dell’Unione Europea sono, almeno per il momento, ancora avvolti nella nebbia. Non è chiaro quale sarà il suo budget (un dettaglio non di poco conto), le sue tempistiche, la scala di realizzazione e il ruolo che potrà giocare la Banca Europea degli Investimenti. Le interazioni tra l’Unione e le aziende private extra-europee potrebbero essere complicate dal fatto che queste ultime non sono abituate alla burocrazia ed alle istituzioni comunitarie. Le istituzioni, come ricordato da Jonathan Arnohot e riportato da CGTN, potrebbero non essere abbastanza flessibili ed in grado di raggiungere la pianificazione strategica adeguata al contesto. Alicia García-Herrero, ricercatrice presso il think-tank Bruegel e sentita da Euronews, ha ricordato che le nazioni europee dovrebbero evitare di sviluppare una dipendenza eccessiva nei confronti di Pechino per quanto riguarda l’infrastruttura ed il commercio. Allo stesso tempo Cui Hongjian, direttore del Dipartimento di Studi Europei presso il China Institute of International Studies, ritiene che gli Stati Uniti e l’Unione Europea abbiano realizzato che bisogna puntare sulle infrastrutture per la ripresa economica post-Covid.

L’ultimo piano infrastrutturale dell’Unione Europea è una fusione del Connecting Europe and Asia plan proposto nel 2018 e del Build Back Better World (B3W), lanciato al summit del G7 del 2021. Quest’ultimo è il primo tentativo fatto dai paesi occidentali, come ricordato da Alessandro Gili sul sito dell’Ispi, per ridurre lo svantaggio infrastrutturale delle nazioni in via di sviluppo e garantire nuove fonti di investimenti sostenibili. Gli investimenti verranno fatti dai paesi del G7 nelle aree geografiche d’interesse e gli sforzi dovrebbero essere pari a centinaia di miliardi di dollari. Il piano, secondo Gili, presenta criticità. Appare improbabile che i paesi industrializzati, fiaccati dal Covid-19, possano investire in progetti poco remunerativi e la mancanza di un Fondo congiunto sarà un limite potenziale.

Il fattore India

L’India è un elemento importante dell’alternativa Ue alla Via della Seta cinese. Diversi leader europei sono interessati a coltivare i rapporti con l’India come contrappeso alla crescente influenza politica ed economica della Cina in Asia e per farlo sembrano anche disposti a sorvolare su alcune violazioni dei diritti fondamentali commesse dal governo. L’8 maggio si è svolto, seppur in videoconferenza, un summit tra Unione Europea ed India e da questo incontro sono emersi alcuni elementi significativi. Le parti hanno manifestato l’impegno a dar vita ad una cooperazione in ambito farmacologico e vaccinale ed a far ripartire i negoziati per giungere alla firma di un accordo commerciale bilaterale. L’obiettivo di giungere all’accordo pare, in realtà, piuttosto ambizioso se si pensa che i colloqui in materia vanno avanti da ben otto anni e non mancano le divergenze tra le parti. L’India è uno degli ultimi, grandi mercati ancora ostili  per gli esportatori europei dopo l’apertura di negoziati con paesi come Australia, Corea del Sud, Canada e Giappone. Bruxelles è anche desiderosa di promuovere una più stretta collaborazione energetica con l’India per ridurre le problematiche che derivano dalla transizione energetica assicurandosi, ad esempio, il rifornimento costante di quegli elementi rari vitali per l’economia green.