A cadenza più o meno regolare la Germania è solita puntare il dito contro l’Italia. Il governo tedesco ha spesso attaccato il nostro Paese a causa dell’elevato debito pubblico accumulato, anche se nell’ultimo periodo Berlino ha messo sul tavolo nuove argomentazioni. Una di queste è il Mes, il Meccanismo europeo di stabilità che ha spaccato l’opinione pubblica italiana. Vari esponenti politici teutonici hanno fatto capire a più riprese che l’Italia non può tirarsi indietro, in parte a causa della parola ormai data a Bruxelles dal governo giallorosso e in parte perché una fumata nera avrebbe provocato un possibile cortocircuito nel sistema economico italiano. Insomma, Berlino è favorevole al Mes e non ha alcuna intenzione di veder svanire i vantaggi da esso derivanti a causa della riottosità di Roma.

L’ipotesi negoziale sui Btp

L’altro tema di scontro tra Germania e Italia riguarda i Btp, cioè i Buoni del tesoro Poliennali. In poche parole, secondo Berlino le banche italiane avrebbero “in pancia” troppi titoli di Stato rispetto agli altri Paesi dell’Unione Europea. Dal momento che nell’aria iniziava già ad aleggiare l’ipotesi negoziale sulla diversificazione transfrontaliera degli attivi bancari, il ministero dell’Economia italiana ha subito corretto alcuni titoli di giornale sulle dichiarazioni rilasciate da Roberto Gualtieri, ribadendo la sua contrarietà a ogni “ponderazione del rischio dei titoli di Stato nei bilanci delle banche”. Il ministro, semmai, si riferiva soltanto a “una base per una riflessione” e non certo a una “concreta proposta”. La spiegazione non ha convinto nessuno, anche perché, poco dopo la puntualizzazione del Mef, come fa notare il quotidiano La Verità, sul Sole 24 Ore è apparso un commento in cui si è parlava di “incentivi fiscali” per l’acquisto di titoli di Stato esteri da parte degli istituti bancari italiani. Questa è stata definita un’”apertura negoziale” in merito alla trattativa sull’unione bancaria.

Le richieste della Germania

Per capire meglio la situazione è doveroso fare un passo indietro. Un mese fa Olaf Scholz, ministro delle Finanze tedesco, ipotizzò la necessità di inserire all’interno del dibattito sull’unione bancaria la condizione della ponderazione del rischio dei titoli di Stato nei bilanci delle banche. Questa ponderazione avrebbe comportato il possibile e improvviso abbassamento del valore delle attività nei bilanci delle banche per scongiurare ipotetici rischi. Detto in altri termini, con una condizione del genere le banche italiane (in possesso di più o meno 400 miliardi di euro di titoli pubblici) sarebbero state costrette a “proporzionali assorbimenti di capitale”, con tutte le conseguenze negative del caso. Uno scenario del genere non avrebbe invece creato particolari problemi alle banche estere, visto e considerando che le banche francesi, spagnole e tedesche detengono titoli di Stato rispettivamente per 151, 180 e 163 miliardi di euro. A questo punto è lecito farsi una domanda: che senso ha aver rifiutato con forza la ponderazione del rischio dei titoli di Stato nei bilanci delle banche, ovvero la proposta di Scholz, per aver poi flirtato con una tecnica negoziale dagli effetti (nefasti per i nostri istituti bancari) simili alla stessa ponderazione? L’ipotesi negoziale di Gualtieri, alla fine, prevedrebbe comunque la riduzione dei Btp posseduti dalle banche.

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