Trump, occhio: Novo Nordisk e il farmaco anti obesità per gli Usa valgono più della Groenlandia

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La Danimarca non ci sta a cedere la Groenlandia agli Stati Uniti e forse per Washington e il presidente Donald Trump il gioco non vale la candela, visto che le conseguenze potrebbero essere complicate su un fronte interno tutt’altro che secondario per gli States: la partita sanitaria e l’accesso dei farmaci anti-obesità di Novo Nordisk, campione nazionale della farmaceutica danese, al mercato Usa.

Perché Novo Nordisk è strategica

Il colosso di Bagsværd, che produce circa metà dell’insulina a livello globale, con 343 miliardi di euro di capitalizzazione è la seconda società europea per valore borsistico dopo Lvmh, il conglomerato del lusso del magnate francese Bernard Arnault che sfiora i 380, e compone con la tedesca Sap, leader nei software gestionali, e l’olandese Asml, produttrice di macchine per la litografia elettronica fondamentali per il settore dei chip, il terzetto che riunisce le uniche aziende del Vecchio Continente che sono i campioni globali nei rispettivi settori.

In particolare, Novo Nordisk è volata in borsa dopo che sono avanzati i trials clinici per l’Ozempic, il farmaco anti-obesità che sommato alla cura dimagrante Wegovy si prefigge di combattere questa problematica patologia spesso associata, in Paesi come gli Usa, al consumo di alimenti insalubri e alle abitudini indotte dalla povertà e dalle disuguaglianze.

La piaga dell’obesità negli Usa

Negli Stati Uniti, secondo il National Institute of Health, oltre 2 adulti su 5 (42,4%) sono obesi e circa 1 adulto su 11 (9,2%) è obeso gravemente. Il Centre for Disease Control and Prevenction calcola in 173 miliardi di dollari ogni anno il costo per il sistema sanitario americano di questa piaga. Ad oggi, è la Danimarca, con Novo Nordisk, ad avere in mano le chiavi per un rafforzamento della capacità di prevenzione contro l’obesità. I farmaci a base di amicretina testati da Novo Nordisk hanno di recente ottenuto nei trials clinici una riduzione del peso del 22% in 36 settimane tra i soggetti destinatari del test e anche Bank of America ha riconosciuto che per gli investitori il prodotto danese è il “migliore della categoria”.

Poco prima di passare il mandato a The Donald, l’amministrazione di Joe Biden ha inserito il semaglutide, l’ingrediente chiave dei due farmaci di successo della Novo Nordisk, nel paniere di quindici prodotti i cui prezzi saranno negoziati direttamente tra le case farmaceutiche e il governo. Ebbene, Trump ha paventato manovre commerciali e pressioni diplomatiche sulla Danimarca per spingerla a cedere, qualora Washington lo desiderasse, il controllo sulla Groenlandia e la proiezione conseguente sull’Artico. E allora gli Stati Uniti potrebbero essere oggetto delle rappresaglie danesi, orientate proprio a privare gli Usa del prezioso farmaco.

Novo Nordisk è strategica per gli Usa

“Tra il 2021 e il 2023, il numero di prescrizioni Ozempic negli Stati Uniti è aumentato di quasi il 400%”, ricorda su Foreign Policy Elisabeth Braw, senior fellow dell’Atlantic Council. Braw ricorda che “il numero totale di prescrizioni di farmaci contenenti semaglutide ha raggiunto 2,6 milioni a dicembre 2023” e che “l’ascesa di Ozempic è stata così stratosferica negli Stati Uniti che nel 2023 la Germania ha avvertito che le forniture tedesche del farmaco destinate ai pazienti con diabete – la malattia per cui il farmaco era stato inizialmente sviluppato per il trattamento – venivano spedite ai clienti desiderosi di dimagrire negli Stati Uniti.

Per la politologa americana qualora il governo danese di Mette Frederiksen “dovesse concludere che la sicurezza del paese è messa in pericolo dalle minacce di Trump, potrebbe ordinare a Novo Nordisk di cessare di fare affari negli Stati Uniti”, sottolineando che “molti americani noterebbero immediatamente l’assenza dell’azienda”. Il governo di Copenaghen ha fatto sponda con Svezia, Finlandia e Norvegia nel respingere le mosse di Trump e spera che la deterrenza sul settore farmaceutico serva come leva.

Ad oggi, gli Usa non hanno le capacità tecnologiche per pareggiare Novo Nordisk e anche una ricerca che partisse da zero imporrebbe anni di studi e tentativi, con costi multi-miliardari, per andare a buon fine. Le ambizioni sulla Groenlandia valgono tutto ciò?

Del resto, nel quadro della sicurezza nazionale Usa l’isola più grande del mondo è nel pieno della disponibilità geopolitica, dato che la Danimarca non è solo un membro della Nato ma è anche tra i più fedeli e assertivi al suo interno. Copenaghen ha partecipato a tutte le missioni a guida Usa nel primo quarto di XXI secolo e di recente ha contribuito ad alzare la soglia del contenimento antirusso nel Baltico. Le ambizioni territoriali di Trump probabilmente rischiano di mettere a repentaglio un asset strategico con risvolti di sicurezza nazionale dirompenti: la salute pubblica degli Usa.

L’obesità minaccia la sanità Usa…e le forze armate!

L’obesità e malattie ad essa connesse sottraggono risorse al bilancio pubblico, creano costi sociali e sanitari astronomici, riducono la possibilità di coloro che ne soffrono di partecipare attivamente alla vita lavorativa e collettiva, dirottano fondi dalla ricerca sanitaria e biomedicale di frontiera e, soprattutto, creano problemi di sicurezza nazionale. Come? Pensiamo a un dato su tutti: l’impatto dell’obesità negli Usa sui programmi di arruolamento.

Il Cdc ha calcolato che nel 2020 un quinto dei militari in servizio attivo soffriva di obesità e che nei quindici anni precedenti le forze armate avessero registrato 3,6 milioni di casi di fratture muscoloscheletriche da sovrappeso tra gli uomini in servizio attivo correlati al sovrappeso.

Inoltre, una ricerca del Pentagono ha segnalato nel 2022 che il 77% dei giovani americani ad oggi non sarebbe arruolabile per le forze armate Usa per tre problematiche: l’uso di droghe, la presenza di disturbi psicologici e, soprattutto, la dilagante obesità. Rinunciare ai farmaci di Novo Nordisk, che in un’ottica di friend-shoring e costruzione di catene del valore con Paesi amici risponderebbero anche alle esigenze di sicurezza economica oggi imperanti, sarebbe un danno strategico per Washington. E non si esagera pensando che sacrificarne la disponibilità in nome delle ambizioni sulla Groenlandia rischia di causare un colossale autogol strategico da parte della superpotenza a stelle e strisce.