Questa volta il compito della Commissione europea rasenta i limiti dell’impossibile. La missione di Ursula von der Leyen è tanto ostica quanto complessa. La tedesca, infatti, da un lato è chiamata a mediare sulle caratteristiche degli aiuti economici che Bruxelles dovrà mettere sul tavolo per aiutare i Paesi membri a mitigare la crisi provocata dal Covid-19 (leggi Recovery Fund). Dall’altro, Ursula ha il compito di evitare che le crepe apparse sulle stelle dorate della bandiera dell’Unione europea si trasformino in vere e proprie spaccature.

Già, perché ormai, in seno all’Europa, si sono creati due schieramenti che riflettono due opposte visioni della solidarietà evocata nel Vecchio Continente. Il primo fronte è quello formato dai rigoristi, cioè da quei governi che non hanno alcuna intenzione di concedere prestiti a fondo perduto. Austria, Olanda, Svezia e Danimarca: sono loro i cosiddetti Stati “frugali”, quelli con i conti in ordine, molto attenti alle questioni di bilancio.

L’altro fronte riguarda invece, sostanzialmente, i Paesi mediterranei (dall’Italia alla Grecia, passando per la Spagna), i quali hanno appoggiato la linea franco-tedesca. Scendendo ancora più nel dettaglio, possiamo riscontrare due fazioni all’interno del blocco appena citato: Francia e Germania, ovvero i due pilastri che vogliono imporre la loro piano economico all’Ue, e gli altri governi mediterranei, fra cui anche il nostro, che bene o male hanno scelto di adeguarsi al tandem Parigi-Berlino.

Mediare tra due blocchi

Ricapitolando: i “frugali”, i mediterranei e, in mezzo, come unione tra i due estremi, l’asse franco-tedesco, con Emmanuel Macron e Angela Merkel in cabina di regia. L’oggetto di contesa è il Recovery Fund, uno dei quattro strumenti – assieme a Mes, Sure e Bei – pensati per ridare ossigeno alle economie vessate dalla pandemia.

Come sottolinea l’Huffpost, nei prossimi giorni Ursula von der Leyen presenterà al Parlamento europeo una proposta molto simile al piano franco-tedesco. Le indiscrezioni parlano di un fondo temporaneo fino al termine del 2022 di quasi mille miliardi di euro, 500 dei quali sussidi a fondo perduto e il resto da restituire tra sette anni. Tale proposta, che rispecchierà la visione della Commissione, dovrà essere negoziata dai vari Stati presso il Consiglio Ue.

Abbiamo parlato dei governi rigoristi. Questi Paesi vedono i sussidi come fumo negli occhi e chiedono che le risorse vengano sì erogate, ma solo sotto forma di prestiti; il fondo, secondo loro, deve inoltre durare non più di due anni e non hanno alcuna intenzione di concedere aumenti dei contributi nazionali al budget europeo. Ovviamente, guai, poi, a parlare di mutualizzazione del debito.

Europa a pezzi

Se, come sembra, von der Leyen dovesse abbracciare la pista franco-tedesca, allora il Recovery fund dovrebbe fondarsi sul Green Deal, sul patto digitale e sulla ricostruzione post emergenza dei Paesi più colpiti dal Covid-19. È pur vero che molti degli Stati mediterranei e, più in generale, quelli in difficoltà con il bilancio, chiedevano più soldi. Ma tant’è: alla fine, questi governi, hanno ritenuto opportuno schierarsi al fianco di Macron e Merkel.

Attenzione però, perché ogni singola nazione presenta contraddizioni interne che potrebbero sfociare in tensioni da un momento all’altro. Prendiamo l’Austria: i Verdi austriaci, al governo con Sebastian Kurz, non disdegnano l’idea di Merkel-Macron, al contrario dell’alleato. Prendiamo adesso Danimarca e Svezia: entrambi, sulla carta, sono governi frugali ma è pur vero che sono guidati da socialisti. Da questo punto di vista l’Europa rischia davvero di implodere da un momento all’altro.

È un momento difficile
STIAMO INSIEME