L’Europa si sta preparando al Trump 2.0 e alle possibili ritorsioni commerciali che un’amministrazione americana guidata dal Partito Repubblicano potrebbe mettere in campo in termini di politiche daziarie e tariffarie. Tra Stati Uniti e Unione Europea su diversi settori strategici, all’ombra dei proclami sull’unità transatlantica in campo valoriale, diplomatico, militare e geopolitico, da almeno un paio d’anni sta emergendo una strisciante competizione economica. L’amministrazione democratica di Joe Biden si è mosso a colpi di sussidi nei settori strategici come l’Inflation Reduction Act sulle tecnologie green e il Chips Act sui semiconduttori. L’Unione Europea pensa che un eventuale ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca incentiverà la competizione daziaria.
Due modalità per una stessa strategia: riaffermare la primazia americana nell’economia industriale manifatturiera e nelle catene del valore di frontiera in campo occidentale. Tutto questo al fine di governare in termini più funzionali all’interesse nazionale americano i processi di disaccoppiamento dai rivali dell’Occidente delle filiere più importanti per industria e innovazione del futuro. Per la nascitura commissione Von der Leyen-bis il ragionamento che si fa è chiaro: per l’Ue, sguarnita su molti fronti per affrontare la competizione Usa a colpi di investimenti, paradossalmente il ritorno di Trump alla Casa Bianca porrebbe l’opportunità di trovare una exit strategy alle manovre americane.
Come ricorda il Financial Times, un approccio che mostri aperture politiche e volontà di reagire alle offensive commerciali è visto dai funzionari di Bruxelles come la “risposta migliore alla promessa di Trump di imporre una tariffa minima del 10%, che secondo loro potrebbe ridurre le esportazioni dell’Ue di circa 150 miliardi di euro all’anno. Se Trump dovesse vincere le elezioni a novembre, i negoziatori hanno in programma di contattare il team prima del suo insediamento per discutere quali prodotti statunitensi potrebbero essere acquistati in maggiori quantità dall’Ue” in cambio di un dilazionamento delle tariffe più dure. Un accordo che richiama il “patto delle aragoste” simbolicamente siglato nel 2020, in cui l’Europa offrì a Trump uno sconto unilaterale sulle tariffe sulle aragoste importate dal Maine, Stato celebre per il mercato del pregiato crostaceo, come mossa di buona volontà contro una possibile guerra commerciale.
In quest’ottica va considerato anche il fatto che un Trump 2.0 metterebbe sul tavolo, fuori dalle rivalità commerciali, un rilancio della strategia incentivata anche da Biden per l’energy dominance, la conquista sistemica del mercato europeo degli idrocarburi tramite l’esportazione di gas naturale liquefatto. Un asset che l’Ue, nonostante molte divisioni, può acquistare. Ma ciononostante, nota il Ft, “se i colloqui per migliorare gli scambi commerciali fallissero e Trump applicasse tariffe più elevate, il dipartimento del commercio della Commissione europea sta stilando elenchi di importazioni su cui potrebbe applicare dazi pari o superiori al 50%” per disincentivare Washington da alzare l’asticella della contrapposizione.
Insomma, un piano che potrebbe anche portare a un accomodamento Usa-Ue più difficile da pensare nella gestione di investimenti strategici di natura critica che vedono Washington drenare, piuttosto che condividere, risorse. Per i quali l’Unione Europea aspetta il rapporto sulla competitività stilato da Mario Draghi che la Commissione prevede destinato ad arrivare entro metà settembre. Il punto di caduta di questa riflessione è legato al fatto che cercare ambizione sugli investimenti, impostare un’agenda commerciale dirigista e mettere dunque in discussione il privilegio esplicito alle regole del libero commercio appaiono agli antipodi dell’agenda della Commissione Ue nelle fasi non emergenziali del suo mandato. Saprà l’Ue tenere il punto? Trump o Kamala Harris che sia, dopo le presidenziali l’Europa si troverà di fronte un’America arrembante e corsara in campo economico. Ai Paesi Ue il compito di prenderne le misure, per non rassegnarsi allo status di satellite.