Trump, i dazi sull’acciaio e la sponda Usa-Giappone: cosa sta succedendo

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La mossa del presidente statunitense Donald Trump, che ha alzato al 50% i dazi sull’acciaio in entrata negli Stati Uniti a partire dal 4 giugno, è una manovra sostanzialmente protezionistica che rafforza l’ibridazione tra politica economica, decisioni commerciali e sicurezza nazionale.

Se infatti da un lato sul fronte della protezione della produzione del materiale più strategico per l’industria dall’ondata di importazioni proveniente da mercati stranieri Trump ha agito assecondando una tendenza volta soprattutto a garantire la filiera siderurgica per il suo ruolo nella produzione volta a rifornire le forze armate (principalmente i cantieri navali), dall’altro il raddoppio dei dazi si inserisce in un sistema in evoluzione sul fronte del mercato dell’acciaio. E il riferimento non può non andare alla rinnovata e accelerata trattativa tra U.S. Steel e la giapponese Nippon Steel per creare un conglomerato transpacifico della siderurgia capace di sfidare i giganti cinesi e indiani che dominano il mercato.

Us Steel-Nippon Steel, le novità dell’affare dopo l’arrivo di Trump

Nelle ultime settimane Trump ha ripreso in mano il dossier dell’offerta del colosso nipponico per rilevare la gloriosa azienda di Pittsburgh, Pennsylvania, protagonista dell’epopea dell’industrializzazione americana ma ora declinata assieme al cuore della manifattura a stelle e strisce concentrata nella Rust Belt.

In campagna elettorale Trump ha inseguito sul suo terreno il predecessore Joe Biden, che ha alzato un muro invalicabile alla trattativa respingendo la proposta di acquisto da 14,9 miliardi di dollari in nome della sicurezza economica nazionale e degli approvvigionamenti strategici della siderurgia al mercato interno. Il ritorno di The Donald al potere e la volontà di riportare investimenti strategici e operativi negli Stati Uniti hanno però portato a una revisione parziale di questa posizione.

Washington cerca sinergie col Giappone, alleato strategico e partner irrinunciabile, su molti dossier, dalla tecnologia alla difesa, e per Trump Tokyo è un partner a cui è doveroso evitare sgarbi. Al contempo, Trump intende mantenere i livelli occupazionali e incassare investimenti produttivi in territori decisivi per la sua affermazione politica. Negli ultimi mesi, come nota il New York Times, i contatti tra Nippon Steel e Washington sono stati intensi. Il Comitato sugli investimenti esteri negli Stati Uniti d’America (Committee on Foreign Investment in the United States, Cfius), l’organo inter-agenzia che scrutina le operazioni straniere in territorio americano, il 21 maggio ha revisionato l’offerta presentata a fine 2023 da Nippon Steel, proponendo ritocchi in direzione dell’interesse economico americano.

La nuova linea di Trump: dazi e investimenti di pari passo

Come nota il Nyt, “una soluzione proposta prevedeva l’acquisizione da parte del governo statunitense delle cosiddette “golden share” nell’ambito della transazione”. Queste azioni “garantiscono a un azionista di minoranza il potere di veto su decisioni aziendali significative”, come succede in Italia con le partecipate pubbliche controllate dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Nippon, in quest’ottica, ha alzato il tiro promettendo in caso di conclusione dell’affare 14 miliardi di dollari di investimenti in impianti e produzione negli Usa per coccolare le politiche dell’amministrazione poco prima che Trump annunciasse i dazi sull’acciaio in entrata.

Una mossa che mira tanto ad accelerare un accordo del genere quanto a mettere a terra una politica ben precisa: Trump segnala ai produttori siderurgici che c’è un modo per doppiare i dazi, ed è investire negli Usa. C’è una possibilità per andare d’accordo con Washington ed è accettare la crescita di fatturati e dividendi dei propri colossi economici grazie al mercato americano in cambio del calo del disavanzo commerciale degli States. Se l’accordo con Nippon Steel andrà in porto e sarà formalizzato, sarà un caso di studio sull’applicazione del combinato disposto tra leva daziaria e investimenti per stimolare un affare. Oltre che un esempio della rinnovata partnership Usa-Giappone, più forte di dazi e tariffe in un quadro economico globale dove affari e sicurezza si ibridano sempre più.

Le nuove partite tecnologiche, industriali e commerciali plasmano i rapporti tra potenze e anche le grandi multinazionali diventano, anno dopo anno, soggetti sempre più “geopolitici”. Queste interazioni sono oggetto del nostro studio e del nostro lavoro di approfondimento. Per consentirgli di rafforzarsi, abbonati e schierati fianco a fianco con InsideOver!