Zhu Min, ex vice governatore della Banca Popolare Cinese, ha recentemente espresso preoccupazioni riguardo alle proposte del presidente eletto Donald Trump di imporre dazi del 60% sui beni cinesi. In un’intervista con Bloomberg TV, Zhu ha dichiarato che, se tali tariffe venissero implementate, la Cina potrebbe reagire portando il caso all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC). Ha inoltre sottolineato che le tariffe influenzerebbero il tasso di cambio del renminbi e potrebbero ridurre gli acquisti cinesi di titoli del Tesoro statunitensi.
Negli ultimi decenni, la Cina ha sviluppato una strategia economica complessa, che combina una crescita economica interna con un approccio mirato all’acquisizione di asset strategici all’estero, tra cui i titoli di Stato americani. Questa politica, che ha permesso a Pechino di accumulare una significativa influenza finanziaria a livello globale, si sta ora trovando sotto pressione in un contesto di crescente tensione economica e politica con gli Stati Uniti, soprattutto alla luce delle recenti minacce di Donald Trump di aumentare i dazi al 60% sui beni cinesi.
Per capire meglio quale potrebbe essere la strategia della Cina vediamo in che cosa consiste l’acquisto da parte della Cina dei titoli di stato americani. La Cina è uno dei maggiori detentori di titoli del debito pubblico statunitense. Attualmente, Pechino possiede circa 775 miliardi di dollari in Treasury bonds americani, posizionandosi subito dopo il Giappone come il secondo maggiore creditore estero degli Stati Uniti. Questa strategia di acquisto massiccio di titoli di Stato non è casuale, ma è parte di una politica economica che permette alla Cina di ottenere diverse leve di potere nei confronti di Washington.
Ma perché la Cina compra così tanti titoli del Tesoro USA? Il meccanismo è relativamente semplice: la Cina ottiene dollari americani attraverso le sue esportazioni massicce verso gli Stati Uniti. Invece di lasciare questi dollari inutilizzati, Pechino li reinveste in titoli di Stato americani, che vengono considerati tra gli strumenti finanziari più sicuri al mondo. Questo investimento offre alla Cina un duplice vantaggio:
1. Rendimento sicuro e stabilità: i Treasury bonds sono un modo relativamente sicuro per investire le sue riserve in dollari senza rischiare fluttuazioni valutarie estreme.
2. Influenza politica ed economica: Detenere una grande quantità di debito americano conferisce alla Cina un certo potere negoziale. Se Pechino decidesse di vendere in massa questi titoli, potrebbe creare instabilità nei mercati finanziari statunitensi, influenzando i tassi di interesse.
La minaccia di una guerra commerciale: possibili contromisure cinesi
Con l’elezione di Donald Trump e la sua politica aggressiva sui dazi, la Cina si trova di fronte a nuove sfide. Secondo Zhu Min, ex vice governatore della Banca Popolare Cinese, se Trump dovesse imporre dazi al 60% sui beni cinesi, Pechino potrebbe ridurre gli acquisti di titoli di Stato americani. Questo potrebbe avere un impatto significativo sul finanziamento del debito pubblico degli Stati Uniti, costringendo Washington a cercare nuovi acquirenti o ad aumentare i tassi di interesse per attirare capitali. La logica dietro questa possibile mossa è chiara: se la Cina dovesse esportare meno beni verso gli Stati Uniti a causa dei dazi, avrebbe meno dollari da investire in Treasury bonds. In sostanza, meno esportazioni significano meno entrate in dollari, che sono la principale fonte utilizzata da Pechino per acquistare titoli del Tesoro.
Gli obiettivi di Pechino a medio e lungo termine
Nonostante la minaccia di una guerra commerciale, la Cina sta cercando di ridurre progressivamente la sua dipendenza dalle esportazioni, concentrandosi invece sulla crescita della domanda interna. Secondo Zhu Min, le esportazioni cinesi sono cresciute significativamente negli ultimi anni, passando da 2,5 trilioni di dollari nel 2019 a quasi 4 trilioni di dollari nel 2023. Tuttavia, Pechino sta lavorando per diversificare la sua economia e promuovere la crescita interna.
Gli obiettivi immediati della Cina includono:
1. Stabilizzare il mercato immobiliare: un settore chiave per l’economia cinese, che ha affrontato diverse crisi negli ultimi anni.
2. Ridurre il debito pubblico locale: olte province cinesi sono fortemente indebitate e Pechino sta cercando di mitigare questo rischio.
3. Aumentare la fiducia dei consumatori: stimolare la spesa interna per compensare la possibile riduzione delle esportazioni.
Tuttavia, come sottolinea Zhu Min, queste riforme richiederanno tempo. In un’economia in cui il fattore tempo è cruciale, un rallentamento potrebbe avere conseguenze disastrose se non accompagnato da un adeguato supporto politico ed economico.
La strategia della Cina di accumulare titoli del debito americano ha finora offerto a Pechino un’importante leva economica e politica. Tuttavia, le minacce di un inasprimento dei dazi da parte degli Stati Uniti potrebbero costringere la Cina a rivedere questa politica. Se Pechino decidesse di ridurre i suoi acquisti di Treasury bonds, gli effetti sul mercato finanziario globale potrebbero essere significativi, influenzando non solo l’economia americana, ma anche la stabilità dei mercati internazionali.
Nel breve termine, la Cina cercherà di mantenere un delicato equilibrio tra la promozione della domanda interna e la protezione delle sue esportazioni. Ma se la guerra commerciale dovesse intensificarsi, ci troveremmo di fronte a una nuova fase di scontro economico tra le due maggiori economie mondiali, con conseguenze imprevedibili per il sistema finanziario globale.