Terroristi e criptovalute, la Banca d’Italia indaga

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La Banca d’Italia accende un faro attivo sul contrasto al finanziamento al terrorismo, tramite fonti tradizionali e nuovi asset come le criptovalute, e sulla possibile sinergia tra criminalità organizzata e gruppi radicali nella minaccia alla sicurezza nazionale. Questo uno dei contenuti più salienti dell’ultimo rapporto dell’Unità di Informazione Finanziaria (Uif) di Via Nazionale, l’organismo di intelligence finanziaria con cui la Banca d’Italia valuta le possibili minacce dirette al sistema-Paese tramite i canali su cui si muovono i flussi di denaro e scrutina le operazioni potenzialmente anomale.



Relazionando sull’attività svolta nel 2023, la Uif ha ha monitorato un trend a due facce riguardo le manovre per presunte attività di finanziamento al terrorismo. Da un lato, le 297 segnalazioni mostrano un calo del 13,2% nei confronti del dato del 2022. Le segnalazioni sono oltre il 60% in meno del 2019, anche per la grande attività di monitoraggio su money transfer e conti correnti sospetti che la Uif ha promosso, durante e dopo la pandemia di Covid-19, assieme alla Guardia di Finanza. Al contempo, però, l’attacco terroristico di Hamas in Israele del 7 ottobre ha ridato vitalità ai movimenti radicali e, ricorda la Uif nella sua relazione, due mesi e mezzo fino al 31 dicembre 2023 sono bastati ad accumulare un terzo delle sospette segnalazioni dello scorso anno. C’è, dunque, da attendersi un trend crescente nel 2024.

Interessante anche il tema della crescente attività rilevata dalla Uif sull’uso di criptovalute: sul fronte del finanziamento al terrorismo “un numero crescente di casi ha riguardato l’utilizzo di piattaforme attive nell’intermediazione in crypto-assets per effettuare transazioni verso wallets incardinati presso exchangers presenti in liste internazionali di soggetti sanzionati”, con una probabile direzione verso i gruppi radicali.

La Uif sembra confermare, analogamente alle rilevazioni di molti apparati con cui collabora nella a Counter Terrorist Financing Task Force internazionale, quello che pochi analisti in tempi non sospetti avevano già sottolineato, ovvero l’uso del criptoverso per canalizzare finanziamenti verso gruppi jihadisti come Hamas. Si segnala in Italia l’attività di studio sul tema che, già a caldo, aveva con attenzione fatto sul caso Hamas-cripto l’analista specializzata Elham Makdoum del Centro Studio Machiavelli.

E anche l’intelligence di Via Nazionale sottolinea che “tra le richieste inviate dalla UIF in materia di finanziamento del terrorismo una è stata diretta a accertare il citato possibile utilizzo di piattaforme attive nel trading di valute virtuali e il loro abuso per finalità connesse al sovvenzionamento di attività terroristiche”. Il caso non è, dunque, solo di studio. E l’intelligence finanziaria rappresenta una branca strategica della supervisione dell’interesse nazionale: la relazione Uif, letta assieme a quella del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (Dis) che coordina le agenzie d’intelligence e a quella dell’Agenzia sulla Cybersicurezza Nazionale mostra un perimetro preciso delle minacce alla sicurezza nazionale e delle prospettive di tutela del Paese. La sempre più doverosa necessità di costruire una vera e propria “intelligence collettiva” tra pubblico e privato, Stato e attori economici, deve partire dall’unione dei puntini che connettono le diverse branche dello Stato che fanno questo tipo valutazioni. Ne va della tutela della sicurezza e della prosperità dell’Italia.