Lo scandalo giudiziario che sta mettendo a soqquadro Milano rivelando quelli che sembrerebbero essere elementi problematici del rapporto tra costruttori, amministrazione pubblica e stakeholder del real estate, avente al centro il titolare di Coima Manfredi Catella e l’Assessore alla Rigenerazione Urbana Giancarlo Tancredi, è solo l’ultimo di una serie di sismi che stanno negli ultimi mesi terremotando il capoluogo ambrosiano. Milano vede crisi sistemiche emergere, poteri radicati essere messi in discussione e nuovi entranti mirare a giocare un ruolo cruciale nell’architettura di potere dalla città.
Milano, la crisi di un sistema
Ora più che mai, occorre unire i puntini e analizzare come, ad oggi, nel sistema-Milano la riconfigurazione sia in atto da tempo.
Dieci anni dopo Expo, il paradigma del combinato disposto tra l’aumento del valore delle aree della città sulla scia del dinamismo economico e della supplenza dei big dell’immobiliare alla progettazione pubblica non sembra reggere più. E soprattutto la città sembra essere attraversata da un doppio movimento: da un lato, la pulsione di chi mira a scalarne le roccaforti, a conquistare posizioni per conseguire vantaggi posizionali e strategici dall’ingresso nei circuiti economico-finanziari. Dall’altro, c’è il dinamismo di chi coglie la natura di vetrina mondiale della città e ne vuole fare un perno per proiettarsi su scala internazionale.
In sostanza, potremmo dire che a sommi capi la faglia è tra chi guarda a dove si potranno costruire i nuovi grattacieli e sviluppare le nuove aree della città e chi mira invece a capire come questo sviluppo possa creare valore sul medio-lungo periodo. In parallelo, attori esterni consci di questo dinamismo mirano a inserirsi nel grande gioco dell’economia e del potere della città.
Non si può, ad esempio, non leggere in parallelo lo scandalo dei costruttori con quello del caso Equalize che vede come principale indagato Enrico Pazzali, socio principale della società d’investigazione iscritto nel registro degli indagati perché sospettato di aver ordinato presunte operazioni di spionaggio indebite. Se Catella è il grande costruttore che mette a terra buona parte dei grandi progetti di sviluppo urbano della città, non da ultimo il cruciale Villaggio Olimpico, Pazzali è il presidente della Fondazione Fiera che ha, con indubbia abilità manageriale, portato al centro dell’eventistica e di molti progetti futuri per la città.
Un sistema in ridefinizione
Lo scandalo dei costruttori crea grane sul sistema di potere che fa riferimento al comune, a Palazzo Marino e al sindaco dem Giuseppe Sala. Equalize chiama invece a rapporto le profonde relazioni politiche tra Pazzali e il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, legatissimo all’indagato. Le due cuspidi del potere milanese hanno mine potenziali ai loro piedi e questo ne chiama in causa potenzialmente l’indebolimento politico, il calo di lucidità nella lettura delle dinamiche milanesi, la necessità di essere, pur nel rispetto del principio garantista, come la moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto.
L’immagine di un modello di convergenza pubblico-privato che ha ormai il fiato corto si va componendo tassello dopo tassello e nel contesto della trasformazione della città questo rischia di non far leggere in forma sistemica tutte le ridefinizioni di poteri e alleanze che stanno venendo poste in essere. Nel mondo economico-finanziario, ad esempio, il 2024-2025 è stato connotato da grandi dinamiche di sviluppo.
C’è chi vuole entrare a Milano per partecipare alla rete d’influenza e sviluppo della città. L’offerta di Monte dei Paschi di Siena per Mediobanca, benedetta dal costruttore romano Francesco Gaetano Caltagirone e dalla finanziaria della famiglia Del Vecchio di Luxottica (Delfin), mira come obiettivo di fondo alla scalata di Generali ma guarda anche alla possibilità di avere un solido piede a terra ambrosiano. E non va sottovalutato il fatto che a entrare in grande stile nella città nel 2024 sia stato, con l’acquisto del fondo attivo nell’immobiliare Prelios, Andrea Pignataro, titolare di Ion, finanziaria fondata nel Regno Unito che vanta partecipazioni nella stessa Mps e in illimity, la banca fondata da Corrado Passera (Ministro dello Sviluppo Economico del governo Monti) e oggetto della scalata di Ifis. Un costruttore che scala la finanza (Caltagirone) e un finanziere che entra nel real estate (Pignataro) potrebbero essere homini novi in futuro nella città.
I poteri che decollano usando Milano come base
Nel sistema finanziario, poi, c’è il grande nodo Unicredit, banca che usa la leva milanese per ergersi ad attore di rango europeo con ambizioni di espansione che partono proprio dalla volontà di conquistare il fortino di Banco Bpm, istituto milanese purosangue, per espandersi di taglia e ambizioni. La sfida per questo dossier sarà paradigmatica di due concezioni della città: base per sviluppi futuri del mercato italiano ed europeo degli attori che la operano o rete in cui mantenere equilibri di sistema in ambito economico, politico, sociale? Andrea Orcel, Ceo di Unicredit, è la figura più attiva in un sistema che vede, sul fronte del potere economico-finanziario, ancora solide molte centrali come le fondazioni (a partire da Cariplo) e organi come la Confcommercio.
L’idea di una Milano che sappia essere trampolino per ambizioni più grandi è dominante anche in altri sistemi come quello dell’innovazione e dell’università. Tra i poteri che resistono e si consolidano, e che devono essere considerati fari da cui ripartire, gli atenei di punta di Milano: il Politecnico e la Bocconi, che riescono a consolidare nella città l’attrattività di capitale umano di prima fascia, a essere vetrina per la formazione e l’accademia nel sistema-Paese, a garantire il connubio tra accademia, sistema produttivo e reti relazionali che contribuisce a plasmare una vera classe dirigente.
Insomma, a Milano c’è molto in ridefinizione, molto in discussione ma anche molto di solido su cui poter costruire un’idea di città che parta dai fondamentali: una compenetrazione costante tra inclusività, sviluppo e interesse pubblico. Nel quadro di una città che si riposiziona, c’è vita oltre la rigenerazione urbana e i colossali investimenti che la seguono. E forse c’è spazio perché Milano torni a essere città prima ancora che centro direzionale.
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