Tra aprile e giugno in Europa, secondo il Guardian, sono state immatricolate ben 600mila vetture elettriche, dato che rappresenterebbe un record storico in un trimestre per il Vecchio Continente.
La testata britannica segnala che il dato è probabilmente legato all’ingresso sul mercato di molti modelli a più basso costo (un riferimento all’emersione delle auto elettriche made in China) e aggiunge che questo dato potrebbe invertire un 2024 ritenuto complesso e di stop per il mercato dei Battery Electric Vehicles (Bev).
“Secondo Matthias Schmidt, analista automobilistico con sede a Berlino, questo lancio record, che probabilmente verrà superato nel trimestre in corso, è avvenuto mentre sul mercato entrano veicoli elettrici a batteria più convenienti e le vendite nell’Europa meridionale hanno registrato un’accelerazione”, nota la testata britannica, mostrandosi positiva circa la possibilità di una nuova primavera dei veicoli a accumulazione dopo un biennio 2023-2024 estremamente complesso.
Se confermati, i dati del Guardian equivarrebbero a poco meno della metà del dato europeo del 2024, che ha segnato poco meno di 1,5 milioni di vetture immatricolate nell’Unione Europea, in calo del 6,1% sul 2023. Le statistiche Eurostat, aggiornate al 2024, devono ancora emergere per dati più recenti ma, secondo l’agenzia di studi dell’Unione Europea, parlavano di un contesto in cui “le quote più elevate di auto elettriche a batteria tra le nuove immatricolazioni sono state registrate in Danimarca (51,3%), Malta (37,7%) e Svezia (34,9%)”, mentre “al contrario, le quote più basse sono state registrate in Croazia (1,8%), Slovacchia (2,4%) e Polonia (3,0%)”.
L’Italia è più vicina a queste ultime che alla vetta della classifica. Roma, secondo il portale Motor1, ha mantenuto a luglio una quota in leggero aumento, dal 3,9% al 4,9% delle immatricolazioni mensili anno su anno, ma resta notevolmente indietro principalmente per i costi notevoli dei modelli disponibili e una strutturale fragilità dell’infrastruttura di ricarica.
L’Italia e le auto elettriche
Nel Paese, per fare un paragone, la Fiat Panda è l’auto tradizionale più venduta, con 7.860 immatricolazioni a luglio 2025, seguita dalla Dacia Sandero (4.371 unità) e dalla Duster della stessa casa (3.651). In testa tra le elettriche, invece, la Leapmotor T03 costruita su licenza da Stellantis su progetto cinese nello stabilimento polacco di Tychy, di cui sono state vendute 282 unità, una quota quantomeno ridotta a confronto dei veicoli tradizionali, inferiore di 25 volte al dato della Panda. La situazione potrebbe cambiare quando arriverà a conclusione l’investimento in quota Pnrr da oltre 740 milioni di euro per installare circa 20mila stazioni di ricarica nel Paese, in un contesto che vede la rete ben fornita sul piano urbano e sempre meglio strutturata sulle dorsali autostradali ma ancora deficitaria nel portare la capillarità fuori dalle aree a grande intensità di sviluppo economico.
4,3 milioni di Bev nel 2030, un obiettivo lontanissimo
A settembre il governo Meloni è pronto a mettere sul piatto 600 milioni di euro per favorire l’acquisto di 39mila unità di auto elettriche. Il Piano Nazionale Integrato Energia e Clima (Pniec) prevedeva nel 2024, secondo le stime del Ministero dell’Ambiente e della Transizione Energetica, 4,3 milioni di auto elettriche circolanti nel 2030. Ad oggi, l’obiettivo è centrato solo per poco più dell’8,5%, con 370mila veicoli immatricolati. “Nei prossimi anni il numero di vetture elettriche, anche in Italia, anche senza incentivi, crescerà significativamente, ma è inutile attendersi miracoli”, ha detto ad Avvenire l’economista Antonio Sileo, ricercatore della Fondazione Eni Enrico Mattei. Con la soglia del 2035 in cui la vendita di auto a combustione sarà sostanzialmente vietata dell’Ue, un dato che lascia poco rassicurati circa la tenuta del sistema-Italia a questa rivoluzione.
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