Chi ha visitato la Corea del Nord e ha intenzione di prenotare una vacanza negli Stati Uniti, da oggi in poi non potrà più contare sul visto turistico gratuito garantito da Washington. I cinesi che invece intendono godersi un periodo di meritato relax, lontano dalle megalopoli e dalla giungla urbana, e volessero prendere il sole sulle spiagge delle Hawuai, molto presto non potranno più contare sui voli di linea offerti dalla compagnia di bandiera Air China. Questi sono solo due esempi di come il turismo può essere utilizzato dai governi come arma geopolitica per colpire gli avversari e danneggiare le loro economie. E tutto senza rendersi protagonisti di azioni belliche o minacce militari, che provocherebbero – quelle sì – pericolose reazioni. Basta un provvedimento, una restrizione burocratica, una spiegazione vaga (magari pur vera, ma comunque sospetta), e il gioco è fatto: il settore turistico di un governo nemico è affossato.

Il nuovo provvedimento Usa

Gli Stati Uniti hanno deciso di reagire agli ultimi test missilistici effettuati dalla Corea del Nord imponendo una restrizione turistica che indirettamente danneggia gli interessi di Pyongyang. D’ora in avanti, i turisti che desiderano visitare gli Usa non avranno più diritto all’esenzione del visto per entrare in territorio americano nel caso in cui abbiano visitato la Corea del Nord negli ultimi otto anni, precisamente a partire dal 1 marzo 2011. Il visto turistico per gli Stati Uniti, in teoria, era necessario solo per i cittadini stranieri che avevano intenzione di fermarsi nel paese per più di 90 giorni. Agli altri bastava il Visa Waiver Program, ottenuto facendo richiesta dell’Electronic System for Travel Authorization; questo modulo, una volta approvato, valeva come una sorta di autorizzazione a salire a bordo di un aereo o nave diretti negli Usa. Alla luce del nuovo provvedimento statunitense, i turisti che siano stati a Pyongyang e dintorni dovranno per forza di cose richiedere, a pagamento, un visto turistico o di lavoro, anche se la durata del loro soggiorno dovesse essere inferiore ai 90 giorni. La lista, che si è da poco arricchita anche della Corea del Nord, include altri sette paesi: Iran, Iraq, Sudan, Siria, Libia, Somalia e Yemen.

Gli effetti economici, commerciali e diplomatici

Il provvedimento sulla Corea del Nord è apparso lo scorso 5 agosto sul sito della Us Customs and Border Protection. Questa novità porta con sé alcuni rischi non da poco per l’industria turistica statunitense, dal momento che riguarda decine e decine di migliaia di persone di tutto il mondo che, per vari motivi, hanno visitato la Corea del Nord dal 2011 a oggi. L’idea degli Stati Uniti è utilizzare questa mossa per affossare il turismo nordcoreano, in ascesa dopo la scelta di Pyongyang di puntare sul settore turistico, composto per lo più da cinesi. La nuova legge, tra le altre cose, ridimensiona i piani del presidente sudcoreano, Moon Jae In, il quale aveva più volte palesato la possibilità di promuovere progetti turistici transfrontalieri per i cittadini della Corea del Sud al fine di agevolare il processo di pace.

Ma c’è anche un’altra considerazione da fare, perché il solo fatto di aver messo piede in Corea del Nord spinge automaticamente le persone nella lista nera di Washington; oltre ai tanti comuni cinesi, anche importanti personalità sudcoreane hanno fatto tappa oltre il 38esimo parallelo, come nel caso dello stesso Moon e di Lee Jae Yong, vicepresidente di Samsung ospitato a Pyongyang per un summit con Kim Jong Un nel settembre 2018. A rischio, dunque, non c’è solo il turismo in sé, ma anche gli affari e la diplomazia. Ricordiamo, in ogni caso, che dal 2017 ai cittadini americani è stato vietato di visitare la Corea del Nord.

L’annuncio di Air China: stop a voli per le Hawaii

Ma chi di turismo ferisce, di turismo perisce. La Cina, molto esperta nell’adottare l’arma del turismo per mettere in difficoltà le controparti, ha annunciato sul sito ufficiale di Air China che dal prossimo 27 agosto sospenderà i voli sulla rotta Pechino-Hawaii, dopo aver effettuato una revisione alla sua rete e aver constatato che la domanda del viaggio rimane debole. L’anno scorso il fattore di carico passeggeri per Pechino-Honolulu, linea attiva tre volte alla settimana, è stata del 67,37%, un valore al di sotto del traguardo medio che avrebbe dovuto essere del 76,69%. Air China ha assicurato che la disposizione non dipende da frizioni diplomatiche ma solo dalla mancanza di crescita della domanda. Eppure resta il fatto che lo scorso giugno la Cina aveva emesso un avviso di viaggio in cui avvisava i propri cittadini dei rischi di viaggiare negli Usa, tra violenza, furti e sparatorie. Nel 2018 il numero di turisti cinesi negli Stati Uniti è calato; si tratta del primo calo degli ultimi 15 anni.