SOGNI DI DIVENTARE FOTOREPORTER?
FALLO CON NOI

L’affaire Fincantieri-Stx è destinato a colare a picco? Sembra esser questa la china presa dalla questione connessa all’acquisizione dei cantieri navali di Saint Nazaire ad opera del gruppo triestino che si trascina da anni in attesa dell’ok definitivo dell’Antitrust europeo. Dall’inizio del 2017 ad oggi si sono alternati due presidenti all’Eliseo (François Hollande ed Emmanuel Macron) e due premier in Italia (Paolo Gentiloni e Giuseppe Conte) senza che l’affare dell’acquisizione transalpina di Fincantieri arrivasse a uno sbocco definitivo per precise ragioni politiche.

Il progetto di vendita dei cantieri navali francesi Chantiers de l’Atlantique (ex Stx) al gruppo Fincantieri, bloccata da molti mesi, sta infatti per decadere: il 31 dicembre scade il rinvio, l’ennesimo, che Parigi ha messo sull’affare aspettando che le autorità di garanzia alla concorrenza nell’Ue arrivassero a una decisione piena e condivisa.

L’operazione sul campo è quella concordata da Emmanuel Macron e Paolo Gentiloni a inizio 2018, quando dopo lo stop brusco all’acquisizione totale dei cantieri di Saint Nazaire da parte di Fincantieri imposta l’estate precedente il neo-presidente francese portò a casa l’obiettivo di mantenere la possibilità di esporre il tricolore francese sopra un impianto tanto strategico, concedendo a Fincantieri la metà dell’azionariato e riservando al governo un’opzione speciale per decidere se e quando concedere l’1% decisivo per la maggioranza assoluta. In seguito, anche questo accordo è però via via andato incagliandosi. Dopo l’ok dell’Antitrust francese, infatti, è stato quello comunitario a tirare lungo e complicare la questione. E non pochi vedono la longa manus di Parigi dietro tutto ciò.

La Verità ha contattato Fincantieri dopo che la Commissione europea ha annunciato di non aver ricevuto dalle parti in causa, nel contesto di un processo già rinviato quattro volte a data da destinarsi, le informazioni necessarie per procedere a un’indagine approfondita sull’impatto della vendita sulla concorrenza nel settore della cantieristica navale europea. L’ex Stx, infatti, è un polo importante per il settore delle navi da crociera che dopo il Covid-19 dovrà necessariamente trovare un terreno di rilancio. E di fronte a quanto rivelato da Afp circa la posizione della Commissione, il gruppo guidato da Giuseppe Bono ha sostenuto di aver inviato tutto il materiale richiesto. E dopo quasi tre anni di trattative, semmai, ci stupirebbe il contrario.

In questo contesto emergono in tutta la loro chiarezza le dinamiche politiche che sottendono alla mossa europea e al continuo rilancio in avanti della questione. L’Italia non può permettersi, in ultima istanza, di fare alla rovescia quanto Parigi compie a occhi chiusi da diversi anni sul suolo della Penisola. Ovvero impostare la proiezione politica del proprio sistema capitalistico interno, sia industriale che finanziario, e coprirne acquisizioni e accrescimenti. Mentre la Spoon River degli acquisti francesi in Italia è lunga e spesso dolorosa per l’industria nazionale (da Telecom in giù), il massimo che può concedere Parigi è la costituzione di joint venture in cui alla Francia è consentito di tenere la direzione operativa dei nuovi gruppi. Vale ad esempio per Naviris, il consorzio militare Fincantieri-Naval Group la cui costituzione sarebbe dovuta andare di pari passo con l’affare Stx.

Dalla sua la Francia teme che Fincantieri possa estromettere le sue aziende dal settore crocieristico facendo leva sull’asse con la Cina. “A offrire vigore all’argomentazione d’oltralpe”, nota Formiche, “è stato l’avvio, a fine novembre, presso il porto di Shanghai, della costruzione della prima nave da crociera del Dragone, costruita da Sws (controllata del colosso Cssc) sulla base della licenza fornita da Cctd (joint venture tra Fincantieri e la stessa Cssc)”, ma c’è da dire che da anni il settore marittimo europeo è colonizzato da attori cinesi anche con maggiore forza e che, a ben guardare, la tesi della “minaccia asiatica” regge poco di fronte al fatto che la compagnia dopo il cui fallimento originariamente Fincantieri rilevò Saint Nazaire, Stx appunto, era coreana.

Abbiamo di fronte una questione, dunque, squisitamente politica e semplicemente identificabile: la Francia non vuole nulla che violi la sua natura di potenza espansiva nel teatro economico europeo. E soprattutto nei confronti dell’Italia ci tiene a ribadire la sua superiorità. In questo contesto, Parigi ricorda con saggezza di usare l’Europa come un mezzo, e la sua burocrazia come strumento, e mai come un fine. E l’Italia rischia, aspettando Godot, di fare l’ennesimo errore in buona fede e in ingenuità della sua storia nell’Unione: pensare che burocrazie e autorità comunitarie siano veramente neutrali e non seguano la legge del più forte. Fincantieri potrebbe dunque ben presto inserire nei “crediti deteriorati” Saint Nazaire a causa delle volute lungaggini nelle procedure Ue. E per molti europeisti “a priori” sarebbe una dura lezione.