Il Giappone è diventato il primo detentore estero al mondo del debito pubblico degli Stati Uniti. I dati diffusi dal Tesoro Usa hanno evidenziato il sorpasso dei giapponesi sulla Cina, ferma al secondo posto e seguita, nelle prime posizioni, da Regno Unito, Brasile e Irlanda. Tokyo si è ripresa la vetta assicurandosi 1120 miliardi di dollari di obbligazioni statunitensi a fronte dei 1110 di Pechino, scavalcata per la prima volta dopo oltre due anni di solida leadership. Se detenere il debito pubblico di un paese straniero, all’occorrenza, può trasformarsi in un’arma economica e politica, allora questo rimescolamento di posizioni offre nuove considerazioni da affrontare.

Tokyo, Pechino e Washington

La prima considerazione riguarda la Cina, che per Washington paradossalmente ha sempre rappresentato un’ancora di salvataggio ma anche una minaccia. Pechino ha acquistato numerosi titoli sovrani americani, dando fiato e ossigeno all’economia della Casa Bianca, ma sugli Stati Uniti ha sempre aleggiato una minaccia: quella della possibile vendita cinese in massa dei suddetti titoli – magari come ripicca ai dazi Usa – al fine di far crollare il valore del dollaro. E qui arriviamo alla seconda considerazione: il Giappone sta riempiendo i vuoti lasciati dalla Cina e Tokyo avrà un peso sempre maggiore per garantire la stabilità del sistema economico statunitense. Detto in altre parole, terza considerazione, significa che il governo cinese ha smesso di investire yuan in titoli americani e che, al tempo stesso, ha anche venduto una parte di essi.

L’arma del debito pubblico

Il debito pubblico degli Stati Uniti ha sfondato il tetto dei 22 mila miliardi di dollari. La fetta più grande, circa il 70%, è posseduto da investitori domestici, tra cui spicca la Federal Reserve, cioè la Banca centrale degli Stati Uniti; il restante 30%, più o meno 6600 miliardi di dollari, è in mani straniere. Quasi un quarto del debito pubblico americano è quindi posseduto da paesi terzi, per lo più asiatici. Giappone e Cina ne detengono oltre 1000 miliardi a testa, mentre il Regno Unito si attesta a 341 miliardi; Taiwan possiede il 2,9%, Hong Kong il 3% mentre Corea del Sud, Singapore e India rispettivamente 1,8%, 2,1% e 2,5%. Il debito estero, per definizione, è una quota del debito complessivo che un certo paese contrae nei confronti di investitori, siano essi pubblici o privati. Questo significa, senza tecnicismi, che il sistema americano regge grazie ai soldi dei suoi creditori, fra i quali spicca il nemico cinese.

La possibile strategia del Giappone

Con la ritirata della Cina, il Giappone diventa un attore cruciale all’interno della strategia degli Stati Uniti. Eppure, negli ultimi mesi, i rapporti tra Tokyo e Washington non sono stati del tutto idilliaci, complici alcune dichiarazioni al vetriolo di Trump e una guerra commerciale in corso tra il governo nipponico e la Corea del Sud. Di sicuro il Giappone di Abe Shinzo vuole uscire dal guscio di isolazionismo per tornare a contare in campo internazionale, e detenere il più alto numero di debito americano potrebbe essere il primo passo di un percorso lungo ma potenzialmente glorioso. Tenere il cappio sul collo di Washington non è da tutti. Fra i due litiganti, Cina e Stati Uniti, a godere potrebbe essere a sorpresa il Giappone.