Le tensioni commerciali tra Stati Uniti e Giappone sono tornate al centro del dibattito internazionale dopo che il ministro degli Esteri giapponese, Takeshi Iwaya, ha chiesto direttamente al suo omologo americano, Marco Rubio, di esentare il Giappone dai nuovi dazi su acciaio e alluminio imposti dal presidente Donald Trump.
L’incontro si è svolto in un colloquio a margine della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, in Germania, e rappresenta l’ultimo tentativo di Tokyo di scongiurare una misura che rischia di pesare fortemente sull’economia giapponese. I nuovi dazi, che prevedono un’aliquota del 25% su acciaio e alluminio, si inseriscono nella politica protezionistica di Trump, che punta a riequilibrare la bilancia commerciale americana attraverso barriere tariffarie nei confronti di Paesi con surplus, tra cui proprio il Giappone.
Pressing diplomatico dopo l’incontro Ishiba-Trump
La richiesta giapponese segue l’incontro del 7 febbraio tra il premier Shigeru Ishiba e Donald Trump alla Casa Bianca. In quell’occasione, i due leader avevano ribadito l’importanza di una “nuovo età dell’oro” nei rapporti bilaterali, impegnandosi a rafforzare la cooperazione in difesa, economia e tecnologia. Tuttavia, la minaccia dei dazi ha riaperto vecchie ferite nel commercio tra le due nazioni, spingendo Tokyo a cercare una via diplomatica per evitare un confronto diretto.
Secondo il ministero degli Esteri giapponese, Iwaya ha colto l’occasione per sollecitare un incontro più ampio tra i ministri degli Esteri e della Difesa dei due paesi. L’obiettivo è non solo affrontare la questione tariffaria, ma anche rinsaldare la partnership strategica in un momento di forte turbolenza internazionale, con l’Asia orientale sotto pressione per la rivalità tra Usa e Cina e le minacce della Corea del Nord.
Il Giappone tra due fuochi: diplomazia o confronto?
La posizione del Giappone è estremamente delicata. Da un lato, Tokyo è il principale alleato strategico degli Stati Uniti in Asia, con un patto di sicurezza che garantisce la protezione americana contro potenziali minacce. Dall’altro, il peso economico del protezionismo di Trump rischia di colpire duramente l’industria giapponese, già provata dalla competizione con la Cina e dal rallentamento della crescita globale.
L’esclusione del Giappone dai dazi rappresenterebbe una vittoria per il Governo Ishiba, ma la strada è in salita. Trump ha già mostrato in passato la sua determinazione nel mantenere una linea dura con gli alleati storici, come dimostrano le dispute commerciali con Corea del Sud, Canada ed Europa. Il rischio è che Washington utilizzi i dazi come una leva negoziale per costringere il Giappone a concedere maggiori aperture nel mercato automobilistico e tecnologico, settori cruciali per Tokyo.
La risposta di Washington
L’amministrazione Trump non ha ancora dato segnali di apertura sulla questione, ma il ruolo di Marco Rubio, da poco insediato come Segretario di Stato, potrebbe essere decisivo. Rubio, noto per le sue posizioni dure sulla Cina e per la sua attenzione alle dinamiche asiatiche, potrebbe rappresentare un interlocutore più aperto verso Tokyo rispetto ai falchi dell’amministrazione Trump.
Nel frattempo, l’industria giapponese attende con il fiato sospeso. Se l’esenzione non dovesse arrivare, il governo Ishiba sarà costretto a rispondere, e tra le opzioni non mancano ritorsioni tariffarie, incentivi per diversificare i mercati di esportazione o persino un avvicinamento più marcato alla Cina sul piano economico.
Quello che è certo è che la partita è appena iniziata. L’esito di questa disputa potrebbe non solo ridefinire i rapporti economici tra Usa e Giappone, ma anche modellare il futuro dell’alleanza strategica nel Pacifico.