Come preannunciato già lo scorso 22 dicembre, per la stipula dell’accordo commerciale tra Israele, Grecia e Cipro per l’oleodotto EastMed mancava soltanto l’ufficialità, che è arrivata nella giornata di giovedì 2 gennaio. Nel vertice tenuto tra i massimi leader dei Paesi, Benjamin Netanyahu si è detto soddisfatto del progetto, sicuro che porterà vantaggi non soltanto ai Paesi firmatari del’accordo ma anche all’Unione europea.

Il progetto, che ha trovato l’opposizione della Turchia in quanto alternativa al canale anatolico, dovrebbe terminare nel 2025, dopo tre anni di lavori. Con la sua capacità di 10 miliardi di metri cubi di gas all’anno, verrebbe collegato direttamente al già esistente canale europeo, rifornendo così anche i Paesi della Ue.

Una sfida ad Ankara

Col progetto EastMed, Tel Aviv ha avviato una guerra commerciale con la Turchia di Recep Tayyip Erdogan, i cui interessi nel trasporto e nella vendita dei gas naturali verso l’Unione europea sono cresciuti negli ultimi anni. Tuttavia, date le recenti ostilità che si sono sviluppate tra Ankara e Bruxelles.

Nonostante le parole del premier greco Kyriakos Mitsotakys, che ha fatto sapere di non voler danneggiare alcun Paese, è chiaro come il guanto di sfida ad Ankara sia stato lanciato. Tuttavia, la realtà dei fatti evidenzia come, in questo scenario, la Turchia venga di fatto tagliata fuori dalla linea di trasporto, che passerebbe tra Cipro, Creta e Grecia, giungendo infine in Italia. Per dare inizio ai lavori allo stato attuale manca soltanto la firma di rettifica da parte di Roma, che dovrebbe però arrivare nei prossimi giorni.

L’Europa si libererà dalla dipendenza russa

Il mercato del gas dell’Europa in questo momento è legato soprattutto a quello della Russia, il più grande produttore del continente. Nonostante dopo l’ultimo accordo tra Russia e Ucraina riguardo alle linee di oleodotti la situazioni sembrava essere stabilizzata, l’intervento di nuovi agenti sul mercato potrebbe spingere comunque i Paesi dell’Unione a rivedere le proprie politiche di acquisto di gas naturale. Inoltre, questa dipendenza energetica non è vista di buon occhio dagli Stati Uniti, che si sono recentemente decisi a contrastare gasdotto North stream-2, ultimo progetto dell’ingegneria russa.

Se lo scenario turco aveva già in passato aperto alla possibilità di non dipendere più quasi totalmente da Mosca, la recente escalation di tensioni con Ankara aveva portato i Paesi europei a scartare lentamente l’ipotesi. In questo scenario, l’intervento israeliano nella guerra commerciale (sostenuto da Cipro e Grecia, non a caso storici avversari della Turchia) ha aperto invece una nuova strada che Bruxelles si è già detta disposta a sondare con favore. E soprattutto dopo le ultime prese di posizioni internazionali di Ankara (come nel caso dell’intervento armato in Libia) le possibilità che il filo che lega Anatolia ed Europa si spezzi sono altissime e passeranno anche in questo gioco di potere. La soluzione sarebbe inoltre particolarmente gradita a Washington.

Chi troppo vuole…

Soprattutto nell’ultimo anno, la Turchia ha cercato di imporsi come potenza egemone nel Mediterraneo, portando effettivamente a casa qualche risultato. Tuttavia, il tentativo di dominare il mare nostrum ha portato l’Europa a non vedere di buon occhi gli interessi economici di Ankara ed una ripercussione, qualora ce ne fossero state le basi, sui suoi programmi espansionistici era inevitabile; E con la proposta congiunta di Israele, Cipro e Grecia l’ipotesi è diventata realtà.

Il progetto, che costerà sei miliardi di dollari, è stato sostenuto soprattutto dalla parte indipendente dell’isola di Cipro, decisa più che mai a partecipare allo schiaffo ad Ankara, con la quale ha in sospeso la questione relativa a Cipro del Nord, attualmente ancora sotto la giurisdizione turca. L’alleanza con Atene, inoltre, ha fatto il resto, con Israele che ha trovato la strada spianata negli appoggi terrestri del suo progetto. Nonostante la Turchia sia intenzionata a proseguire la sua battaglia contro la realizzazione dell’EastMed, le possibilità che esso venga abortito sono assai remote: Erdogan ormai si è giocato la sua posizione di preferenza da parte dell’Europa nelle logiche internazionali.