“Sono Robin Hood, rubo ai ricchi per dare ai poveri“: l’incipit di una celebre scena del film Superfantozzi in cui il personaggio interpretato da Paolo Villaggio si trova al cospetto del leggendario eroe della foresta di Nottingham, da cui riceve un sacco di monete che poi lo stesso Robin Hood provvederà a toglierli poco dopo, si applica ampiamente all’effetto stimato dello One Big Beautiful Bill Act (Obbba), la maxi-legge fiscale sponsorizzata da Donald Trump e promossa dal Congresso Usa a luglio per applicare l’agenda economica del presidente.
Tasse, tagli e cambi di paradigma nella politica di Trump
Tagli alle tasse, concentrate sui redditi superiori, a cui si sommano generosi sussidi per il complesso militare-industriale e parallele decurtazioni del Welfare e della spesa sanitaria impatteranno non solo sul deficit americano, che aumenterà in prospettiva di 3.400 miliardi di dollari nel prossimo decennio, ma anche sulla distribuzione della ricchezza.
Il Congressional Budget Office, organizzazione bipartisan che monitora le politiche della Camera dei Rappresentanti e del Senato Usa e il loro impatto sul fisco a stelle e strisce, ha calcolato il totale delle risorse che saranno trasferite tra le varie fasce di reddito e l’impatto distributivo dello One Big Beautiful Bill Act, ritrovando interessanti dinamiche al suo interno.
A pesare in particolare sarà il combinato disposto tra la trasformazione in via definitiva degli sconti fiscali della riforma del 2017, l’abbattimento di molti pilastri dell’Affordable Care Act dell’era di Barack Obama e i tagli a Medicaid e al programma di assistenza alimentare ai cittadini con redditi più bassi (lo Snap).
I vincitori della manovra di Trump: i più ricchi
Per il Cbo i cittadini nel 10% inferiore della distribuzione del reddito perderanno poco meno del 4% delle risorse a loro disposizione, tra reddito e trasferimenti, nel periodo 2026-2034, con un danno di 1.600 dollari l’anno, mentre chi è nel decile più alto aumenterà di 12mila dollari annui le sue disponibilità di fatto. Un terzo dei contribuenti Usa, in generale, si troverà con una situazione economica più precaria. E parliamo di cittadini nelle fasce più povere e emarginate della popolazione.
Più ricchi erano i cittadini Usa prima dell’approvazione della legge, più saranno beneficiati. Al contrario, più precaria era la loro situazione economica di partenza più lo diverrà in prospettiva. E a questo bisognerà aggiungere altri conti da pagare, come quello dei possibili rincari del costo della vita per i dazi dell’amministrazione che ad oggi, secondo diverse stime, vengono pagati all’80% da consumatori e cittadini statunitensi. Un cortocircuito notevole di fronte alla narrativa di Trump, eletto soprattutto sulla scorta della percepita maggiore autorevolezza rispetto alla rivale Kamala Harris nella gestione dell’economia americana e sulla scia di una martellante critica della politica economica degli Usa nell’era di Joe Biden, accusata da The Donald di contribuire a rendere più fragile l’America e i suoi cittadini.
Gli americani non sono macroeconomisti
Come nota The Hill, “i repubblicani hanno respinto le proiezioni del Cbo, sostenendo che non tengono conto dell’ampio impulso economico fornito dai tagli fiscali, un beneficio dinamico che, secondo i repubblicani, avvantaggia le persone di tutti i livelli di reddito”. Questo però sconta un problema politico di fondo già frainteso dai democratici nell’era di Joe Biden: i cittadini non sono macroeconomisti. Nell’era Biden gli interventi di ingegneria industriale, rilancio della manifattura e spinta sull’innovazione crearono una robusta crescita del Pil che però si scontrava con l’alta inflazione e l’insicurezza percepita dai cittadini americani.
Trump deve evitare di cadere nello stesso errore: pensare che una crescita trainata dalla spesa in conto capitale delle Big Tech, dall’euforia per l’intelligenza artificiale e dalla forza di colossi come Nvidia sia la dimostrazione di un’insindacabile capacità di governo dell’economia.
Il cittadino Usa percepirà con maggior attenzione il prezzo della benzina, dell’affitto o degli alimentari (celebre la polemica delle uova) rispetto ai dati del Pil. E sentirsi defraudato di sussidi e appoggi statali potrà contribuire a creare in molti statunitensi un clima di tensione e frustrazione che The Donald non può sottovalutare in vista delle Midterm 2026. Dove, una volta di più, l’economia sarà il cavallo di battaglia principale. Arrivarvi con la nomea del Robin Hood alla rovescia rischia di essere un duro autogol per il presidente.
Noi di InsideOver ci mettiamo cuore, esperienza e curiosità per raccontare un mondo complesso e in continua evoluzione. Per farlo al meglio, però, abbiamo bisogno di te: dei tuoi suggerimenti, delle tue idee e del tuo supporto. Unisciti a noi, abbonati oggi!