La Cina deve concentrarsi sul benessere sociale. Lo afferma in un lungo articolo il Global Times, costola del Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista cinese. Fino a poche settimane fa Pechino sottolineava come la guerra dei dazi con gli Stati Uniti non scalfisse minimamente la propria economia; oggi la situazione sembra cambiata e le autorità hanno dovuto adattare la loro narrazione alla realtà dei fatti. Certo, la Cina non sta attraversando nessuna crisi e non ha senso lanciare allarmi di alcun tipo per la tenuta del Paese, ma la presenza di un simile pezzo su uno dei giornali più importanti del Paese sta a significare che la parte più povera della popolazione inizia a pagare le conseguenze della Trade War.

Gli effetti della guerra commerciale

La guerra commerciale si è espansa a macchia d’olio un po’ in tutti i settori economici in cui la Cina stava iniziando ad eccellere: dalla scienza alla tecnologia, dalla finanza agli smartphone solo per citare i più importanti. A causa della globalizzazione l’economia degli Stati Uniti era e rimane legata a doppia mandata con quella cinese; Trump ha provato a dare un taglio netto a questo filo rosso che collega Washington a Pechino. La volontà del governo americano di separarsi dalla Cina “avrà un impatto enorme sullo sviluppo della stessa Cina”, prosegue il Global Times.

Tra riforme e aperture

Quale? Il Dragone si aprirà ancora di più al commercio globale in nome del multilateralismo, parola chiave ripetuta da Xi Jinping anche durante l’ultimo G20. La Cina si muoverà oscillando tra riforme e aperture ma, affinché la strategia cinese risulti efficace, il Dragone deve prima concentrarsi sul suo sistema di assistenza sociale. Una volta fortificato quello, allora Pechino potrà sviluppare relazioni ancora più intense con vari partner del mondo e “iniettare vitalità” nel mercato interno.

Prendere il Giappone come esempio

A questo punto l’articolo paragona la situazione del Giappone di metà anni ’80 a quella della Cina odierna. All’epoca l’economia giapponese fu danneggiata dalla repressione statunitense ma Tokyo non crollò, resistette al “decennio perduto” e seppe ripartire. Tutto merito di un ottimo sistema di assistenza sociale che evitò disordini in seno alla società e, allo stesso tempo, consentì alle aziende locali di diventare leader mondiali nello sviluppo e nell’innovazione. Pechino intende, fatte le dovute differenze del caso, fare gli stessi passi del Giappone.

Puntare sul benessere sociale

Il Global Times fa notare come la Cina abbia migliorato la società, non solo dal punto di vista della sicurezza ma anche per quanto riguarda la formazione professionale degli individui, l’ambiente di vita e via dicendo. Il programma di riduzione della povertà ha funzionato e dato ottimi risultati. “Sollevare il più alto numero possibile di persone dalla povertà e assicurarsi di avere un minimo di sicurezza sociale – termina l’articolo del giornale cinese – potrebbe non essere importante come sviluppare prodotti high tech, eppure i primi due fattori determinano la longevità della forza economica di un Paese e la sua capacità di recupero di fronte a shock esterni”. È facile dunque capire che nei prossimi mesi la Cina punterà a sviluppare ulteriormente il benessere sociale.