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La Federal Reserve americana ha deciso per il taglio dei tassi d’interesse. La Banca centrale americana ha deciso, per la prima volta da dicembre 2024, una riduzione del costo del denaro, fissando tra il 4 e il 4,25%, come si attendevano i mercati, il tasso di riferimento con una sforbiciata di 25 punti.

I tagli attesi della Federal Reserve

La manovra decretata dal board presieduto da Jerome Powell concretizza molte aspettative: da un lato, in particolar modo, inizia ad attuare le pressioni politiche dell’amministrazione di Donald Trump, che da tempo chiedeva questa mossa alla Federal Reserve. Dall’altro, prende consapevolezza delle problematiche vissute dall’economia americana, in un contesto in cui il problema dell’inflazione è oggi visto come secondario rispetto a quello del mercato del lavoro.

Il dato, emerso anche alla riunione agostana a Jackson Hole, è stato annunciato come il primo di una serie di tagli. “Le proiezioni economiche pubblicate insieme alla decisione della Fed hanno mostrato che la maggior parte dei principali dirigenti della banca centrale prevede almeno altre due riduzioni di un quarto di punto entro la fine dell’anno, segnando un cambiamento di rotta rispetto all’ultima serie di previsioni di giugno”, nota il Financial Times.

Trump da tempo chiedeva questa mossa per ridurre il costo del debito americano, favorire il ciclo del denaro nell’impresa e nel mercato privato e riaffermare il principio della fiscal dominance, il condizionamento della politica monetaria da parte della politica fiscale. The Donald spera che le entrate dei dazi e il minor costo del denaro della Fed compensino la messa in moto della macchina della spesa fiscale, che ha accelerato con lo One Big Beautiful Bill Act, e contribuiscano a rafforzare il sistema Usa.

Un mercato del lavoro debole

Trump può sulla carta avocare a sé il fatto che la Fed abbia deciso i tagli dopo aver per settimane subito le pressioni della Casa Bianca, con tanto di tentativo di licenziamento della componente del board Lisa Cook per un affare legato a presunte anomalie sulla richiesta di prestiti, e dunque come una manifestazione della presa del suo capitalismo nazionalista.

Al contempo, ci sono vere ragioni pragmatiche che hanno motivato la Federal Reserve. Ad oggi, l’inflazione ancora presente negli Usa, cresciuta dal 2,7% al 2,9% da luglio ad agosto, è ritenuta dalla Federal Reserve meno impellente e meno aggredibile con mezzi monetari rispetto alla problematica del debole mercato del lavoro di cui abbiamo parlato, con giugno che con un calo di 13mila posti di lavoro ha visto gli Usa subire il primo segno meno mensile dallo scoppio del Covid-19 nel 2020.

La Fed ha nel suo mandato tanto il governo dell’inflazione quanto la stabilità del mercato del lavoro e Powell e i suoi vedono un volano possibile nel calo dei tassi d’interesse per la ripresa dell’occupazione. Ma alcuni rischi sono da calcolare.

Borse ai massimi, mercato incerto

Bisognerà in primo luogo valutare la reazione dei mercati a questo taglio e alle prospettive future. Sul primo fronte, le borse viaggiano ai massimi: la speranza degli investitori, cioè che un calo dei tassi possa avvicinare una fase di nuova facilità d’investimento, buyback azionari e costi contenuti, non è da escludere. Resta, chiaramente, il nodo dell’inflazione ancora persistente e in crescita per effetto di dazi e tensioni commerciali. Nella Fed spicca poi la voce contraria di Stephen Miran, consigliere di Trump e membro del board, che spingeva per un taglio maggiore, di 50 punti, cavalcando le proposte politiche del presidente.

La Fed deve restare in equilibrio tra governo dei suoi due mandati e gestione delle pressioni politiche. Molto dipenderà da come delle Borse sovracapitalizzate reagiranno al sentiero discendente della Fed: corso ordinario o spinta avida a una nuova euforia finanziaria?

“Se il mercato considerasse l’ampia gamma di opinioni della Fed non come un sano disaccordo, ma come una perdita di fiducia, sarebbe una vera e propria catastrofe. Offuscare questi confini è come far uscire il genio dell’inflazione dalla lampada: una volta che accade, può essere impossibile tornare indietro senza gravi conseguenze”, nota Zero Hedge paventando il rischio di una nuova accelerazione finanziaria a scapito dell’economia reale. Anche di questo dovrà tener conto Powell nei prossimi mesi per capire se questi tagli sono destinati a essere estemporanei o strutturali.

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