L’ipotesi di un intervento del Meccanismo europeo di stabilità (Mes) nel contesto della crisi economica europea dettata dall’emergenza coronavirus avanza nel contesto delle negoziazioni tra autorità comunitarie e governi nazionali. E dopo il “via libera” di Ursula von der Leyen alla proposta di diversi Paesi di sospendere il patto di stabilità e le regole connesse, consentendo agli Stati di utilizzare piena facoltà nella spesa a deficit, l’Unione cerca sistematicità nel rispondere alla crisi con strumenti propri. Consci che i 750 miliardi di euro di espansione monetaria promessi dalla Banca centrale europea difficilmente potranno essere risolutori ed arrivare all’economia reale, i decisori di Bruxelles si trovano, tra le altre cose, di fronte alla necessità di evitare che le istituzioni comunitarie si trovino tagliate fuori nella risposta alla crisi.

La riunione dell’Ecofin di oggi potrebbe essere un momento fondamentale per comprendere cosa attende l’Europa, ma sopratutto cosa può sperare (o temere) l’Italia dalle prossime mosse della tecnocrazia europea.

L’annuncio della Bce è stata l’unica scelta di intervento diretto in profondità del sistema europeo promosso sino ad ora. Ma, per un Paese come l’Italia, “la promessa d’acquisto di 750 miliardi significa per l’Italia qualcosa più di 100 miliardi”, ha dichiarato al Sole 24 Ore l’ex ministro delle Finanze Giulio Tremonti. “Peccato però che noi dobbiamo emettere quest’anno oltre 400 miliardi di titoli, più gli aumenti necessari a finanziare gli annunci”. Probabile dunque che la Bce stia solo comprando tempo sperando che i mercati non affondino nei prossimi mesi, chiosa Tremonti. Le istituzioni politiche dell’Eurozona hanno finora garantito interventi anticrisi solo…ritirandosi! L’annuncio dello stop al patto di stabilità, il via libera a regole più lasche sugli aiuti di Stato a banche e imprese, l’accettazione del via libera al piano italiano di  50 milioni di euro per le imprese che producono ventilatori, mascherine, occhiali, camici e tute di sicurezza ne sono altrettanti esempi.

L’Unione cerca ora strumenti per intervenire in prima persona. E uno di questi potrebbe essere proprio il Mes, che tornerebbe operativo prima che se ne perfezioni la discussa e criticata riforma strutturale. Il diavolo, come si vedrà, è nei dettagli: il problema reale, prima ancora dell’attivazione del Mes stesso, è nella condizionalità politica che ad essa si accompagna.

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte aveva tentato una strategia di neutralizzazione, anticipata al Financial Times: “svuotare” il Mes consentendo ad ogni Paese di attingere alla sua quota dei 410 miliardi di euro di fondi oggi disponibile senza condizionalità e stigmatizzazioni. Troppo, per i falchi del rigore del Nord, già solerti nel frenare Christine Lagarde sull’intervento Bce.

In seguito, soprattutto per iniziativa del commissario agli Affari Economici Paolo Gentiloni, si sono fatte strada tre ipotesi di intervento europeo:

  • Attivazione del Mes con clausole “settoriali” legate alle spese finanziabili e senza diretta inderogabilità degli aggiustamenti strutturali (riforme “lacrime e sangue”) richieste come contropartita.
  • Linea di credito Mes per il finanziamento ai settori sanitari dell’Eurozona. Tale linea avrebbe però, spiega Il Messaggero citando fonti Ue, “dimensioni alquanto limitate”.
  • Utilizzo del Mes per emettere gli eurobond richiesti da diversi Stati. Qui si aprirebbe però la grande partita tra chi vede l’emissione come una forma di mutualizzazione del debito Ue e chi vuole imporre clausole di salvaguardia per l’adesione dei singoli Paesi.

Il Mes si dimostra, in sostanza, meno pericoloso in sè delle clausola di vigilanza ad esse connesse. Per un Paese come l’Italia varrebbe davvero la pena accettarne l’intervento senza una deroga alla possibilità di Paesi terzi, molto rigidi sui conti pubblici, di vigilare sull’utilizzo delle risorse oggi e su eventuali e difficilmente derogabili piani di aggiustamento strutturale domani? Infatti, aggiunge Il Messaggero, ‘l’Italia è nettamente contraria a qualsiasi tipo di condizionalità data, appunto, l’origine esterna della crisi. La Spagna è sulla stessa posizione così come il resto del fronte del Sud”. Sbrogliare la matassa sarà difficile, ma per Roma sarà importante evitare qualsiasi tipo di cedimento, specie se misure di vario ordine e grado prese sul Mes contraddicessero la concessione di spazio di manovra connessa alla deroga al patto di Stabilità.