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Tavares (Stellantis) deve difendersi, Brembo fa shopping in Svezia: i due volti dell’auto italiana

Carlos Tavares, Ceo di Stellantis, sulla difensiva nella sua audizione al Parlamento italiano, Brembo all'offensiva.

Carlos Tavares, Ceo di Stellantis, sulla difensiva nella sua audizione al Parlamento italiano, Brembo all’offensiva dopo l’uscita dal capitale di Pirelli. La settimana appena conclusa ha segnato il doppio volto della filiera auto italiana, con l’amministratore delegato della multinazionale nata dalla fusione di Fca e Psa che di fronte a deputati e senatori ammette le difficoltà del gruppo e il dinamico gruppo di Stezzano che si rilancia comprando per 370 milioni la svedese Ohlins Racing.

Salta l’aggregazione sul fronte freni-pneumatici che avrebbe consolidato il duo Brembo-Pirelli ma nasce un polo che vedrà l’azienda bergamasca rafforzarsi acquisendo, con la maggiore operazione della sua storia, un gruppo attivo nella costruzione di un altro componente strategico per i settori auto e moto, le sospensioni, rafforzando su un altro fronte le economie di scala.



Insomma, l’auto italiana tentenna sul fronte della manifattura di veicoli finiti, come il leader di Azione ha ricordato a Tavares, Ceo del gruppo che ha come primi azionisti Exor e la famiglia Agnelli-Elkann e ora annaspa ben lontano dall’obiettivo di produrre un milione di veicoli, sotto il peso di una difficile transizione elettrica. Ma la filiera è forte e resistente sulla catena del valore. E mentre Tavares veniva cannoneggiato sulle promesse non mantenute da Carlo Calenda, leader di Azione, durante la sua audizione Brembo cresceva.

In quest’ottica la multinazionale tascabile bergamasca compie un risultato importante che dimostra la capacità del nostro tessuto industriale di competere all’estero e manda un messaggio su quattro punti: il consolidamento operativo si manifesta tramite la ricerca di posizionamento in settori ad alto valore aggiunto, la spinta all’innovazione, l’internazionalizzazione e la congiunzione tra finanza e industria.



Sui primi tre punti ha spiegato bene lo scenario IndustriaItaliana.it, testata di riferimento del mondo produttivo nazionale, ricordando il peso dell’azienda acquistata dal gruppo di Alberto Bombassei e dell’ad Matteo Tiraboschi: “Grazie a decenni di esperienza e ingegneria avanzata, Öhlins Racing offre un’ampia gamma di prodotti, tra cui ammortizzatori, forcelle, software e algoritmi e accessori per i segmenti di primo equipaggiamento e aftermarket”. Sulla scia di una “forte tradizione nel mondo racing, con un’ampia presenza nei principali campionati motorsport, fornendo, tra gli altri, team in MotoGP, Formula 1, World Superbike, Nascar”, le previsioni economiche ricordano che “Öhlins Racing chiuderà il 2024 con un fatturato pari a circa 144 milioni di dollari, con un margine Ebitda  rettificato previsto compreso tra il 21% e 22%“.

Sul quarto e ultimo punto, è bene sottolineare che contabilmente l’operazione sarà in larga parte finanziata dall’uscita di Brembo da Pirelli, che ha garantito un incasso di 280 milioni di euro e la spesa ammortizzata dalla plusvalenza netta da 70 milioni di euro realizzata dal gruppo di Stezzano. Operazioni di questo tipo mandano un duplice messaggio ai capifiliera come Tavares: da un lato, spingono a ricordare le eccellenze delle tecnologie meccaniche italiane e le prospettive che una loro valorizzazione garantirebbero, ma anche il fatto che questo settore non è Stellantis-dipendente; dall’altro, e può sembrare un paradosso, rafforzano il messaggio circa il fatto che i destini industriali dell’Italia siano altri rispetto al progetto di continuare a essere Paese produttore di vetture. E per il sistema-Paese questo deve aiutare, in prospettiva, a superare la “vedovanza” dall’ex-Fiat, in un contesto che vede John Elkann rilanciarsi come investitore del digitale e del tech più che come imprenditore automobilistico.

L’auto italiana saranno sempre di più le Brembo, le Pirelli, le altre aziende della componentistica e la filiera negli anni a venire, integrate a mercati di sbocco come quello tedesco, quello francese e quello spagnolo, e sempre meno le fabbriche di Stellantis. Non necessariamente, guardando ai differenziali di dinamismo tra i due settori, questa notizia sarà negativa.

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