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Dopo aver separato le sue esperienze imprenditoriali da quelle politiche negli anni della Casa Bianca, Donald Trump è tornato in campo e si prepara con l’operazione del nuovo social network, Truth, a riunire le sue due anime. E non è detto che più ancora che politica, la nuova avventura possa essere redditizia soprattutto sul fronte imprenditoriale.

A pensar male si fa peccato ma spesso si azzecca: e mettere sul campo l’ipotesi che questo sia il versante che The Donald curi con particolare attenzione nella sua nuova battaglia, che lo dovrebbe portare a capo di una società in grado di gestire il nuovo social e curare le difficoltà finanziarie della sua organizzazione, è tutt’altro che azzardato guardando alle cifre che Truth in pochi giorni ha mobilitato.

Il neofondato Trump Media & Technology Group (Tmtg) varrebbe già, secondo Bloomberg, almeno 8,2 miliardi di dollari, oltre il triplo del patrimonio dell’ex presidente, uscito dalla classifica Forbes dei 400 uomini più ricchi del mondo nel 2021 dopo che le sue fortune si erano ridimensionate da 3,5 a 2,5 miliardi di dollari. Per quotarsi al Nasdaq il Tmtg che possiderà Truth ha stretto un accordo con la spac Digital World Acquisition (Dwa) per sfruttare la possibilità di un processo accelerato: una spac (Special Purpose Acquisition Company) svolge il ruolo di società veicolo nata allo scopo di raccogliere capitali sul mercato. Trump dovrebbe possedere il 58% del nuovo gruppo e lasciare il resto tra soci e borsa; l’8 settembre scorso la Dwa ha raccolto sui mercati ben 287,5 milioni di dollari per avviare la sua attività borsistica, ma nella sola giornata di mercoledì 20 ottobre ha guadagnato in una seduta il 356,83% del suo valore passando da 12,73 a 45,5 dollari per azione, con una capitalizzazione superiore al miliardo e mezzo di dollari,.

Ora The Donald mira a completare entro il primo trimestre del 2022 lo sbarco del nuovo social, iniziando la campagna promozionale di Truth già a novembre, rifiutando le corti di diversi editori desiderosi di partecipare al gioco miliardario della “scrivania” dell’ex presidente per non dividere profitti e strategie con chi non è disposto ad avere un ruolo meramente finanziario e in prospettiva per sfidare gruppi come Facebook e Twitter segue sostanzialmente la loro medesima logica. Trump, in altre parole, è desideroso di partecipare al grande gioco della corsa di Wall Street e del volo dei titoli tecnologici a cui ha contribuito la sua politica fiscale favorevole e la finanziarizzazione spinta del mondo del big tech.

“Donald Trump potrebbe diventare più ricco ora di quanto non lo sia mai stato”, nota Formichee in quest’ottica non è da sottovalutare la spinta inflazionistica sul titolo del nascituro Truth esercitato dalla corsa, per ora limitata alle azioni Dwa, del cosiddetto effetto “meme stock”, ovvero la dilatazione di un valore finanziario ” grazie all’investimento massiccio da parte di piccoli e piccolissimi investitori, coordinati su social network come Reddit, StockTwits e Facebook”. GameStop e Dogecoin sono solo due esempi di questo processo verificatisi in questo primo scampolo di 2021, in cui nel caso del social trumpiano i piccoli operatori e i grandi fondi sono dalla stessa parte della barricata.

L’annuncio di Truth, secondo alcuni osservatori, rafforza l’ipotesi di una candidatura di Trump alle presidenziali Usa del 2024 e appare assieme alle successive strutturazioni come il punto di partenza di una manovra a tutto campo per riportare The Donald in campo dopo i fatti del Campidoglio e la guerra decretatagli dai principali social network. Ma guardando i numeri viene il sospetto che Trump possa aver deciso di tornare alle origini. E di continuare a giocare il suo ruolo, insolito per il contesto Usa, di “capo dell’opposizione” facendo leva sul suo profilo fortemente mediatizzato per ragioni essenzialmente legate al business. Non sarebbe la più sorprendente delle mosse a sorpresa di Trump, da sempre ricco di risorse e abile a togliersi dall’angolo quando messo in difficoltà. E anche sul fronte del mercato del social, la sfida di Truth a un oligopolio molto consolidato e concentrato andrà analizzata nel dettaglio: nulla è definito in partenza, quando di mezzo c’è un ex presidente degli Stati Uniti tutt’altro che disposto a togliersi dalla scena pubblica.