L’ex premier britannico Tony Blair, profondamente impopolare in patria, è tornato al centro della politica mondiale. Veicolo del comeback è il Tony Blair Institute (Tbi) che ha sfornato piani avveniristici per la Gaza post-mattanza e che vede la governance pubblica passare per un ampio uso dell’algoritmo. O, per essere più precisi, passare attraverso l’unificazione di immense basi informative (sanitarie, fiscali, amministrative) che possano essere “consumabili” da complessi modelli di intelligenza artificiale per meglio controllare i cittadini.
A fare da carburante per l’impresa c’è il denaro di Larry Ellison, patron di Oracle e uomo più ricco del mondo: almeno 257 milioni di sterline tra donazioni e investimenti dal 2021, che hanno trasformato il Tbi in un colosso: oltre 900 dipendenti e presenza in almeno 45 Paesi. Blair non percepisce stipendio, ma l’istituto ha potuto reclutare ex McKinsey e manager di Big Tech; i compensi al vertice superano il milione di dollari.
Quella di Blair è, del resto, la stessa ricetta promossa dal suo alleato più potente: Ellison, pro-Israele di ferro, sponsor di lungo corso dell’Idf, a febbraio, al World Governments Summit di Dubai, ha invitato i governi a “unificare tutti i dati nazionali” per rendere più efficiente l’IA.
Il servizio sanitario nel mirino
Il piano programmatico è stato sfornato il 25 febbraio con il report dell’Fbi Governing in the Age of AI: Building Britain’s National Data Library, scritto con The Entrepreneurs Network: l’idea di una “biblioteca” capace di aprire, standardizzare e interconnettere i dataset pubblici britannici. Un’infrastruttura che nelle intenzioni mette insieme ricerca, innovazione e policy evidence-based, ma concentrando un potere di controllo senza precedenti.
Nel Regno Unito, la preda più succulenta è l’Nhs, ossia il servizio sanitario nazionale. Il governo Starmer ha varato il 10 Year Health Plan e il nuovo Health Data Research Service: un “portale d’accesso” ai dati dei pazienti, finanziato con centinaia di milioni di sterline, per attrarre ricerca e investimenti. Una scelta che ricalca molte raccomandazioni del Tbi e riaccende il dibattito sulle garanzie democratiche nella gestione di dati clinici su scala nazionale.
Qui affiora il nervo scoperto: chi beneficia davvero di questa accelerazione? Un’inchiesta del New Statesman, basata su documenti e testimonianze interne, descrive un Tbi del tutto allineato alla visione di Oracle: un’enorme piattaforma di lobbying che a cuore soprattutto gli interessi di un imprenditore sempre più vicino a Donald Trump.
La spinta alla centralizzazione dei dati sanitari si intreccia con altri dossier: Blair è da sempre entusiasta per un modello di ricostruzione digitale fondato su identità biometrica, IA e governance transnazionale. Per i sostenitori si tratta di una scelta che favorirà la prevenzione e la medicina di precisione. Per i critici, un gradino verso una “sorveglianza algoritmica” capace di profilare cittadini e gruppi sociali, con derive difficili da controllare quando le stesse architetture verranno esportate in Paesi dove la tutela della privacy è un optional.
Gaza come laboratorio
Sul piano geopolitico, la tentazione è trattare le aree di crisi, come la Striscia di Gaza, come un enorme laboratorio per nuove tecnologie di identificazione e tracciamento. Blair come un futuro amministratore coloniale della Palestina demilitarizzata e trasformata nella Riviera proposta da Trump. In questa visione, i cittadini sopravvissuti a un tentativo di pulizia etnica potrebbero diventare mere unità mobili di dati, come corridori su una app di jogging, piuttosto che membri di una comunità nazionale.
Blair e i suoi simili danno per scontato che questo paradigma sia sensato e auspicabile, e portatore di maggiore tracciabilità, con benefici per tutti. Ma chi sarà il portavoce dei poveri che non gradiscono forme oppressive di controllo, che usano apparentemente umanitari in meccanismi di esclusione? La Gaza Humanitarian Foundation, ente farlocco che avrebbe dovuto distribuire il cibo durante la strage ma che usava la fame come strumento di ricatto, è un ricordo recente.
L’asimmetria tra chi progetta gli algoritmi e chi li subisce può trasformarsi in architettura di controllo. A quel punto la domanda non è più solo “chi custodisce i custodi?”, ma “chi possiede i dati dei custodi?”.
Quella dell’alleanza Blair-Ellison è una promessa di efficienza: standardizzare e integrare al tempo in cui i servizi pubblici sono in sofferenza. Ma è anche un salto di fede nel potere redentore dell’AI applicata allo Stato. Per scongiurare che la tecnocrazia dei leader politici già sconfitti dalla Storia diventi un panopticon, e la sorveglianza algoritmi l’infrastruttura che proteggerà il colonialismo occidentale, serviranno Stati forti, e un’alternativa socialdemocratica che al momento non c’è.

